I grandi speculatori, in fondo, sono molto simili alle grandi squadre di calcio. Esperti, freddi, sicuri di sé e abituati a vincere. E proprio per questo finiscono per “fare notizia” soprattutto in un caso: quando perdono. Specialmente se ciò avviene in circostanze apparentemente sorprendenti. L’ennesima riprova si è avuta nelle ultime settimane quando in un contesto decisamente favorevole – la grande ondata di volatilità dei mercati che ha fatto seguito al terremoto giapponese – i big del settore si sono ritrovati a sperimentare un evento, per loro, decisamente raro. Bruciando rapidamente montagne di dollari.

I dati, riportati ieri dal Financial Times, delineano quella che a prima vista sembrerebbe un’autentica ecatombe. Ahl, un fondo speculativo (hedge fund) da 22 miliardi di biglietti verdi, ha ceduto il 4% nell’ultimo mese. Al 18 marzo, una settimana dopo il terremoto, il gigante londinese Lansdowne Partners aveva perso il 2,2% contro il -4% di Armitage’s Egerton. E a passarsela male, come se non bastasse, ci sarebbe addirittura il numero uno dei numeri uno, quel John Paulson entrato nella leggenda accumulando miliardi di dollari di profitti a partire dal 2007 grazie alle scommesse al ribasso sui mutui a stelle e strisce. A metà mese il suo fondo aveva ceduto il 6%.

I dati impressionano e la conclusione sembra essere univoca. A meno di non supporre enormi perdite pregresse nella prima settimana intera del mese – ma è un’eventualità particolarmente improbabile – è evidente che gli hedge non hanno saputo approfittare delle opportunità speculative di breve periodo che il dissesto finanziario offriva su un piatto d’argento. Perché mai? La spiegazione non è immediata, eppure esiste. L’ipotesi, infatti, è che in questo caso gli speculatori abbiano scelto una strategia diversa: quella di medio-lungo termine. Strano? In realtà no. Ma facciamo un passo indietro.

Nei primi due giorni di contrattazioni post terremoto, la borsa di Tokyo ha registrato ribassi da incubo bruciando circa 626 miliardi di dollari sulla piazza. Inizialmente si pensava che dietro alla corsa alla vendita dei titoli si celassero gli hedge, impegnati nell’occasione a guadagnare sui ribassi (short selling) ma sono bastati pochi giorni per capire che una volta tanto gli speculatori professionisti non c’entravano. A cedere massicciamente i titoli nipponici erano infatti i normali fondi comuni di investimento (gli Etf in particolare) che, evidentemente stavano perseguendo una strategia diversa. Non che qualcuno non ci avesse provato, come dimostra il caso di alcuni “piccoli” di successo come Hayman Advisors e Commonwealth Opportunity Capital (che hanno accumulato milioni attaccando a colpi di derivati la disgraziatissima Tepco, la società che gestisce gli impianti nucleari), ma gli hedge, si è capito quasi subito, avevano scelto un’altra strada.

A chiarire il tutto, ammesso che gli osservatori nel frattempo non ci fossero già arrivati da soli, è stato qualche giorno più tardi Amer Bisat, uno dei gestori del fondo speculativo di New York Traxis Partners con una dichiarazione rilasciata all’agenzia specializzata Finalternatives. “La domanda è: dove stiamo andando? Ci sarà un consolidamento delle perdite oppure un’inversione di tendenza? Io credo nell’inversione, un fenomeno evidenziato dalla storia del comportamento dei prezzi dopo i disastri naturali”. Il rischio, insomma, è interamente calcolato.

La conclusione è implicita. Gli eventi delle ultime settimane possono essere il preludio a nuove grandi opportunità di profitto. Il Giappone non può rinunciare a un significativo intervento della sua banca centrale che comporti l’innesto di nuova liquidità rilanciando la ripresa del mercato. E quando gli effetti si faranno sentire, avere una massiccia esposizione sul mercato locale, ovvero non essersi disfatti dei titoli in possesso nel momento critico, potrebbe rivelarsi un vantaggio clamoroso. In pratica, nota ieri il Financial Times, si tratta di sopportare perdite di breve periodo con la prospettiva di grandi guadagni nel lungo. Una scelta che non stupisce. Perché gli hedge, si sa, sono come la grandi squadre. Possono perdere qualche partita. Ma alla fine vincono i campionati.