Mentre Marcegaglia e soci provano ad arrestare i voltafaccia di Berlusconi sul nucleare, i giovani di Confindustria sono ormai in piena campagna elettorale: tra un mese infatti si elegge il successore di Federica Guidi al vertice dei Giovani Imprenditori, un ottimo trampolino di lancio per chi aspira a far parte dei big del mondo confindustriale.

In lizza per la presidenza del movimento sono in due: da una parte Davide Canavesio, 39 anni, presidente dei Giovani industriali di Torino e amministratore delegato del gruppo Saet, azienda del settore metalmeccanico da 300 dipendenti con sedi sparse un po’ in tutto il mondo, dalla Cina, all’India agli Stati Uniti. Canavesio si presenta con il profilo dell’outsider, provando a smarcarsi dalla linea dell’attuale dirigenza. “Il mio programma guarda molto al futuro – spiega – C’è bisogno di una visione del Paese che guardi ai prossimi decenni, non solo alle prossime scadenze”. Il suo competitor è il fiorentino Jacopo Morelli, 34 anni, presidente di Emme Emme, società che opera nel settore arredamento, e candidato ufficioso della Guidi (di cui oggi è il vice).

Il berlusconismo tout court che un tempo signoreggiava nel mondo confindustriale oggi sembra essere stato accantonato. Anche se Morelli, in fondo, un po’ berlusconiano è rimasto. “L’immobilismo dell’esecutivo denunciato a più riprese dalla Marcegaglia gli sembra un giudizio affrettato. “Dire che in questi anni non sia stato fatto nulla mi sembra ingeneroso. Certo, alcune cose si sarebbero probabilmente potute fare meglio, ma Tremonti sin qui è stato un ottimo ministro dell’Economia”. E la riforma della Giustizia? È una priorità in questo momento? “Certo. Avere una macchina giudiziaria rapida, efficiente è fondamentale per un Paese come il nostro. Proprio l’incertezza del diritto rappresenta uno dei principali problemi per gli investitori esteri”.

Canavesio invece non risparmia critiche all’attuale ceto politico. “Oggi si guarda solo al passato o comunque al contingente. Non ci sono visioni di prospettiva. Senza farne per forza un discorso di destra o di sinistra, qui continuiamo a scannarci sui problemi di tubazione di una casa, mentre fuori c’è lo tsunami”. Serve insomma un’inversione di rotta, a partire dall’immigrazione. “Io credo che l’Italia possa avere un grandissimo futuro, ma bisogna capire dove va il mercato. Per esempio: parliamo sempre male dei cinesi, accusati di copiare i nostri marchi. Ma dopo gli Usa il paese che fa più brevetti per le nuove scoperte tecnologiche è la Cina. L’immigrazione non sono solo gli sbarchi clandestini”.

Sugli “uomini della Provvidenza” prestati dal mondo dell’economia a quello della politica, entrambi hanno seri dubbi. Né Montezemolo né Draghi, insomma, perché “non basta una leadership forte, ma c’è bisogno di una nuova classe dirigente”.

Nel testa a testa per la poltrona di presidente Morelli oggi sembra essere in leggero vantaggio: secondo i primi conteggi ufficiosi il fiorentino avrebbe infatti l’endorsement di 134 imprenditori su 201. Ma mancano ancora trenta giorni di campagna elettorale e la partita rimane aperta ad ogni scenario. Anche perché i “grandi” di Confindustria – da Abete a Marchionne – al contrario dei loro omologhi dei partiti, hanno deciso di restare fuori dalla partita. Il movimento giovanile rimarrà autonomo, con buona pace dei correntisti.