Cultura e libere forme associative: il candidato sindaco del centrosinistra Virginio Merola propone di eliminare i bandi e la distribuzione dei finanziamenti a pioggia, per passare a “una assunzione di responsabilità del sindaco e dei suoi assessori”. Dalla gara alla scelta politica della giunta, quindi. Ne parliamo con Alberto Ronchi, ex assessore regionale alla cultura, fondatore dell’associazione Bologna città d’Europa, che sostiene la candidatura di Virginio Merola.

No ai bandi, si alla scelta politica. Come valuta questa proposta?

“A nome di Bologna città d’Europa posso dire che è giusto che le pubbliche amministrazioni si assumano la responsabilità di una scelta. Sono necessari indirizzi precisi di sviluppo culturale. Valuterà la giunta, ma noi per esempio parliamo di una vocazione della città al contemporaneo”.

Deve essere il consiglio comunale, la giunta o l’assessore alal cultura a operare la scelta su chi e cosa finanziare?

“Il consiglio comunale è chiamato a discutere la progettazione generale, la giunta è quella che dà gli indirizzi, all’assessore alla cultura e il suo staff spetta la scelta effettiva su chi e cosa finanziare”.

Una scelta politica quindi?

“Il fatto è che la distribuzione a pioggia non fa emergere nulla, le attività più rilevanti rischiano di essere polverizzate. A volte il bando è un sistema che camuffa una scelta, si fa finta che esista un’obiettività. La politica è fondamentale per lo sviluppo culturale, deve avere obiettivi chiari e progetti chiari”.

Quale possibilità di controllo rimarrà sulle scelte politiche?

“I cittadini con il loro voto possono approvare o disapprovare le scelte”.

Quindi sarebbe necessario già in campagna elettorale entrare nel merito delle “direzioni” da dare?

“Per quello che riguarda il candidato che io sostengo, Merola, uno degli aspetti più inediti della sua campagna elettorale è la centralità della cultura, ha colto anche alcune questioni cruciali del programma di Bologna città d’Europa”.

Lei come intende lo sviluppo culturale? Le realtà più piccole non hanno comunque una loro ragione di esistere, anche per il loro ruolo sociale? Il nuovo sistema le salvaguarderà?

“Esiste una gradualità, ma non bisogna confondere le realtà più piccole con quelle che hanno già conseguito risultati”.

Bologna città d’Europa è vicina a Virginio Merola, e in questa stessa associazione operano imprenditori culturali. Cosa risponde a chi parla di conflitto di interesse?

“No, mi sembra esagerato e in ogni caso no: le libere associazioni sono libere associazioni. Non si tratta di operare nelle secrete stanze, ma di fare un progetto esplicito rispetto alla città, ci sono pluralità di approcci, poi la scelta spetta a chi amministra”.

Facciamo un’ipotesi fantascientifica. Tra cinque anni, scomparsi i bandi e relegato tutto alla scelta politica, l’assessore alla cultura decide di destinare i finanziamenti a una cultura in stile X Factor. Del resto è capitato questo capodanno, che la commissaria per il capodanno abbia fatto salire sul palco la tv. Supponiamo che al prossimo mandato elettorale le scelte politiche cambino d’un tratto direzione. Affidandosi alla politica non ci si espone anche a questi rischi?

“Al di là di x factor, è chiaro che sta dilagando l’approccio legato all’idea che attraverso la proposta culturale dell’amministrazione si debba avere un risultato in termini di pubblico, quindi l’uso di scimmiottare la tv è diffuso. Secondo me però fare X Factor non è fare politica culturale, ci vuole allora un confronto democratico su cosa sia la politica culturale”.

Una battuta sull’ipotesi di trasformare la Cineteca in fondazione.

“Il progetto è interessante, dipende tutto da come viene costruita la cosa: la fondazione ha senso se si ragiona in termini di riorganizzazione complessiva del sistema regionale, tenere la Regione fuori non ha senso. E comunque di fronte alla scarsità di risorse bisogna costruire un sistema che faccia massa critica”.

Le risulta che il passaggio possa avvenire prima delle elezioni e in tal caso lei sarebbe d’accordo?

“Credo che sarebbe opportuno aspettare la nomina del nuovo sindaco, non è molto positivo che chi arriva trovi scelte già fatte, l’avevo detto anche riguardo alla nomina del sovrintendente del Teatro Comunale. Ad ogni modo chi dovrà operare nel settore dovrà anche occuparsi della faccenda in tempi brevi”.