Al costo di un comune appartamento nel centro storico di Firenze o Milano è andato invano all’asta in questi anni un castello immerso in un parco di piante pregiate, vari corpi di fabbrica, 147 ettari di colture pregiate e pascoli con vista sulle acque di Castellammare del Golfo, il tutto a pochi chilometri da uno svincolo autostradale e dall’aeroporto di Palermo. Le aste sono andate sempre deserte e a nulla è valso il progressivo calo del prezzo, di asta in asta. Eppure, parliamo di un luogo ricco di storia, dove è stata scritta una pagina importante dell’enologia siciliana e che ben si potrebbe prestare a diventare una di quelle strutture turistiche di qualità, tipiche della Toscana o della Francia.

Parliamo della tenuta dello Zucco, tra Terrasini e Partinico, dove ha vissuto, sino alla morte, Henri Eugene Louis Philippe d’Orleans, duca d’Aumale, figlio di Luigi Filippo II, re di Francia e di Maria Amelia di Borbone, gli antichi proprietari del Palazzo d’Orleans di Palermo, attuale sede della presidenza della Regione Siciliana. Il duca d’Aumale, validissimo militare, uomo d’affari nonché appassionato bibliofilo ed editore, durante l’esilio degli Orleans, sotto Napoleone III, acquistò questa tenuta per farne un’azienda agricola modello che esportava vini in Francia avvalendosi di enologi e viticoltori d’Oltralpe. Le più conosciute cantine e magazzini della tenuta, sulla scogliera di Terrasini, sono oggi adibiti a museo regionale (Palazzo d’Aumale).

Henri d’Aumale morì allo Zucco il 7 maggio1897 e le sue spoglie furono riportate in patria con tutti gli onori militari. Non avendo figli, un nipote ereditò la tenuta e la cedette in seguito a dei nobili siciliani. Da costoro, la proprietà passò successivamente ad imprenditori locali e, per via di un credito bancario incagliato della vecchia Sicilcassa (oggi Unicredit), finì all’asta.

Come mai, allora, nessuno si avvicina? Perché questa tenuta fu “gestita in gabella” da don Agostino Coppola e dai suoi familiari che ne conducono tuttora i terreni agricoli. Si narra che vi siano stati nascosti personaggi rapiti dall’anonima sequestri e che vi si siano stati rifugiati latitanti. Don Agostino Coppola, prima di essere sospeso a divinis, celebrò le nozze di Totò Riina, allora latitante, con Ninetta Bagarella ed ebbe un ruolo anche nella vicenda Calvi. Per questi motivi a Palermo nessuno si presenta alle aste come ha documentato un servizio di Striscia la notizia. E quando qualche imprenditore del nord ha voluto visionare di persona il posto, si è visto raggiungere da uomini a cavallo con la coppola, una scena da film così evocativa da indurre subito a lasciar perdere.

Quella dello Zucco è una vicenda emblematica, è la cartina di tornasole sulla vera o presunta sovranità dello Stato sul territorio siciliano. Se la classe dirigente della Regione Siciliana non è capace di trovare tre milioni scarsi (di tanto si tratta) per assicurare questo bene carico di storia e di bellezza al suo patrimonio (per il cui censimento ne ha scandalosamente spesi 80 recentemente) che sia allora la Repubblica Italiana a toglierla dall’impaccio. Perché una cosa è certa: non è ammissibile che nel 2011, in quella che dovrebbe essere una moderna democrazia nonché una potenza economica, dei fantasmi che ancora infestano un palazzo incutano tanta paura da prevalere persino sulle opportunità d’affari.