In questi giorni la stampa ci dà notizia di centinaia di persone che, sbarcate a Lampedusa, non avrebbero nemmeno da mangiare e di una popolazione isolana praticamente assediata dagli extracomunitari che, dopo aver affrontato il viaggio della speranza, sono stati costretti ad accamparsi in tendopoli arrangiate, paragonabili forse a quelle dei campi profughi di un Paese in guerra. Clandestini o meno (non è questo il problema) il trattamento che stanno ricevendo queste persone (e anche i cittadini di Lampedusa) non è degno di un Paese civile che rispetti realmente i diritti umani.

In tutto questo, dove è la Protezione Civile? Se qualcuno si svegliava, ridendo, alle tre del mattino quando si trattava di ricostruire la città de L’Aquila pochi minuti dopo il terremoto, questa volta pare evidente che non vi sia stata altrettanta solerzia. Che fine ha fatto, allora, quella efficienza invocata per giustificare competenze sempre più ampie dell’apparato della Protezione Civile, esteso a grandi eventi come i mondiali di calcio, tristemente assurti agli onori della cronaca per i non proprio commendevoli comportamenti della cosiddetta cricca?

La normativa in materia, è noto, ha previsto la possibilità di derogare alle regole abitualmente applicate per assicurare una piena trasparenza sugli appalti, consentendo che avvenisse tutto quanto abbiamo letto nelle intercettazioni pubblicate in questi mesi. Non sarebbe forse meglio che la protezione civile, anziché occuparsi di costosissimi appalti per eventi sportivi o politici (come il G8 de La Maddalena, per esempio) si limitasse ad attività di soccorso, assicurandone realmente l’efficienza?

Personalmente resto molto perplesso, per non dire indignato, nel vedere le immagini che arrivano da Lampedusa e mi auguro che le normative sull’emergenza, che sino a ora sembrano aver curato per lo più settori di grande impatto economico, siano presto riviste al fine di assicurare un’organizzazione efficiente per le reali emergenze del Paese, con buona pace di cricche e di comitati d’affari pronti a gettarsi subito a capofitto su appalti milionari, ma non – a quanto pare – su persone affamate e in difficoltà.