“Era poca gente, tant’è che forse amichevolmente si potrebbe invitare Piero Ricca a disertare, in futuro insieme alle persone di Qui Milano Libera, le manifestazioni almeno pubbliche o a assistervi in silenzio perché questo forse è il momento di lasciarlo solo, Berlusconi. Così Marco Travaglio, nel suo Passaparola settimanale, racconta il flop del sostegno di popolo che fuori dal Tribunale avrebbe dovuto testimoniare la vicinanza al grande perseguitato. Ma è l’invito a Piero Ricca e agli amici di Qml (ebbene sì, anch’io sono parte in causa) a disertare le future uscite del Caimano a trovarmi in disaccordo.

Non sono un’amante dell’urlo, ma in quest’Italia non possiamo più tacere.

Fingiamo di trascurare le figure ridicole che hanno reso B. famoso all’estero o la sua ossessione di rimanere, nonostante l’età, un tombeur de femmes che non ha mai pagato una donna: non sono queste le cose che ci scandalizzano. Quel che ci preoccupa è il vuoto che ha creato nelle menti di chi lo segue, dalle donne di tarda età che perdono ogni dignità di fronte alle telecamere per amore, ai parlamentari meno sentimentali costretti come lui a fingersi idioti votando un provvedimento che assicura che Ruby era la nipote di Mubarak, senza dimenticare il danno, probabilmente irreversibile, che la sua smania di potere e di impunità ha provocato alla nostra democrazia.

E che strumenti abbiamo se non quello di manifestare, come l’articolo 21 ci consente, urlando quando serve o domandando quando si può? E ignorarlo, non dargli nemici, non nominarlo, come fece Veltroni in campagna elettorale, non si è rivelato più efficace di una frase al bar.

Del resto fu lo stesso Travaglio, non più di tre anni fa, a scrivere nella prefazione di Alza la testa!, il libro di Piero Ricca che raccoglie pensiero e azioni: “Grazie a Piero, sappiamo che urlare «Fatti processare, buffone!» a Berlusconi non è reato. Ma non sono stati in molti ad approfittarne. Forse perché si pensava che una situazione come quella denunciata quel giorno, e cioè un Paese in balìa di un satrapo che si autoimmunizza per legge dalle leggi, non si sarebbe ripetuta mai più. Invece ci risiamo”. E conclude con “Forse non saremmo ripiombati in questo tragicomico incubo se molti cittadini avessero seguito l’esempio di Piero Ricca.

L’invito a Piero e a Qml di disertare le uscite di B, durante Passaparola, era forse ironico. Ma sono in molti ormai ad aver già deciso che è meglio ignorare Berlusconi, limitandosi alla lettura quotidiana di editoriali come forma di opposizione e dissenso domiciliare, e lasciare che si esaurisca da solo: perché queste sarebbero le comiche finali, per usare la definizione di Fini, ormai datata, segno che difficilmente si azzecca la fine di un’epoca.

Non è più tempo di ignorarlo. È tempo piuttosto di non essere più in cinque o sei, ma di attenderlo tutti, pacificamente, ma fermamente, per contestarlo ad ogni sua uscita pubblica. Ridendogli in faccia o urlandogli invettive, a seconda dello sdegno e della fantasia di ciascuno.

E a chi ancora crede che B. possa togliere il disturbo da solo ricordo le parole di Lauro De Bosis, che nel 1931, in Storia della mia morte, scriveva: “Io sono convinto che il fascismo non cadrà se prima non si troveranno una ventina di giovani che sacrifichino la loro vita per spronare l’animo degli italiani. Mentre, durante il Risorgimento, i giovani pronti a dar la vita si contavano a migliaia, oggi ce ne sono assai pochi. Non è che il coraggio e la fede siano in loro minori che nei loro padri. Gli è piuttosto che nessuno prende il fascismo sul serio. Tutti, cominciando dai suoi stessi capi, si aspettano una fine prossima, e sembra sproporzionato dar la vita per far finire una cosa che crollerà da sé. È un errore.”