Concorso esterno in associazione mafiosa per avere sollecitato Cosa nostra catanese a reperire voti per loro e per i partiti in cui militavano durante competizioni elettorali che vanno dal lontano 1999 al 2008, ingenerando nella mafia la convinzione che loro fossero a disposizione per assecondare le esigenze della cosca Santapaola nel controllo degli appalti, delle attività economiche, nelle concessioni e nei servizi pubblici. Fine indagine per l’inchiesta “Iblis”: i magistrati della procura distrettuale, ieri a mezzanotte, hanno notificato ai fratelli Raffaele e Angelo Lombardo l’avviso di fine indagine, firmato dai sostituti Giuseppe Gennaro, Antonino Fanfara, Agata Santonocito e Iole Boscarino.

Adesso i due politici e altre 54 persone molte delle quali finite lo scorso 3 novembre in carcere, avranno venti giorni di tempo per fornire chiarimenti, per chiedere di essere interrogati, per produrre memorie difensive. Poi la procura distrettuale antimafia dovrà scegliere se chiedere al gip l’archiviazione, oppure il rinvio a giudizio. L’inchiesta “Iblis” riguarda i rapporti tra mafia, politica e imprenditoria: rapporti “pericolosi” tra i Lombardo e uomini delle cosche mafiose. Tra gli indagati ci sono anche il deputato regionale del Pid ed ex sindaco di Palagonia, Fausto Fagone, per il quale la Cassazione proprio ieri ha rigettato una richiesta di scarcerazione, il consigliere della Provincia di Catania dell’Udc, Antonino Sangiorgi, l’ex assessore del Comune di Ramacca, Giuseppe Tomasello, il consigliere dello stesso Ente, Francesco Ilardi, e il deputato regionale ex Pdl Sicilia e poi transitato nel gruppo misto Giovanni Cristaudo.

”Finalmente il deposito degli atti! Potrò così dare puntualmente conto di ogni mio comportamento e dimostrare la mia assoluta estraneità a ogni ipotesi di reato”: così il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, commenta la chiusura delle indagini dell’inchiesta Iblis da parte della Procura di Catania. “La scelta dei titolari dell’indagine di depositare gli atti che mi riguardano – aggiunge il governatore – pone fine allo stillicidio di notizie, sulla cui ‘fugà sono state avviate indagini, strumentalizzate più d’una volta a fini politici, anche per la modalità di diffusione troppe volte coincidente con momenti delicati della vita politica e istituzionale della nostra Regione”. “Ho chiesto reiteratamente e invano, sin da quando la stampa ha iniziato a raccontare questa storia, di essere sentito – ricorda Raffaele Lombardo – e sinora ho potuto rendere conto soltanto all’opinione pubblica. Da oggi – conclude il presidente della Regione Siciliana – disporrò di elementi certi e potrò contribuire a ricostruire compiutamente la verità”.