Lo scrittore americano Jonathan Franzen

Una ressa impressionante ha accolto ieri sera Jonathan Franzen, di passaggio a Torino per presentare il suo ultimo libro Libertà, edito per i tipi di Einaudi.

Un incontro organizzato al Circolo dei Lettori con lo scrittore torinese Paolo Giordano come intervistatore. Jonathan Franzen è lo scrittore del momento, quello a cui la critica ha imputato di rappresentare il grande romanzo americano contemporaneo, una responsabilità considerevole ma per certi versi obbligata dopo il successo del precedente “Le correzioni”.

Difficile dire se “Libertà” è davvero l’affresco più compiuto dell’America di questi anni, sicuramente possiede l’indubbia capacità di sollevare domande, soprattutto quelle legate ad un tema che li sottende tutti, ne stabilisce il costrutto valutativo, dà l’ossatura al metodo di giudizio degli individui, costruisce un parametro di raffronto, di analisi e di risposta per ciò che attiene alla sfera personale e a quella collettiva: il concetto di libertà.

Il dialogo che s’instaura in sala tra Franzen, Giordano, un sagace e partecipe traduttore, e il pubblico è di immediata simpatia. Alle domande che vengono poste lo scrittore, jeans, camicia azzurra e giacca leggera, risponde con pause garbate in cui chiude gli occhi, come un avveduto micione, ed ogni volta schiva, salta fuori dal recinto della questione, elargendo il massimo dell’educata genericità; nulla delle riflessioni sulla società, sugli amici, sul proprio vissuto emerge. Forse perché questi argomenti sono già stati sviscerati e scritti nei romanzi o nei saggi precedenti.

Solo sulla famiglia, tema cruciale in Franzen, lascia passare qualcosa, come se gli fosse incautamente sfuggito; nel rispondere cambia postura e, racconta, come abbia sempre ambito a stupire i suoi genitori, abbia voluto dimostrar loro qualcosa, e che soltanto ora, anche grazie a questo ultimo romanzo si sia rasserenato. Obbligatorio specificare che il nucleo dominante, il cruciale di “Libertà” è la famiglia; questa istituzione “un po’ democrazia un po’ dittatura benevola” come leggiamo nel primo capitolo. La famiglia vissuta e presentata anche come strumento obbligato e sviante per leggere la realtà, la politica, il conformismo, i valori civili, il senso del legame matrimoniale o amicale che sia. Sottolinea Paolo Giordano che la cosa che più lo ha colpito del romanzo, romanzo capace di rappresentare il mondo nel particolare ma anche nell’essenza, è il senso di pietà che emana, pietà per se stessi e per i nostri simili, un messaggio di profonda comprensione per quello che siamo, per le nostre variegate e variabili passioni.

Nella copertina del libro svetta un uccellino, una dendroica cerulea, segno della forte passione per il birdwatching, l’osservazione degli uccelli nel loro habitat, di Franzen, un uccellino dal singolare canto che ritroveremo guarda caso, come suoneria del cellulare del protagonista.