Cerco un po’ d’Indonesia in giardino tra un oleandro e un baobab. Lo statunitense Arrington de Dionyso che stasera suona allo Spazio Meme di Carpi di via Giordano Bruno alle ore 19 (non è un errore di stampa, la performance è alle 19) è il primo appuntamento dei Fab Four dove si possono buttare a mare tante certezze musicali, o presunte tali. Intanto l’idea di strofa, di ritornello, di ponte. Poi l’idea che la musica sia qualcosa di infinitamente ripetuto, smossa da piccole variazioni di arrangiamento. Arrington de Dionyso si esprime attraverso una lingua indonesiana da autodidatta, suoni gutturali, versacci, stridori di corde, svisate di clarinetto basso. Cercatevi il brano Mani Malakait in rete e capirete di cosa sto parlando. Al Meme viene presentato Suara Naga, il secondo album del frontman degli Old time relijun. L’esperienza dal vivo, anzi la performance fisico/vocale, è trascinante, sciamanica, estatica. Vi troverete a dimenarvi come una groupie, in trance come davanti alla pietra nera de La Mecca.

Salto di palo in frasca. Domani, martedì 12 aprile, doppio appuntamento al cinema Astra di Parma (via Volta, 15) con l’aristocratico Luchino, del casato milanese dei Visconti. Alle ore 18.30 Le notti bianche (1957), alle 20.30 Rocco e suoi fratelli (1960). Nel primo Maria Schell e Marcello Mastroianni affrontano il sogno dostoevskiano di un amore sfuggente, carpito in una notte san pietroburghese (rifatta a Cinecittà), che per una volta vede l’uomo prima illuso poi deluso ed umiliato. Nel secondo rasentiamo la rottura dei cristalli dell’acuto operistico. Mamma lucana e quattro figli grandi raggiungono il quinto nella metropoli milanese: chi andrà in fabbrica, chi a tirare di boxe, chi ad impazzire per amore fino ad uccidere. Tragedia totale, disgregazione familiare e non ritorno, per l’apice del lirico cinema viscontiano. Cast di attori che rischia di essere infinito: da Alain Delon a Renato Salvatori, da Claudia Cardinale ad Annie Girardot.

Il 13 e 14 aprile all’ITC teatro di San Lazzaro di Savena (Bologna) va in scena Deux petits dames vers le nord, uno dei tanti lavori del giovane drammaturgo francese Pierre Notte, omaggiato ed ospitato in questi giorni a Bologna dai Laboratori Dms- Teatro. Interpretato e diretto dalle attrici Angela Malfitano e Francesca Mazza, l’on the road delle due protagoniste, decise ad inumare la madre morta nel nord del paese, viene così descritto dal suo autore: “è una delicata fantasia sui lutti scombinati. È il ritornello della riconciliazione, tardiva ma reale, tra persone. Non è tanto il dolore della perdita, quanto piuttosto l’attimo in cui è possibile ridere, a volte, anche di botto, senza volerlo, come per incanto, come guidati da un fantasma, quando si viene a sapere della morte di qualcuno. È l’attimo come di grazia, quando la vita esce a prendere una boccata d’aria, in cui si accetta di prendere per mano i propri fantasmi e di ballare insieme a loro invece di portarseli sulle spalle”.

In Via Paolo Fabbri 43 ci abita oramai chissà chi e l’Eskimo non lo porta neanche più il ragazzetto berlinese della periferia est. Eppure quando  Francesco Guccini, anni settanta da Modena, sale sul palco con la chitarra, la folla anagraficamente trasversale dei suoi concerti (gli old stanno di solito in galleria-gradinata, gli young in platea-sottopalco) esonda come un torrente in piena dopo una temporale. La raccolta Storia di altre storie è il pretesto per il tour di questo 2010/2011, ma la “storia” è sempre la stessa: andiamo a trovare Guccini, salutiamolo, cantiamo con lui, pacca sulla spalla e “ti diplomerò in canti e in vino, in via Paolo Fabbri 43!”. Ah… il concerto è a Parma, giovedì 14 alle ore 21, PalaRaschi.

Ci sono anche…

Nell’aula universitaria 7, di via Zamboni 38 a Bologna, mercoledì 13 aprile alle 17, proiezione del film Il leone del deserto. Pellicola del 1981, diretta dal siriano Moustapha Akkad, con produzione libico-statunitense, è la storia fiume (centosettantadue i minuti) del rivoltoso libico Omar al-Mukhtar: insegnante di professione diventa partigiano armato contro l’intromissione prevaricatrice dei sordidi figli della lupa. Il generale Graziani deporta e uccide intere popolazioni seminomadi, costruisce campi di concentramento, reticolati per impedire rifornimenti di cibo dall’Egitto. Così scatta la resistenza fatta di povere e sgangherate armi, spirito anticolonialista e cammelli. Fino a quando nel ’31 al-Mukhtar viene arrestato e giustiziato dell’esercito italiano. Il film ne racconta le gesta, magari sovrabbondando in retorica, con la spinta del torto da risarcire, ma è tutta storia vera. Tanto che nell’82 il film venne vietato in Italia con la motivazione ufficiale del presidente del consiglio Andreotti di “danneggiamento dell’immagine dell’esercito”. Gheddafi nel tempo ha cercato di riappropriarsi del mito tirandolo a sé. Ma il confronto pare impari e ridicolo. Anthony Quinn è Omar al-Mukhtar, Oliver Reed è Graziani, Rod Steiger (ancora) Mussolini. Ingresso più che gratuito.