“Si fa presente che i diritti del film Goodbye Mama sono stati acquisiti da Rai Cinema secondo le consuete procedure”. Sì, avete ragione: queste parole di Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema, le avete già lette. Ai primi di dicembre, seguite da quest’altre: “Quanto alle presunte pressioni, Rai Cinema ha ricevuto dalla capogruppo (in burocratese, la Rai, ndr) una segnalazione relativa all’interesse istituzionale, nell’ambito di un accordo bilaterale tra i ministeri della Cultura italiano e bulgaro”. Non per gusto vintage le ricordiamo, ma perché Del Brocco, che è succeduto a Caterina D’Amico, oggi non ritiene di tornare nel merito: per quei diritti Mamma Rai pagò la bellezza di un milione di euro, ma dopo il rimpallo di responsabilità (Masi, Del Brocco e D’Amico) Piazza Adriana si riscopre poco imperiale, e molto minimalista: “Il nostro è solo un service distributivo”.
Un servizio, o in vulgata più attuale “servizietto”, che porterà Goodbye Mama nelle nostre sale l’8 aprile con 01 Distribution, il braccio distributivo e prossimamente “una divisione di Rai Cinema”, in 80 copie. Davvero niente male, soprattutto perché il nostro non è un Paese per bulgari, almeno cinematograficamente: non ne arriva uno da anni, fatto salvo il Trio Aldo, Giovanni e Giacomo di Anplagghed o le co-produzioni di Olmi (Il mestiere delle armi) e dei Taviani (La masseria delle allodole).
Viceversa, oggi una bulgara fa primavera: Dragomira Michelle Bonev, già intima amica di Berlusconi e del primo ministro Boyko Borisov e qui regista, sceneggiatrice, produttrice e protagonista. Una e “quattrina”, ma il re dei press-agent nostrani, Enrico Lucherini, stempera: “E’ simpatica, una donna forte e determinata”. Per conto di 01, è lui l’ufficio stampa di Goodbye Mama: un ingrato compito? “Macché, nel film non ci sono cose politiche attuali”, cancellando mesi di polemiche e scoop tenuti a battesimo dalla Mostra di Venezia. Dimentichiamoli, e torniamo al film: “Mi ha molto sorpreso: già nei primi 10-15 minuti ho visto il cinema”, rivendica Lucherini, echeggiando – anche il solo trailer del resto lo conforta – Blade Runner: “Ho visto cose che voi umani nemmeno potreste immaginare”.
Ma ha ragione lui, perché la Bonev è davvero forte, e sullo schermo non smette di ripeterlo, da buona mamma cattiva: “Andate tutti al diavolo”, “Non mi sono mai arresa”, “Io vinco sempre”. Del resto, è tratto da una storia vera: la sua, perché “racconta un intenso dramma familiare al femminile, la vita di quattro donne (una madre, due figlie, una nonna), i loro conflitti, le barriere sociali, l’abbandono degli anziani”. È proprio Rai: di tutto e di più, ma alla fine “l’amore che unisce le due sorelle darà loro la forza di sconfiggere i fantasmi del passato e aprire i loro cuori ai sogni e alla speranza di una vita nuova”. Sinossi, ma il romanticismo è davvero di casa: produce Romantica Entertainment, con sede a Roma e in Bulgaria, “un mercato – leggiamo – estremamente competitivo”, ancor più con l’aiutino italiano. Perché il romantico sito ce lo ricorda: “In occasione del 60esimo anniversario della Convenzione europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali, il ministro per i Beni e le Attività culturali ha conferito il premio speciale Action for Women al film”.
Correva il giorno 3 settembre 2010, e alla Sala Pasinetti del Palazzo del Cinema di Venezia il “caloroso abbraccio” di Giancarlo Galan alla Bonev assestava un colpo – avremmo poi visto – micidiale alla poltrona di Sandro Bondi. Eppure, Michelle avrebbe potuto fare a meno di quelle governative dimostrazioni d’affetto, perché “l’avevo già vista in una fiction di due anni fa, Artemisia Sanchez (Rai Fiction, ndr), e m’aveva colpito”, dichiara Lucherini. Ma quell’aiutino c’è stato, e l’8 aprile la proprietaria-presidente e la vicepresidente di Romantica, ovvero la Bonev e la tarantiniana (non Quentin, Gianpaolo) Licia Nunez da Barletta, potranno vedere i propri sforzi produttivi finalmente coronati in sala. Almeno quella tricolore, perché finora la Bulgaria si è gentilmente sottratta: della serie, Goodbye Bonev.
Già santificato da falsa targa a Venezia e ora affisso urbi et orbi, unicamente il pubblico decreterà il successo di questo Arrivederci mamma in 80 copie, perché non ci sarà conferenza stampa: solo due proiezioni per poche intime penne, le stesse che l’indomani potranno raccogliere commenti ed esternazioni di Bonev & Co. in una esclusiva tavola rotonda. Evidentemente, l’elevato tasso artistico, la complessa drammaturgia e i sottotesti ideologici sulla Bulgaria ieri, oggi e domani sconsigliano la visione ai palati meno fini o, forse, l’inevitabile “domanda nel merito” potrebbe far dire alla Bonev un troppo frettoloso Goodbye? Ai posteri paganti l’ardua sentenza, per ora il verdetto del Mibac (delibera 12 ottobre 2010) sulle opere prime e seconde, concernente Valore del Soggetto e della Sceneggiatura; Valore e Componenti Tecniche e Tecnologiche; Qualità, Completezza e Realizzabilità del Progetto Produttivo: Goodbye Mama totalizzò 70, come Mamma Escort, l’opera prima di Massimiliano Bruno. Che ha cambiato titolo in Nessuno mi può giudicare e oggi troneggia al box office: oltre 5 milioni di euro, e lo distribuisce 01. Vuoi vedere che Mamma Rai ha visto giusto, e la Bonev saprà fare altrettanto? I primi a gioirne sarebbero i membri del Cda di Rai Cinema: Franco Scaglia (presidente), Paolo Del Brocco, Angiola Filipponio Tatarella, Franco La Gioia e Gloria Tessarolo.














