Dopo le prime tre, arriva anche la quarta intercettazione. Protagonista, naturalmente Silvio Berlusconi. Al centro il Rubygate. A pubblicarne uno stralcio è sempre il Corriere della Sera. Una fuga di notizie che ha scatenato la polemica politica della maggioranza, ma subito respinta al mittente dal procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati che oggi è intervenuto in difesa dell’operato della Procura. Le trascrizioni delle telefonate tra Silvio Berlusconi e le ragazze, infatti, erano in possesso soltanto degli avvocati del premier: “Il deposito disposto in data 11/29 marzo per la sola difesa dell’onorevole Berlusconi e’ per il Pm un atto rigorosamente dovuto a garanzia del diritto di difesa nell’ambito della procedura prevista dall’articolo 268 codice di procedura penale che si effettua in fase di giudizio dinanzi al tribunale nel contraddittorio pieno delle parti”. Bruti ha anche aggiunto che “le telefonate in cui compare come interlocutore indiretto l’onorevole Berlusconi non sono state indicate tra le fonti di prova e di esse, pertanto, non è stata richiesta alla Camera l’autorizzazione all’utilizzazione a carico dell’imputato” nel procedimento sfociato nel processo in cui e’ imputato il premier. Potrebbe, al contrario, essere richiesto l’uso delle intercettazioni del premier nello stralcio del procedimento che riguarda Nicole Minetti, Lele Mora e Emilio Fede.

Immediata la replica degli avvocati del premier Ghedini e Longo: ”Le intercettazioni – dicono – erano in possesso non solo della difesa, ma principalmente della stessa Procura della Repubblica di Milano. Anziché occupare il tempo con comunicati stampa, indaghi la Procura di Milano o, forse meglio sarebbe lo facesse altra procura, per verificare chi ha consegnato ai giornali quelle intercettazioni”.

Intanto, il sito dell’Espresso pubblica le trascrizioni integrali. E’ il 7 agosto del 2010. Sono le 13 e 53, quando il Cavaliere chiama Nicole Minetti. Due giorni prima, Barbara Faggioli dice alla Minetti di aver ricevuto una chiamata dal premier. Sul tavolo c’è l’auto sequestrata al’ex igienista dentale. La storia è nota: quella Mini cooper, la consigliera regionale del Pdl la presta a Marysthell Polanco, la quale, a sua volta, la dà al fidanzato cubano. Peccato, però, che il ragazzo venga arrestato dalla Finanza che in via Olgettina 65 trova qualche chilo di cocaina occultato nel garage dell’ex ballerina di Colorado Cafè. Gli investigatori lo fermeranno mentre sta cedendo qualche grammo di polvere bianca.  Questo lo scenario. Torniamo, allora, a quel sette agosto. “Ho pianto come una disperata”, dice la Minetti. Il Cavaliere, definito nel brogliaccio “nota personalità”, la tranquillizza.. Dice: “hanno chiarito tutto”.

La Minetti quindi spiega: “io la macchiina l’ho prestata a Marysthelle che me l’ha chiesta perché ha detto che la sua si era rotta”. Il premier, a sua volta, definisce la giovane domenicana “leggera” e “sbadata”. Quindi si passa a confidenze personale. Una mano che gli duole. “Sono un leader dimezzato. Un’anatra zoppa”. Quindi il proverbio: “però c’è un proverbio che dice: meglio zoppicare sulla strada giusta che correre sulla strada sbagliata”. La Minetti risponde rincuorata: “Ah beh, questo è vero! Sei sempre positivo amore mio”. In totale, dunque, le intercettazioni sono quattro. Tutte finite nei fascicoli del’indagine per sbaglio. Eppure risultano depositate. per questo ieri il Corriere le ha pubblicate. la cosa, però, ha messo in grave imbarazzo la procura a poche ore da quello  che è stato definito il processo più importante degli ultimi vent’anni. Il procuratore Edmondo Bruti Liberati tradisce nervosismo. “Non dio niente, ho disposto accertamenti, stiamo ricostruendo per capire”. L’errore però appare evidente. tanto più che quest’ultima intercettazione è stata copiata due volte