Perquisizioni sono scattate, sempre ieri, anche in case e uffici fra Bologna e Torino degli altri sette indagati nella stessa inchiesta. Cinque di loro, due legali rappresentanti torinesi di Irisbus che ricoprirono la carica all’epoca dell’aggiudicazione del Civis (il primo resse Irisbus tra il 2002 e il 2004, il secondo dal 2004 fino al 2007), l’ex presidente del Cda di Atc Maurizio Agostini, e i consiglieri Claudio Comani e Giovanni Vestrucci (tutti nominati da Guazzaloca nel board dell’azienda) sono indagati come l’ex primo cittadino per corruzione e falso ideologico commesso da pubblico ufficiale.

Da dicembre scorso i due dirigenti piemontesi sono poi accusati pure di inadempienza in pubbliche forniture, insieme ad altri due manager torinesi. La Procura aveva mosso quest’accusa quando scattarono i sequestri a sei mezzi Civis utilizzati per le prove su strada del nuovo tram a guida ottica, e si riferisce al fatto che alla data del 12 giugno scorso, giorno fissato per la consegna delle opere e dei veicoli, Irisbus era inadempiente nei confronti della committente Atc (i lavori per la realizzazione del Civis sono ancora in alto mare).

Gli inquirenti sono arrivati a ipotizzare la corruzione mettendo in fila una serie di elementi nell’iter di approvazione dell’infrastruttura. Nelle 13 pagine di decreto di perquisizione, si parla dell’accelerazione sul progetto Civis negli ultimi mesi di mandato di Guazzaloca, il netto rifiuto di visionare le carte opposto da Atc (principalmente “grazie”, secondo le toghe, al lavoro di Agostini, Vestrucci e Comani) alla Provincia. Che invece aveva chiesto di vedere degli atti circa la piena rispondenza del progetto vincitore ai dettami imposti dalle procedure di Valutazione di impatto ambientale (Via). E poi, le mancate verifiche sul progetto, oltre ad una serie di dichiarazioni mendaci volte a spingere per l’aggiudicazione a Irisbus. La più clamorosa: Agostini e Comani, d’intesa con Guazzaloca e Vestrucci, il 16 ottobre 2003 avrebbero attestato il falso davanti al Cda di Atc. Elevarono il punteggio assegnato all’Ati dalla commissione giudicatrice da 452 a 752. Pochi giorni dopo (il 21) scattò l’aggiudicazione provvisoria.

Infine, l’incarico per cui Guazzaloca, secondo i magistrati, non era affatto preparato. Un quadro indiziario che il Procuratore capo di Bologna Roberto Alfonso non esita a definire “valido. L’indagine andava avanti da molto tempo, sono state sentite tantissime persone e acquisiti tanti documenti”.