Alle esternazioni di Berlusconi fuori dal palazzo di giustizia di Milano ribattono le opposizioni. ”Berlusconi è un disco rotto e le sue litanie non interessano più a nessuno. Gli italiani si sono stancati”, commenta il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini riguardo alle dichiarazioni che il premier ha fatto a margine dell’udienza del processo per i diritti tv di Mediaset. Per il leader centrista quello di oggi “fa parte dello show di Berlusconi. Se qualcuno si diverte ancora, io non mi diverto più”. Casini contrappone al comizio del premier i problemi degli italiani che, secondo l’ex presidente della Camera, “hanno voglia di parlare delle questioni che oggi sono sul terreno, dei giovani che non trovano lavoro e dei precari che non hanno possibilità di stabilizzazione”.

A Berlusconi, che ha definito “surreale” la mattinata passata nell’aula giudiziaria, risponde anche il Partito democartico. Per Alessandro Maran, vicepresidente dei deputati del Pd, surreali sono le leggi ad personam. “Pensi ai giovani che non trovano lavoro – dice Maran rivolto al premier – o che restano precari a vita. Pensi ora anche alle imprese che dopo aver sperato che si realizzasse almeno una delle sue tante promesse, ammettono di non essere mai state così sole”. Il responsabile Sicurezza del Pd, Emanuele Fiano, giudica il comizio di Berlusconi “per strepitare contro la magistratura” un comportamento “ai limiti dell’eversione. E’ la dichiarazione di fatto di una guerra contro uno dei poteri costituzionali. Berlusconi sta provando a minare con il suo populismo mediatico l’integrità delle fondamenta democratiche del nostro Paese. Il suo comportamento è intollerabile e pericoloso per la tenuta delle istituzioni repubblicane”.

Di eversione parla pure il leader Idv Antonio Di Pietro, secondo cui le parole del Cavaliere dimostrano che ”siamo arrivati alla prova provata di uno stato di eversione in atto. Berlusconi è la massima carica del governo e rifiuta le regole dello stato di diritto e il controllo della legalità. A questo punto, si pone un problema di tenuta democratica del Paese e chiediamo al presidente della Repubblica di assumere le conseguenti decisioni prima che sia troppo tardi”.