Mattonelle rotte, tubature che perdono acqua e sistemi antisismici non brevettati. Sono solo alcuni dei problemi delle cosiddette “case di Berlusconi”, il progetto C.A.S.E., (complessi antisismici sostenibili ecocompatibili) le abitazioni costruite dopo il terremoto del 6 aprile 2009. “Siamo isolati, è come fossimo in un domicilio coatto”, dicono gli inquilini che dopo il sisma che sconvolse l’Abruzzo sono andati ad abitare in quei palazzi. E hanno ragione. Questi nuovi edifici sono a decine di chilometri dall’Aquila. Non ci sono bar né negozi né luoghi di ritrovo. “In questi luoghi, strappati dalla loro città, gli anziani rischiano di morire di noia”, dicono gli abitanti. Di Alberto Puliafito
I libri di questo autore
Articoli sullo stesso argomento
Articoli dello stesso autore
- L’Aquila immobile. Comando e controllo
- Monti, L’Aquila e la Tav
- Dove avete messo
i post-it gialli? - Il default si fa,
ma non si dice - Facebook blocca Il Fatto. Perché è grave?
- Genova 2001 e l’anno che cambiò tutto
- Casta, anticasta,
anti-anticasta… - No Tav: incapaci
di raccontarlo - Torino: un’azienda di successo messa in crisi dal cimitero del paese
- Intorno a L’Aquila paesi fantasma e zone rosse












