Proteste contro il governo siriano

Almeno 15 manifestanti sono stati uccisi a Daraa, nel sud della Siria, nel corso degli scontri con le forze dell’ordine registrati a partire dalla notte scorsa. Da venerdì centinaia di persone sono radunate nei dintorni della moschea Omari per chiedere la fine del regime baathista del presidente Bashar Assad. “La polizia ha iniziato a sparare e a lanciare lacrimogeni dopo aver tolto l’energia elettrica”, ha riferito alla stampa un attivista.

Ma le autorità di Damasco smentiscono. La tv di Stato siriana ha mandato in onda un filmato che mostrerebbe come all’interno della moschea Omari ci fossero pistole, fucili d’assalto, granate e munizioni. Per L’agenzia di stampa di Stato Sana news, non sono state le forze di sicurezza, ma un commando armato ad aver aperto il fuoco contro un’ambulanza vicino alla moschea uccidendo un medico, un infermiere, l’autista e un poliziotto. Di qui la reazione delle forze di sicurezza vicine alla zona, che hanno aperto il fuoco colpendo alcuni degli autori dell’attacco e arrestandone altri, senza dare ulteriori dettagli sulla dinamica dei fatti.

Parigi ha chiesto a Damasco di “mettere fine all’uso eccessivo della forza” contro i manifestanti, per voce di Bernard Valero. Il portavoce del ministero degli Esteri ha dichiarato: “Le riforme politiche alle quali aspira il popolo siriano devono essere intraprese senza esitazioni”.

Daraa, 100 chilometri a sud della capitale, è stata il luogo principale delle manifestazioni dei giorni scorsi durante i quali sono già morte almeno sei persone, compreso un bambino di 11 anni deceduto il giorno dopo aver inalato gas lacrimogeno. Un fotografo e un operatore della France Press da Daraa hanno riferito che intorno alla città sono stati allestiti molti checkpoint dell’esercito. Le autorità locali – ha riferito un gruppo per i diritti umani con base a Londra – hanno arrestato lo scrittore e noto attivista politico, Louai Hussein un giorno dopo che egli aveva postato una petizione online per chiedere il diritto alla libertà d’espressione. Da giorni alcune organizzazioni per i diritti umani, compresa Human right watch (Hrw) denunciano il fermo di decine di attivisti dopo la manifestazione della settimana scorsa davanti al Ministero degli interni.