L’acqua continua a essere un tema centrale dell’agenda politica, con l’approssimarsi del referendum e dopo che la riunione dei sindaci di Hera che doveva deliberare i nuovi aumenti si era conclusa con un nulla di fatto per l’assenza di rappresentanti del Comune di Bologna.

Ora il tema entra anche nella prossima contesa elettorale, perché dal comitato referendario per l’acqua bene comune è partito oggi un appello, “Voterò due sì per l’acqua bene Comune”, ai candidati sindaco e ai candidati al Consiglio comunale e ai Consigli di quartiere a sostenere la campagna referendario del 12 e 13 giugno.

La prima richiesta ai candidati è riconoscere l’acqua bene comune e diretto inalienabile che appartiene alla collettività, perché l’acqua è “un bene condiviso equamente da tutti; l’accesso all’acqua deve essere garantito a tutti come servizio pubblico”.

L’appello è rivolto proprio ai futuri amministratori perché saranno loro a dover affrontare una situazione di crisi idrica sul territorio. “E’ per questo che abbiamo deciso di portare all’attenzione dei candidati il tema dell’acqua”, spiega Andrea Caselli, portavoce del comitato referendario. “In questi anni, il mondo politico si è occupato dei meccanismi finanziari legati alla gestione dell’acqua tralasciando questioni ben più importanti come la crisi idrica che colpisce la nostra città o gli investimenti sul territorio”.

Se ai candidati viene richiesto un impegno chiaro perché l’acqua venga tutelata come “bene non commerciale” e affinché sia lasciata fuori da manovre e speculazioni economiche, non può mancare un riferimento a Hera e alla richiesta della multiutility di un aumento delle tariffe. Tema affrontato anche ieri pomeriggio a Palazzo Malvezzi, con uno scontro tra Udc e maggioranza che ha visto Giovanni Venturi (Federazione della sinistra) esprimere una certa preoccupazione: “Nel biennio 2011/12, l’aumento sarà del 18% circa, non del 10%. Questo a fronte di un servizio che Hera sta riducendo.”

Hera ha infatti chiesto un aumento del 10% delle tariffe, ma la delibera non è ancora stata approvata dall’assemblea dei sindaci di Ato5 perché nell’ultima seduta del 15 marzo, l’assenza di un rappresentante del Comune di Bologna aveva fatto mancare il numero legale. I promotori del referendum chiedono fermamente che gli aumenti non vengano autorizzati, non solo perché stiamo attraversando “un periodo di crisi economica senza precedenti”, ma soprattutto perché “gli utili non verranno utilizzati per il rilancio degli investimenti sul territorio”, ma quasi sicuramente per un ulteriore aumento del dividendo per gli azionisti da 8 a 9 centesimi ad azione, aumento ipotizzato da Hera, che potrebbe portare a una rendita di circa 170 milioni di euro. Per questa ragione, i promotori del referendum hanno inviato una lettera all’Ufficio di presidenza di Ato5 per chiedere con un urgenza un incontro e per ribadire la necessità rimandare ogni aumento di tariffe a dopo il referendum, di cui un quesito riguarda proprio la composizione della tariffa.

In merito alla situazione delle reti idriche, il comitato aveva già segnalato come la riduzione delle perdite fosse ferma a uno 0,5% rispetto a un 5% di obiettivo dichiarato da Hera, mentre uno studio di Cittadinanzattiva aveva denunciato che i prezzi per l’acqua in Emilia Romagna sono tra i più alti in Italia.