Per il momento è solo una voce, ma il rischio di effetto domino a Parma rischia di essere devastante : IT City sarebbe a un passo dal baratro. Per l’ex municipalizzata del Comune, fondata nel 2000 con lo scopo di “avere al fianco una struttura agile e flessibile capace di accelerare il processo di innovazione e di  automazione dei processi interni e dei servizi al cittadino” – così recita la mission aziendale – si profilano all’orizzonte nuvole nere, anzi nerissime, se è vero che il rischio di portare i li libri in tribunale appare ipotesi concreta e per qualcuno addirittura prossima.

Un’indiscrezione che arriva direttamene dall’interno del palazzo da dove la giunta, barricata dietro il più rigido dei silenzi, continua imperterrita il gioco delle scatole cinesi con la trentina e più di partecipate collegate a vaio titolo al carrozzone principale, quello dell’Amministrazione.

Dal 2008 “inhouse”, ovvero risorsa interna – il Comune ne detiene la totalità delle azioni – la società era già stata protagonista nel novembre di quell’anno, quindi appena inglobata, di un’operazione che aveva sollevato non pochi dubbi e polemiche, la compravendita dell’ex mercato del bestiame, sia per la portata dell’operazione stessa che per il nesso che sfuggiva e continua a sfuggire con informatizzazione e assistenza tecnologica (materia di cui si occupa per statuto).

Destino gramo quello delle partecipate a Parma: spuntano come funghi, vengono indebitate già in tenera età con la garanzia del patrimonio immobiliare dell’Amministrazione e di un particolare regime fiscale che rende perfettamente legittimo il tutto e cosa non secondaria, offrono poltrone per decine di consigli di amministrazione.

Un gioco pulito, per carità, almeno in linea di principio, ma anche pericoloso, come prima di IT City aveva già sperimentato ad esempio Tep, “sorella” che gestisce il trasporto pubblico urbano: nell’occasione, storia di qualche mese fa, diversi milioni di euro (9 per l’esattezza) furono fatti transitare dalla casse societarie verso la Banca MB, da dove se ne perse come per magia ogni traccia.

Un azzardo che l’allora presidente e socio (dell’isttituto di credito), Andrea Costa, pagò a caro prezzo, costretto alle dimissioni dal sindaco Vignali in persona, sindaco che secondo l’opposizione non poteva però non sapere trattandosi di una sua “creatura”.

Difficile ipotizzare il danno collaterale che un’implosione di IT City avrebbe, specie in un momento come quello attuale: dalle dimissioni in blocco dei revisori dei conti al part time che il primo cittadino è riuscito a strappare (o imporre?) al direttore generale (e già suo ex capo dello staff) che aveva palesato l’intenzione di lasciare il campo, per non parlare delle frequenti visite delle Fiamme gialle che continuano a distanza di mesi (a palazzo come nelle sedi di diverse ex municipalizzate sono ormai visi noti, quasi ei colleghi d’ufficio “acquisiti”), tutto ruota ormai attorno a conti e bilanci con le partecipate sempre più nel mirino. Cadesse questa – ma un’altra non farebbe differenza, fino a questo momento l’equilibrio pur delicatissimo ha retto ma potrebbe non esser sempre così – il rischio di propagazione alle altre (indebitate lo sono tutte) o l’effetto-panico potrebbe fare il resto. E a un anno dal voto per il rinnovo del Consiglio comunale sarebbe il più perfetto degli harakiri.

Francesco Nitti