Rocco è uno studente dell’istituto superiore per geometri e ragionieri di Diamante. Stiamo lavorando, insieme ai suoi compagni di scuola, a un progetto sulla legalità, uno dei tanti in questa stagione di retorica roboante.

Entrato in aula mi corre incontro trafelato e mi dice «Professò leggete ‘st’articolo, guardate cosa è successo stamattina in un paese qua vicino!».

S. Lorenzo in Vallo non è tanto lontano da Diamante, anche se il sole e il mare, incorniciati in una finestra della scuola, sembrano far dimenticare che anche quella è Calabria. Sarà che in quella cittadina turistica è l’odore dei soldi, più che la scia di sangue, a segnare la discreta presenza della ‘ndrangheta.

Un uomo è stato assassinato da due killer in scooter.

Era sopravvissuto ad un primo assalto del commando criminale che aveva trucidato, due mesi or sono, la moglie e la figlia. Gaetano, così si chiamava, era stato risparmiato dalla distrazione e dalla fretta.

Pierluigi interrompe il racconto con una domanda: «Professò se l’hanno ammazzato vuol dire che pure lui era mafioso». La risposta di Rocco è immediata: «No, questo Gaetano non c’entra niente. È una vendetta trasversale».

Il fatto si complica: il fratello di Gaetano, Aldo, era un commerciante. Il 17 gennaio, a Spezzano Albanese, ha ucciso a colpi di pistola Domenico Presta, 22 anni, figlio di Franco Presta, boss latitante. Da quel delitto è partita una spirale di sangue.

Franco Giamantonio, Procuratore della Repubblica di Castrovillari, ha dichiarato: «Ci troviamo di fronte a una ferocia senza limiti. A questo punto ci si può aspettare di tutto. Questa serie di omicidi potrebbe non essere finita e a questo punto ci si può aspettare di tutto. Evidentemente vogliono distruggere l’intera famiglia».

Aldo De Marco, intanto, si era costituito dopo il delitto ed ora è rinchiuso in un carcere calabrese. La moglie e i figli vivono sotto costante sorveglianza lontano dalla regione. Francesca interviene e dice: «Ma allora era un commerciante che ha reagito alle minacce del clan?». Rocco: «No!» e sorride. Domenico allora chiede: «Pagava il pizzo e lo hanno esasperato?». Rocco «No!» e sorride. Giada ci pensa un po’ su e poi esclama: «Sarà stata una questione di droga». Rocco «No!» e sorride.

A quel punto esausti del gioco prendo la parola: «Rocco ci spieghi di che si tratta e la smetti di ridere?». Rocco continua a sorridere e poi sbotta: «Ma quali minacce, pizzo e droga quello ha ammazzato il figlio del boss perché voleva parcheggiare prepotentemente davanti al suo negozio! E ora gli stanno sterminando la famiglia».

Il mare è ancora lì, azzurro e calmo. Riflette la luce del sole che invade la nostra aula. Siamo in Calabria nel mese di aprile dell’anno 2011. Il resto è incerto come i volti di quei ragazzi che si stanno domandando quale sia la differenza tra il bene e il male.

di Marcello Ravveduto

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