Si avvicinano le elezioni amministrative a Bologna, mai come in quest’occasione il futuro politico della città appare indefinito, non tanto per una possibile (certo non garantita) nuova vittoria del centrosinistra che potrà ripetersi, più per inadeguatezza degli avversari che per meriti propri. L’incertezza riguarda le prospettive della città, stretta da una parte dalla crisi economica che è lungi dall’essere superata, così come nel resto del Paese e dall’altra, da una perdita d’identità che va avanti da troppo tempo e che forse è un male ancora peggiore.

Bologna che è stata a lungo capitale non solo della sinistra di governo ma anche simbolo, in tutto il Paese ed anche oltre, di laboriosità politica ed amministrativa, di capacità d’innovazione ed orgoglio civico, sta conoscendo una lunga stasi, c’è chi ritiene un vero e proprio declino. Da tempo non pochi osservatori qualificati, hanno sollevato il problema, elevato un grido d’allarme: tra tutti con la sua eminente personalità e prestigio Guido Fanti, ex Sindaco degli anni sessanta ha evidenziato la necessità di rifondare un progetto ampio per una Bologna degli anni 2000, avanzando proposte concrete ed indicando la necessità di una svolta politica coraggiosa ed adeguata alle difficoltà, ma è rimasto sostanzialmente inascoltato.

Quest’assenza di una discussione critica e nello stesso tempo propositiva, all’altezza della sfida, rivolta ad un cambiamento di priorità e contenuti, di mobilitazione delle intelligenze, di miglior selezione della classe dirigente, da parte soprattutto delle forze del centrosinistra, sta determinando un pericoloso vuoto politico e di senso. Il paradosso più evidente è di una città con una notevole propensione alla partecipazione, ai legami sociali, alla solidarietà comunitaria, che vede crescere dentro di se una forza come la Lega nord che è portatrice di valori del tutto opposti, ma che si fanno strada nelle pieghe di una società indebolita ed impaurita dalla crisi ed in assenza di una prospettiva forte di cambiamento. Il pericolo è tutta’altro che da sottovalutare.

Bologna ha bisogno di una scossa, ora tutto è condizionato dalla campagna elettorale alle porte, i poster 6 x 3 già campeggiano con i volti dei candidati sindaci, gli slogan già rendono l’idea di uno scontro aspro: basta pensare all’orribile manifesto della Lega che aizza alla xenofobia, mostrando in una vignetta truci immigrati che sottraggono con la loro presenza servizi ai bolognesi. Ed è solo l’antipasto, al quale nessuno però ha risposto nel merito, mostrando convinzioni deboli al riguardo.

A piazza Maggiore nel frattempo dormono da due notti i senza tetto scacciati dal ricovero di via Capo di Lucca che la Cancellieri ha chiuso per mancanza di fondi (ma era proprio inevitabile?); Bologna ha numerose famiglie sotto sfratto e contemporaneamente ci sono alcune decine di migliaia di appartamenti vuoti e sfitti; Bologna ha migliaia di precari dell’Università, delle biblioteche, dei musei, dei teatri, a gestire uno straordinario patrimonio di risorse storiche, culturali ed artistiche che corre il rischio della mortificazione.

Bologna ha contemporaneamente risorse eccellenti dell’economia e dell’industria, della ricerca e della cultura che possono essere mobilitate; è solo utilizzando consapevolmente, fino in fondo questo patrimonio umano che la città può riprendere il ruolo di primo piano che le spetta in Italia, di cui il Paese ha assolutamente bisogno.