I portici, le stradine di Bologna, anche quelle meno frequentate custodiscono segreti di destini, di vite note e meno conosciute, interessanti a pochi o intriganti da farne addirittura dei film. Chissà se anche la vita del nostro artista avrà la fortuna o la sfortuna di diventare una fiction oppure un capolavoro dell’arte cinematografica. Eppure la sua fama ha attraversato i confini più lontani. La semplicità con la quale riuscì a sintetizzare un’emozione toccò le viscere di personaggi più disparati a tal punto che le sue opere divennero molto presto tra gli oggetti più richiesti dai collezionisti. Qualche tentativo di raccontare in video l’arte di Giorgio Morandi è stato fatto però, come spesso accade, si è trattato di film e documentari riservati ad appassionati e non diretti al grande pubblico che, ahimè, viene sempre di più ridotto a subire “l’arte del consumo forzato” di cose che con l’arte hanno poco o niente a che fare ma hanno la pretesa di proporsi come nuovi linguaggi estetici di una società evoluta. In realtà sono un semplice riflesso di una collettività dimentica delle proprie origini culturali che cerca di identificarsi con qualcosa che non le appartiene, scavalcando l’apice del bello raggiunto da personaggi che erano ancora ben coscienti e orgogliosi di essere nati sotto questo cielo felice, artisti come Giorgio Morandi.

Cosa pensava, quali erano le riflessioni di Morandi durante le sue quotidiane passeggiate sotto i portici? Spesso, da solo o in compagnia di un caro amico, percorreva il tragitto che da via Fondazza, lungo Strada Maggiore svoltando in via Gerusalemme, sbuca in piazza Santo Stefano. In compagnia di Raimondi, che era uno scrittore autodidatta, faceva tappa sicura presso il negozio di stufe che i genitori di quest’ultimo gestivano nella piazza. Il percorso da loro scelto ci può raccontare molto. Può raccontarci delle sensazioni e percezioni che, al di là del fattore soggettivo, sono intuibili, anche se discordi dalle nostre: diversi erano gli odori, non c’era il traffico di oggi, delle polveri sottili non si parlava ancora, la città era ancora “a misura d’uomo”. Vale a dire: si percepivano con piacere i profumi provenienti dai negozi dei fornai che si mescolavano con l’aria umida, l’asfalto bagnato nelle giornate piovose emanava un odore che faceva sentire a casa. Bologna era una città raccolta, intima, calda. L’architettura domestica, i portici che creano comunità, che avvicinano le persone e che “fanno perdere tempo”…

In tale contesto camminavano anche i due amici, parlando del più e del meno, sicuramente scambiandosi opinioni professionali, discutendo di arte e di letteratura, però il tutto aveva un non so che a che fare con l’atmosfera percepita lungo quel quotidiano tragitto. I portici sono stati fonte d’ispirazione costante nell’arte di Giorgio Morandi. Il codice di lettura della sua arte va ricercato proprio qui, nascosto sotto i portici. Luoghi che custodiscono gelosamente i fantasmi della vita dell’artista, un’esistenza tranquilla e imperturbabile all’apparenza, ma piena di intime emozioni ricercate e trovate nella semplicità delle esperienze quotidiane.

Basterebbe fermarsi un pochino a riflettere…

Abbiamo un patrimonio unico al mondo dal quale trarre tutto l’occorrente, da sviluppare prodotti eccellenti e competitivi, film, fiction, format televisivi o quant’altro con tematiche specifiche studiate appositamente “per chi non ha tempo per la cultura”. Avvicinarsi al pensiero semplice è la cosa più naturale, proporre un contenuto familiare ma in buona parte sconosciuto con la giusta modalità crea curiosità ed è, nella maggior parte dei casi, successo garantito.