Ha vinto la linea Bossi: sarà Manes Bernardini il candidato ufficiale di Lega e Pdl a Bologna. Il partito di Berlusconi ha accettato la forzatura e, in mancanza di altro nome votato al sacrificio, abbraccia la linea decisa dal senatur e dal figlio trota: un candidato del Carroccio con l’obiettivo di padanizzare Bologna.

Lasciamo perdere le considerazioni. Quello che incuriosisce è capire con quale spirito arriveranno alle elezioni e soprattutto come riusciranno a tenere insieme due idee di governo locale tanto diverse. Un esempio? Il problema dei profughi. La linea di Bernardini è quella dettata da Bossi: rispedirli a casa a calci nel sedere (cambia solo il dialetto). Il Pdl, invece, è molto più prudente e si dimostra più o meno favorevole a una sistemazione di quelle migliaia di persone in fuga dalla guerra che B. ha voluto.

Ma sulla visione politica, Berlusconi e Bossi, riescono ogni giorno a fare miracoli. Sotto a quella dichiarazione di amicizia eterna, sono capaci di stringersi la mano sempre e comunque. Pur di non mollare le posizioni di potere e lasciare il Paese in mano ai comunisti, arrivano ad accordarsi anche su un argomento “banale” come la guerra.

Più complicato sarà tenere insieme uno come Bernardini, giovane e probabilmente preparato, e il senatore Filippo Berselli, il veterano della destra emiliana, vecchio missino passato per An e folgorato sulla via di Arcore. Anche perché è probabile che a Bologna il centrodestra di Lega e Pdl (lasciamo perdere la variabile della lista civica di Aldrovandi, per adesso) riuscirà al massimo a fare una consistente opposizione. Difficile che riesca a vincere. E senza poltrone da spartirsi, quel tipo di amicizia non si mantiene viva.