L'inviato della Cnn Nic Robertson

Guerra, bugie e videotape. Si potrebbe intitolare così la polemica che sta infiammando due delle maggiori fonti di notizie online, oltre che televisive, la Cnn e la Fox News.

“Esclusivo: i libici usano i giornalisti come scudi umani”. Così si intitola uno scoop di lunedì 21 marzo della Fox News, scritto da Jennifer Griffin e Justin Fishel. I giornalisti raccontano che un attacco missilistico, pronto a essere sferrato sul centro del leader libico Gheddafi il giorno prima, non è stato sferrato per la presenza dei giornalisti. Secondo la Fox News, anche le fonti britanniche hanno confermato che sette missili terra-aria a lungo raggio Storm Shadow erano pronti ad essere lanciati da un velivolo militare ma il lancio non è stato effettuato per la presenza di gruppi di giornalisti della Cnn, Reuters e altre agenzie giornalistiche. Le autorità libiche avrebbero portato questi giornalisti nell’area ufficialmente per mostrare loro i danni degli attacchi iniziali, ma in realtà per usarli in modo più che efficace come scudi umani. Per difendere, cioè, il complesso residenziale di Gheddafi.

“Il fatto che la missione sia stata accorciata ha portato molta costernazione fra i comandanti della coalizione – hanno rivelato le fonti alla Fox News – ma gli ufficiali hanno scelto di cancellarla per evitare morti fra i civili.” Durante un briefing del giorno dopo i comandanti della missione avrebbero detto che il centro era stato preso di mira perché è un centro di controllo militare, e anche a causa dei sistemi di difesa aerea.

Un articolo breve ma incisivo quello della Fox News, che mostra ancora una volta la ferocia e il cinismo del dittatore, che non ha esitato a usare i giornalisti, che insieme ai medici e al personale di servizio civile sono gli unici a non poter essere coinvolti nelle azioni di guerra.

Peccato però, che secondo Nic Robertson, un esperto corrispondente della Cnn che faceva parte del gruppo dei giornalisti citati nell’articolo della Fox, questo non sia vero. Anzi, secondo Robertson, il resoconto è “ipocrita e oltraggioso”. “Dire che eravamo degli scudi umani è da matti”. E ha aggiunto: “Mi aspetto le bugie dal governo di qui, ma non me le aspetto da altri giornalisti. Sinceramente è molto deludente.”

Sembra anzi che i circa 40 giornalisti, chiamati a vedere i danni dei bombardamenti, non sapevano neanche dove erano diretti, ma mai ci sia stato, da parte degli accompagnatori libici, il minimo tentativo di restringere i loro movimenti. Dopo circa 20 minuti di visita sono stati portati in una tenda, dove avrebbe dovuto comparire Gheddafi, che però non è venuto. Nessun giornalista è stato trattenuto e, anzi, un rappresentante del governo ha spinto lo stesso Robertson dentro l’autobus per mandarlo via proprio mentre lui stava per trasmettere alla Cnn un servizio in diretta. Secondo Robertson l’unico della Fox News che ha preso parte alla visita non era un giornalista o un cameraman ma uno a cui era stata data una macchina fotografica e gli era stato detto di andare. “In generale, la squadra della Fox a Tripoli raramente va alle visite organizzate dal governo”, ha commentato.

Questa negli Stati Uniti è un’accusa molto grave perché uno dei capisaldi del giornalismo è l’indipendenza e l’imparzialità. Un bravo giornalista deve dare di ogni fatto almeno le due principali versioni contrastanti, in modo che il lettore possa farsi un’idea complessiva dell’evento e giudicare da solo. Non andare a vedere di persona un evento non permette al reporter di farsi un’idea indipendente ma lo lega inevitabilmente al resoconto dei fatti che gli fornisce il governo. Rischia quindi di fare propaganda, invece di proporre “la verità dei fatti”.

La rispota della Fox all’accusa di Roberston è stata molto evasiva. In pratica, è stata una non risposta. Il corrispondente della Fox News dal Pentagono Jennifer Griffin, autore dell’articolo sotto accusa, ha dichiarato che il suo collega corrispondente da Tripoli Steve Harrigan non era presente alla visita al centro di Gheddafi, mentre lo era la guardia di sicurezza ingaggiata dalla Fox per accompagnare il gruppo. Insomma, la Griffin ha sollevato il corrispondente da ogni responsabilità sulla veridicità del pezzo. Ma quanto alla veridicità dei fatti, neanche una parola.

La diatriba fra Robertson della Cnn e la Fox si è svolta sul terreno di battaglia più recente del momento, la Libia, ma ha lunghe radici. La Fox News, proprietà del gigante dei media Rupert Murdoch, non riesce infatti a superare la sua eterna rivale Cnn sulle notizie online, come fa invece nella televisione. Alla fine del 2010 la Fox online aveva una media di circa 24 milioni di utenti unici al mese contro i 48 milioni della Cnn. La Fox viene quindi accusata regolarmente di amplificare le notizie appositamente, di distorcerle o addirittura di inventarle, allo scopo di superare la rivale.

L’Huffington Post del 10 ottobre 2009 ha addirittura messo online un video intitolato “Le dieci bufale più notevoli della Fox News”. Il gruppo progressista Media Matters for America, un gruppo no-profit online che monitora e controlla la veridicità dei media su qualsiasi supporto, carta, video e online, e corregge le informazioni sbagliate, ha detto che ci sarebbero molti esempi della poca credibilità delle notizie riportate dalla Fox News, come quando le parole di Obama e quelle del vicepresidente sarebbero state tagliate ad arte, così da presentarle fuori dal contesto originale, distorcendo la sostanza del discorso. La Fox News avrebbe anche manipolato delle immagini per cambiare l’aspetto dei reporter del The New York Times, avrebbe usato pezzi di video per altri eventi e così via. Insomma, avrebbe fornito tutto fuorché un giornalismo indipendente, corretto e imparziale.

E a proposito dei giornalisti scudi umani, oggi l’inviato a Tripoli della Fox News, Steve Harrigan, ha dato dell’insulso a Robertson e, in pratica, dello scorretto: “Se (Robertson) fosse un uomo, mi avrebbe detto quello che pensava di persona”. L’idea di giornalismo di Robertson “è una porcheria”. Non ha fornito spiegazioni né sul pezzo, né sul fatto che lui non fosse presente al fatto.

Probabilmente la querelle fra la Cnn e la Fox News, oltre che per accaparrarsi il mercato dell’utenza, è legata al fatto che la Fox è accusata di avere simpatie repubblicane. Forse è legata alla discussione decennale che c’è negli Stati Uniti sul giornalismo e l’influenza dei media sulle decisioni politiche, sul voto, sull’opinione pubblica e persino le decisioni dei giudici, come nel caso di O. J. Simpson. Sta di fatto che la guerra in Libia viene usata non solo dai politici per acquisire voti e consenso, ma probabilmente anche dalle multinazionali della notizia, che dovrebbero svolgere un servizio a difesa della verità dei fatti. E forse, chi sa, anche da giornalisti poco scrupolosi, o in cerca dello scoop. Le conseguenze, se le notizie non fossero verificate, potrebbero essere letali per un paese in guerra: potrebbero giustificare decisioni militari, risoluzioni ONU e chi sa che altro. E se la guerra è sempre e comunque un affare sporco, dopo queste vicende lo è anche di più.