E’ il quarto tentativo di scalata alla Banca Popolare dell’Emilia Romagna per l’avvocato Gianpiero Samorì, uomo vicino a Marcello Dell’Utri, già vicepresidente dei Circoli del Buon Governo. Impossibile fare previsioni sul rinnovo di un terzo del Cda nell’assemblea in programma il 16 aprile a Modena, quartier generale del Gruppo ‘federale’ con nove istituti e 1300 sportelli soprattutto al centrosud.

I vertici, rilanciati dal patto tra l’industria alimentare, il credito bianco e le coop rosse, si affidano all’insolita candidatura dell’ex magistrato e procuratore di Modena e di Forlì, Manfredi Luongo. Il magistrato da poco in pensione, legato alla Popolare dell’Irpinia, scende in campo con una sua lista “per difendere gli interessi del sud”, ma strappando il secondo posto (e dunque il consigliere di diritto alla minoranza) sbarrerebbe l’ingresso della finanza ‘azzurra’ nel salotto buono.

Al tavolo di Giovanni Amadori e Luigi Cremonini, di Vittorio Fini e Piero Ferrari, figlio del Drake che guida la lista uno della continuità. Gli scalatori schierano il presidente dell’Ordine degli avvocati reggiani Stefano Cosci, il sindacalista di Ugl Francesco Battaglia, l’ex vicesindaco di Parma oggi candidato Pdl a Borgotaro Roberto Marchini e, a piè di lista, Livio Filippi, storico democristiano vicino ad Andreotti. Ma dietro c’è la cassaforte di Samorì, Modena Capitale spa, con soci il re dei liquori Mario Casoni, nel credito (Veneto Banca e la teramana Tercas) e nell’edilizia (Granitifiandre e Granulati Donnini, già in affari con Calcestruzzi). Trampolino di lancio, dalle sub-holding nei settori assicurativo, immobiliare ed energetico, per nuovi assalti dopo Management&Capitali e Snia, il colosso decaduto della chimica salvato pochi giorni fa dal gruppo bolognese Bertolini.

L’avvocato modenese cavalca l’appeal finanziario con progetti di ricapitalizzazione della Bper, acquisizioni, sostegno estero alle imprese in Russia e Angola. Tra due settimane andrà in scena una battaglia con nuove regole, fra cui i collegamenti per i 95mila soci da Ravenna, Avellino e Lamezia Terme, e senza esclusione di colpi: lo scorso anno Samorì accusò i vertici per i pochi minuti concessi ai 433 iscritti della lista Bper Futura, ora parla di “esplosione di soci in quelle aree, oltre 9mila in più negli ultimi mesi”. Immobilismo, mancata Opa sulla Banca popolare di Milano, troppi sportelli nel centro sud, privilegi dirigenziali. Le critiche saranno riproposte strizzando l’occhio ai dipendenti, con l’appoggio del sindacato Ugl e a titolo personale della referente Cgil, Alessandra Bernaroli, per un no ai service esterni precarizzanti.

Dall’altra parte si paventa il rischio, in caso di riuscita della scalata, dello stravolgimento del Dna di una banca ancorata al territorio, con gli indicatori in attivo – con l’utile netto 2010 raddoppiato a 327,4 milioni di euro, a fronte di un titolo ancora sotto i 9 euro per azione – attenta alle esigenze delle piccole e medie imprese, sostenute dopo il crac della Lehman Brothers. Un istituto dove per diventare socio devi aprire un conto corrente e gli attuali capitani sono stati fedeli sportellisti e funzionari. Si prenda il direttore generale Mimmo Guidotti, ex pallavolista della Panini che dopo aver vinto lo scudetto nel 1970 lasciò la via del successo per ricominciare dalla sua banca.

Che l’interesse non sia meramente economico è sotto gli occhi di tutti. Superfluo ricordare quanto il potere locale, Pd e alleati, sia schierato a difesa della governance della Bper, consolidata tre anni fa dall’accordo della finanza cattolica, che esprime il presidente Ettore Caselli (ex Banco San Geminiano e San Prospero) e Massimo Giusti (Fondazione Cassa di Risparmio di Modena), con la Legacoop tramite Mario Zucchelli di Coop Estense.

D’altra parte gli ambienti di centrodestra, più nazionali che locali, vedono di buon occhio il progetto di Samorì. Lo spostamento di baricentro del Gruppo Bper al nord e l’acquisizione della Popolare di Milano, è musica per la Lega. Nell’istituto meneghino, “palestra” per l’attuale ad modenese Fabrizio Viola, il Carroccio ha appoggiato il nuovo presidente Massimo Ponzellini, ex prodiano al timone di Impregilo.

Interessante vedere come andrà a finire. Sicuramente Samorì è uomo di grande potere e appeal. Attorno alla galassia internazionale che può osservare dal suo aereo personale (un bimotore da 4 milioni di dollari) l’immagine di ricercato advisor, docente di Diritto, comunicatore con radio, tv e quotidiano diretto da Rossano Bellelli, già punto di riferimento degli andreottiani. Nel 1990 era al governo il senatore a vita Andreotti  quando Samorì ricevette l’incarico di Commissario risanatore del Consorzio lattiero caseario italiano. Cresciuto con gli istituti di credito (dalla Banca di Modena poi ceduta a EmilBanca, alla Banca Modenese oggi confluita in Carife), è sempre stato a braccetto della politica che conta.