Non finivano più le domande dopo le quasi tre ore di intervento. Interrogazioni precise e attente quasi che lo studente fosse lui, una delle star dell’antimafia italiana. Lui è il procuratore aggiunto del Tribunale di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, che ha parlato di ‘ndrangheta di fronte a circa duecento studenti. Loro, in silenzio, lo hanno ascoltato raccontare le vicende della criminalità organizzata calabrese lungo i suoi 25 anni di magistrato che cerca di abbatterla. Dai primi sequestri di droga, quando a dettare legge erano i siciliani, fino alla conquista dell’Europa malavitosa, nord Italia (ed Emilia Romagna) compreso.

Seduto alla cattedra. Anche ironico quando si intriga intorno alla “Piazza Grande” di Lucio Dalla (che in realtà a Bologna è piazza Maggiore e basta). In alcuni momenti si alza e scrive alla lavagna per schematizzare come funziona il riciclaggio con gli scontrinifici. Un sistema elementare fatto di inutili ipermercati con batterie da 25 casse: “Da 3 a 7 attive nella realtà. 25 a lavorar di notte per produrre gli scontrini che giustificano barche, appartamenti e tutti i soldi arrivati dalla droga’’.

Sono tanti i temi trattati nel corso del suo intervento al seminario “Mafie e antimafia” curato dalla professoressa Stefania Pellegrini dell’Università di Bologna. Tra ricostruzione storica e attualità. Ha parlato di appalti e di questo sistema elettorale che esalta il potere delle organizzazioni. Di legalizzazione delle droghe (“un discorso che mi rende idrofobo”) come atto di “abdicazione dello Stato” e di carceri che sono inutili per i mafiosi: “Il carcere per loro è inutile – ha detto Gratteri – Cosa Nostra e la ‘ndrangheta sono  un credo per gli affiliati. Un omicida o un semplice rapinatore si possono ravvedere. Chi riceve il battesimo ‘ndranghetista no. In questo senso il carcere è un grande contenitore che cerca di arginare nel modo peggiore il sistema mafioso”. In questo caso, ben venga il 41 bis, su cui, anzi, bisognerebbe vigilare meglio “perché i colloqui con i familiari sono registrati. Quelli con gli avvocati no. E i mafiosi sono pieni di mogli e figli avvocati. E allora come facciamo?”

Opinioni forti dell’antimafia affiancate ad altre anche un po’ controverse, come quelle a proposito di “un garantismo formale esasperato a cui si sta arrivando, mentre poi, dall’altro lato, sembrano tutti spaventati”. E poi e soprattutto la mafia al nord, e in Emilia Romagna, dove è arrivata già da 15 anni, violando quella che, forse, deve smettere una volta di più di considerarsi “isola felice”.

In particolare, la ‘ndrangheta è presente da Bologna a Parma. Attiva nel campo del riciclaggio e della vendita della cocaina. Secondo Gratteri, non è mai autonoma dall’organizzazione calabrese: “Altrimenti non sarebbe ‘ndrangheta”.

Dalla lotta alla criminalità organizzata ai problemi della magistratura il passo è breve. Dal processo breve (“solo a poter usare la posta elettronica per le notifiche si risparmierebbero giorni”, altro che processo breve), alle intercettazioni (che, secondo Gratteri, interessano molto meno persone rispetto ai numeri che si sentono e sono il mezzo più sicuro e garantista: “Nelle stime confondono utenze e individui. Ma in alcune inchieste si intercettano 10.000 telefoni per le stesse 50 persone. Se invece un collaboratore di giustizia dice una sola cosa falsa servono almeno tre anni per venirne a capo”) passando per i tagli che non farebbero altro che bene alla magistratura, come quello dei piccoli tribunali. Soprattutto al nord.

“Ma al nord ci sono partiti, quelli molto legati al territorio – inevitabile pensare alla Lega – che sarebbero pronti a incatenarsi per ogni chiusura. Fosse per loro non si dovrebbe chiudere neanche un pollaio”.

Sul tema giustizia Gratteri ne ha per tutti, destra e sinistra: “Se la magistratura fosse un’impresa sul mercato – ha detto – in questo stato, sarebbe già fallita perché non competitiva: chiunque sia stato al potere, destra o sinistra, non ha voluto un sistema giudiziario forte. Altrimenti non si capisce perché venga tenuto in questo stato. Sulle riforme che davvero accorcerebbero i processi”.

Ma la ‘ndrangheta? Le mafie? Verrà il giorno in cui saranno sconfitte? Il procuratore è pessimista: “Alcuni miei colleghi ottimisti o filogovernativi hanno detto che la ‘ndrangheta sarebbe nervosa dopo gli arresti che sono stati fatti. In realtà gli ndranghetisti si stanno facendo grasse risate. Le mafie oggi sono più potenti e arroganti. Sono più ricche. Io quando ho iniziato a fare il magistrato mi illudevo di poter fare tanto per la mia terra. Ma non pensavo saremmo arrivati a questo punto. Oggi la ‘ndrangheta è un problema che riguarda il mondo occidentale. La nostra generazione è una generazione di sconfitti”.

Roberto Anselmi