Chi mi conosce bene sa che non generalizzo mai. Tanto meno questa volta. Ma non posso stare zitto quando sento l’ennesima promessa da marinaio fatta dal Presidente del Consiglio. Dal milione di posti di lavoro alla monnezza di Napoli, il Pinocchio dei giorni nostri, nel corso degli anni, s’è scatenato. E le balle di Lampedusa fanno a gara proprio con quell’altra monumentale balla del miracolo della monnezza di Napoli.

Ricapitolando: Berlusconi arriva a Lampedusa e promette che in 48-60 ore andranno via gli immigrati. Inoltre, aggiunge: “Lampedusa tornerà un paradiso, apriremo un casinò e un campo di golf e abbiamo dato incarico a Rai e Mediaset di fare servizi che attirino gli italiani. Qui vorrei i colori di Portofino”.

Ma fosse solo questo… infatti carica i lampedusani dicendo: “Verranno stanziati fondi straordinari per Lampedusa, una moratoria fiscale e la richiesta all’Unione europea che l’isola sia zona franca”. Ma non è mica finita… Conclude il suo spettacolare intervento sull’isola con “Candidiamo Lampedusa al Nobel per la pace”.

Era dai tempi di Vanilla Ice che non sentivo un personaggio pubblico dire tante balle. E nemmeno Claudio Baglioni con O’Scià fa così tanto pubblico a Lampedusa.

Ma non sono tanto le sparate del premier che mi danno da pensare… ma i lampedusani che, come i napoletani (e anche qui non generalizzo), credono alle panzane colossali del mini padrone nano della casa dell’amore di Arcore. Ho sentito e visto, attraverso i video su Youtube, applausi scroscianti indirizzati a Berlusconi per delle promesse che non saranno mantenute o che, per lo meno, lo saranno in minima parte (come per Napoli, è vero che la monnezza è stata portata via ma è stata depositata appena fuori dalla città).

E non aggiungo lo schifo che ho provato nel vedere con quale e quanto atteggiamento mafioso, qualche lampedusano (sempre ammesso che siano autoctoni), s’è rivolto a chi voleva, in maniera legittima e sacrosanta, manifestare il proprio dissenso verso questo governo: “Fa’ cuntu ca ‘sta telecamera già te l’ho fatta mangiare, a te”. Per non parlare del gentilissimo vecchietto che strappa letteralmente il cartello dalle mani di chi, anche in quel caso, voleva dire la sua (e guarda caso contro il governo).

E infine, dulcis in findus (come dice il pescivendolo sotto casa), la perla del sindaco De Rubeis: Non accettiamo strumentalizzazioni politiche da nessuno. Forse il sindaco non ricorda che Berlusconi è “solamente” il Presidente del Consiglio. Più strumentalizzati di così…

di Tony Troja