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Archivio cartaceo | di Redazione Il Fatto Quotidiano | 12 aprile 2011

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La Lega in versione svizzera: “Gli Italiani in Canton Ticino? Via a calci in c…”

Dopo il trionfo alle elezioni, parla Giuliano Bignasca, il nuovo leader xenofobo: "Se Tremonti non ci aiuta è un pirla. L'Italia è fallita, se la Padania vuole salvarsi Bossi deve tagliare l'Italia e mettere il confine a Bologna". La Lega Nord si complimenta per il successo. E i frontalieri? Tra i lavoratori italiani a Lugano c'è chi dice: "Meglio noi dei tunisini"

Lugano - “Tremonti con la Svizzera sta facendo il pirla. Ma è un somaro se non tratta con noi. Ora deve ascoltarci. E deve farlo tramite la Lega Nord”. Con ragionamenti politici come questo – e con slogan come “i frontalieri (gli italiani pendolari che vengono in Svizzera a lavorare, ndr) verranno cacciati a calci in culo” – Giuliano Bignasca (nella foto) ha conquistato il cuore (e i voti) degli abitanti del Canton Ticino, che hanno riservato alla sua Lega dei ticinesi un pienone di consensi, quasi il 30 per cento. Che tradotto significa due scranni su cinque nel Consiglio di Stato (il governo del Cantone, assegnato su base proporzionale). Un potere senza precedenti.



Le ragioni di questa ondata xenofoba non vanno ricercate solo nella crisi economica, che ha portato disoccupazione anche nel Cantone più “italiano” della vicina Svizzera. L’insofferenza di una parte dei ticinesi per “gli italiani che ci portano via il lavoro”, e soprattutto per quella parte di tasse pagate sui dipendenti che il governo svizzero restituisce al nostro Paese, è un sentimento che brucia sotto la cenere da diversi anni. Solo 6 mesi fa l’Udc, che non è la versione svizzera del partito di Casini ma è al contrario un movimento con posizioni di destra radicale, aveva lanciato una campagna contro i “frontalieri topi”. Alla fine erano arrivate le scuse all’Italia, ma il messaggio intanto era passato. E l’assist al partito di Bignasca era servito. Lui, soprannominato “il nano”, non è “l’uomo nuovo”, né tantomeno “l’uomo–immagine”. Figlio di uno scalpellino, ha ereditato l’azienda del padre e, insieme al fratello (anche lui nel partito) ha messo in piedi diverse imprese di costruzioni. Il suo casellario giudiziario non è certo immacolato: nel corso degli anni si sono sommate condanne passate in giudicato per calunnia, diffamazione, ingiuria, droga. E anche per avere sottratto gli oneri sociali ai suoi stessi dipendenti stranieri.

Eppure oggi, dopo un primo trionfo elettorale negli anni ‘90 e una successiva crisi di consensi, è tornato sulla cresta dell’onda, sempre con slogan che contrappongono gli svizzeri agli usurpatori italiani. Il personaggio è ruvido e non si fa problemi a mandare “a quel paese” i cronisti. Ma ne ha anche per i ministri italiani e i governanti della sua stessa Svizzera: “O Tremonti mette a posto (rinnovando gli accordi bilaterali sulle tasse dei frontalieri, ndr), altrimenti buttiamo fuori 10 mila frontalieri. Ne abbiamo 48 mila, entro tre anni dobbiamo andare a 35 mila. Se lo capisce va bene, altrimenti gli spacchiamo le ossa. Tremonti fa il pirla con la Svizzera. Il blocco dei pagamenti ai comuni per i frontalieri? Questione di dieci giorni”. Tutti avvisati.

Ogni giorno dalle provincie lombarde di Varese, Como e Sondrio migliaia di lavoratori varcano il confine attratti da stipendi mediamente più alti di quelli italiani. Sono operai, impiegati, addetti alla grande distribuzione, ma anche camerieri, commessi o infermieri che da anni si rivolgono alle imprese del Canton Ticino per guadagnarsi la pagnotta. Tanti italiani che provengono da zone tradizionalmente leghiste. “Io faccio il frontaliere da sei anni – spiega un salumiere che lavora nella centralissima via Nassa di Lugano – e in Italia ho sempre votato Lega. Se ci mandassero via e ci rimpiazzassero con dei tunisini, mancherebbe la manodopera italiana, perché noi veniamo qui a lavorare seriamente, non siamo in Svizzera per rubare o per scavalcare gli svizzeri”. Insomma, la Lega dei ticinesi vuole far perdere il lavoro ad almeno 10 mila frontalieri. Eppure la Lega Nord italiana appoggia e approva.

“Mi ha chiamato l’onorevole Giancarlo Giorgetti per complimentarsi”, spiega Bignasca. E, interpellato dal Fatto Quotidiano, anche il sindaco leghista di Varese Attilio Fontana, dice: “Mi fa piacere che abbiano fatto questo risultato alle elezioni, si tratta di un movimento vicino al territorio, con cui la Lega Nord è sempre andata d’accordo”. I frontalieri? Un dettaglio: “Credo che farebbero fatica a sostituire i lavoratori italiani con altrettanti lavoratori seri e di valore. I lavoratori frontalieri sono una risorsa per il Canton Ticino, lo sono doppiamente, perché lavorano, producono e alla sera rientrano a casa loro, senza dunque appesantire infrastrutture e servizi”. Le due Leghe, in effetti, hanno molto in comune: “L’unico elemento distintivo è quello degli italiani”, spiega Daniele Fontana (nessuna parentela con il sindaco), giornalista e responsabile della comunicazione del Partito socialista del Cantone. “Tutti gli altri stereotipi sono uguali”, aggiunge.

Che cosa deve fare Umberto Bossi per accontentare i cugini svizzeri? Giuliano Bignasca ha le idee chiare: “Deve tagliare l’Italia sotto Bologna – azzarda serio – altrimenti siete falliti”. E con il leader lumbard, Bignasca ha in comune anche l’avversione per la Carta costituzionale: “Io la Costituzione non l’ho mai letta e non la voglio leggere, al massimo la straccio. Che rapporto abbiamo con Berna? Come con Roma. Li mandiamo affan…”.

articolo e video di Simone Ceriotti e Alessandro Madron

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