Quello di Francesco Carbone è un caso che, quasi sicuramente, non ha precedenti in Italia. Ho passato un intero pomeriggio ad ascoltare una storia che ha dell’incredibile, un oceano di fatti e misfatti testimoniati da una borsa (pesantissima) piena di documenti. Ho cercato di riassumere la paradossale vicenda di Francesco Carbone, riportando proprio le parole del protagonista.

In un’Italia dove chiunque dica delle verità scomode nei confronti dei Poteri forti è ricattato, minacciato,censurato e denunciato, io sono forse l’unico che può permettersi il lusso di denunciare gravissimi reati contro lo Stato; reati commessi da criminali collusi con “pezzi dello Stato”, senza essere ricattato, minacciato, censurato o denunciato. E ciò, grazie al fatto che la vicenda ormai è di dominio pubblico su internet e che, le prove che ho contro chi ho denunciato, sono schiaccianti.

Sono forse l’unico, in Italia, che pur presentando una miriade di denunce penali, istanze in tutte le più alte autorità dello Stato (e, da più di un anno, diffondendo denunce video e dichiarazioni con nomi, cognomi e volti), non riesco ad ottenere alcuna convocazione dalla magistratura o dagli organi di controllo parlamentari, pur essendoci un’interrogazione parlamentare in corso.

E la cosa più assurda è che, pur di non portarmi davanti a un giudice, non riesco ad ottenere una denuncia per calunnia, per diffamazione o per false informazioni a un pubblico ufficiale, pur essendo chiarissimo che, in base all’art.112 della Costituzione, “il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale”, sia nei confronti dei denunciati e sia nei confronti di chi denuncia se viene denunciato il falso.

Tutto ciò potrebbe sembrare assurdo ma non lo è quando i denunciati fanno parte della “massomafia” che gestisce l’Italia , un’associazione criminale infiltrata in tutte le istituzioni sia politiche che giudiziarie. Ho denunciato un’associazione a delinquere di tipo mafioso all’interno di Poste Italiane, finalizzata all’evasione fiscale, sfruttamento di lavoratori in nero, estorsioni, appalti a “monopolio” a parenti di personaggi illustri dello Stato, gravissime carenze di igiene e sicurezza, minacce, vessazioni, ricatti e offerte per farmi stare zitto e il tutto, non solo con denuncia penale presso la procura di Verona ma con la mia collaborazione con la Guardia di Finanza di Verona alla quale ho dimostrato tutto ciò che ho denunciato.

A seguito delle mie denunce e delle mie lamentele sulle gravissime carenze di igiene e sicurezza all’interno di Poste Italiane di Verona e per essermi lamentato del fatto che noi operatori dell’appalto Postale dovevamo fare lavori che non ci competevano, sono stato allontanato da Poste Italiane e costretto a dare le dimissioni in quanto elemento indesiderato per aver preteso le più basilari norme sull’igiene e sicurezza e il rispetto del CCNL.

Il fatto ancora più assurdo non è ciò che ho denunciato all’interno di Poste Italiane ma ciò che ho denunciato successivamente, perché la mia denuncia e la mia collaborazione con la Guardia di Finanza sono state insabbiate in quanto non è emersa dagli atti giudiziari alcuna indagine.

I Procuratori Capo di Verona Papalia e Schinaia, pur avendo in mano tutte le prove fornite da me, allegate alla mia denuncia penale contro alti dirigenti di Poste Italiane, Dirigenti dell’Ispettorato del Lavoro, Dirigenti dello Spisal (Usl), ditte appaltanti e un dirigente della Cgil, non hanno fatto alcuna indagine e dopo

17 mesi e 8 giorni hanno archiviato con metodi mafiosi la mia denuncia senza neanche avvisarmi, come la legge prevede in base all’art.408 CPP, inserendola volontariamente a Mod.45 (fatti non costituenti reato). Tutto questo per distogliere dall’azione penale gli alti funzionari che avevo denunciato per gravi reati penali.

A questo punto ho presentato altre 9 denunce penali, istanze a tutti gli alti organi competenti dello Stato tra i quali tre Ministri e attività ispettive dei ministeri, il Parlamento, il Csm, il Quirinale.

Nessuno si muove pur essendoci gravissimi reati contro lo Stato.

L’unico che vuole la verità su ciò che ho denunciato è il Senatore Elio Lannutti, il quale, il 24 novembre 2010, presenta un’interrogazione parlamentare a risposta scritta, nella quale chiede al Governo di verificare tutto ciò che ho denunciato, sia con denunce penali e sia pubblicamente nel web.

Ancora nessuna convocazione, nessuna indagine, nessun processo. Neanche come denunciato.

Per lo Stato Italiano è comodo far sì che Francesco Carbone sia un fantasma così da non far emergere tutto ciò che è stato denunciato.

Se devo fare un appello, mi appello al Popolo Italiano, il quale deve pretendere con me che io abbia un processo.

Se sono un mitomane voglio pagare ed essere condannato ma se ciò che denuncio corrisponde a verità devono pagare tutti coloro che ho denunciato, anche se fanno parte della categoria degli “intoccabili” (ministri, procuratori, funzionari di Stato, Pubblici ufficiali, elementi deviati delle Forze dell’Ordine)”.

Sulla pagina Facebook Francesco Carbone (il coraggio di denunciare) i dettagli della vicenda.

Com’è strana l’Italia.

C’è chi vuol essere e processato e chi fa di tutto per non esserlo.

di Tony Troja