Reduce da cinque tour in giro per i Balcani e orgogliosa di aver rappresentato l’Italia alla Biennale dei Giovani Artisti d’Europa, The Banditi è una band composta da sei elementi, Mirko Fischetti e Antonella La Carpia alla voce, Alessandro Cuscov alle tastiere, Giordano Iannazzo batteria, Damiano Martignago al basso e Andrea Pontara alle chitarre. Nel 2010 i Banditi hanno dato alla luce per l’etichetta Cinico Disincanto l’album Achtung! esclamazione d’impatto come la loro musica. L’uscita del disco è accompagnata dal primo singolo La maison de l’amour.

Una vera e propria esplosione di suoni duri e arrabbiati, mescolando i gusti dei sei banditi ne è uscito un mix molto eterogeneo. Partendo dal rock, si arriva all’elettronica per culminare in sonorità etno-folk. “Siamo entrati in studio consapevoli di avere materiale molto eterogeneo tra le mani e volevamo che ogni canzone suonasse con sua precisa identità in cui il rock diventa sincretico e si apre a differenti generi musicali: dal punk all’elettronica, dalle sonorità mediterranee agli arpeggi psichedelici”. Nei brani del disco scale orientali incontrano riff metal, percussioni africane invadono le melodie pop, fraseggi reggae sfociano in suggestioni balcaniche e punk. Alla produzione del disco hanno preso parte ospiti prestigiosi quali Srđan Gino Jevđević, cantante dei Kultur Shock (presente nel brano Afghandub) e Tommaso Zanello, in arte Piotta (nel brano Globalover).

Il nome The Banditi è davvero singolare, però ascoltando la vostra musica un po’ date l’idea di essere “fuorilegge” perché fuori da ogni schema, fuori da ogni logica di genere. Come è venuta l’idea di chiamarvi proprio così? E qual è il senso che date al titolo dell’album Achtung!?
Banditi era il titolo del precedente album, quando ci chiamavamo Jacinto Canek.  Jacinto Canek era troppo complicato da pronunciare e ricordare, soprattutto all’estero. Dopo qualche tour a fare lo spelling a tutti del nostro nome abbiamo deciso di essere semplicemente The Banditi. Ci sentiamo fuorilegge rispetto a tutte le gabbie di genere e di riferimento stilistico, non facciamo parte di nessuna scena ed è difficile inserirci in uno scaffale, nei pochi negozi rimasti. Ma è un problema solo teorico perché dal vivo il caos che regna sovrano in noi trova una perfetta valvola di sfogo. Per quanto riguarda il titolo, storicamente i nazisti definivano “banditi”  i partigiani e per segnalarne la presenza scrivevano Achtung! Banditi! su dei cartelloni! Inoltre c’è anche un film di Lizzani del ’51 intitolato così.

Per il vostro album avete creato davvero una bella copertina. Mi spiegate qual è il concetto di base?
E’ una tavola di Marco Cantamessa, un fumettista e un caro amico. Lavoriamo con lui già dal primo album. La storia del bandito prosegue. Nel precedente, la sua compagna lo nascondeva dai gendarmi, ora lei è incinta mente il giornale mostra la taglia che pende sulla sua testa. Che fine avrà fatto? Non lo sappiamo, ma sicuramente avrà un erede. La storia continua.

Siete stati in tour nei Balcani e in mezza Europa. Cos’è che vi ha lasciato dentro l’aver suonato in paesi benché vicini geograficamente così distanti culturalmente?
Andare in tour è il momento più importante della vita della band. Avere la fortuna di girare l’Europa e conoscere posti nuovi e persone nuove è una boccata d’ossigeno. Penso a Sarajevo in Bosnia o a Skopje in Macedonia, luoghi incantevoli e affascinanti ma lontani dalle mete turistiche più battute. Sulla distanza culturale, bè questo incide fino a un certo punto. I ragazzi in Europa (e anche la ex Jugoslavia è Europa) hanno gli stessi sogni e le stesse aspirazioni e la voglia di divertirsi e stare bene insieme che abbiamo noi. The Banditi arrivano per portare la festa e mostrare un’Italia che non è solo canto mieloso/patetico misto al bunga bunga.

Al disco hanno collaborato diversi artisti tra cui Piotta e Srđan Gino Jevđević… Come sono nate queste collaborazioni?
Piotta è un grande nome dell’underground romano. Quattro di noi Banditi sono veronesi, da due anni a Roma. Rompere il ghiaccio nella Capitale con Piotta è stato un onore. Con i Kultur Shock e il loro cantante Srđan Gino Jevđević c’è un legame speciale. Li stimiamo moltissimo e abbiamo diviso il palco con loro sia in Italia sia all’estero. Li consideriamo amici e avere Gino su Afghandub è stato un piacere.

Quanto è importante internet per la vostra attività?
Internet ha cambiato le vite di tutti negli ultimi 10 anni, quindi anche le nostre. Usiamo tutti gli strumenti che il web mette a disposizione. Internet ha aumentato la rapidità di scambio delle informazioni, ma è aumentato di pari passo il rumore di fondo. Per emergere bisogna sempre suonare, suonare e ancora suonare dal vivo. Bit & sudore.

Avete in programma una tournée?
L’inserimento di una nuova voce femminile ha rallentato di qualche mese il booking. Comunque presenteremo il disco a Interzona a Verona il 15 aprile, con i Kultur Shock, e faremo una tournée in Slovenia la settimana successiva. Per la tarda primavera stiamo fissando delle date nel sud Italia e nei balcani.

Prossimi progetti?
Andiamo avanti finché si può, come un cane che non molla l’osso. Concedici l’autocitazione da Se ti accontenti ti penti.