L’amico Roberto Saviano in TammorrAntiCamorra recita: “E’ giunto il tempo che smettiamo di essere una Gomorra…”

“Il Profeta fa da sentinella: vede l’ingiustizia, la denuncia e richiama il progetto originario di Dio” (Ezechiele 3,16-18). Pochi preti in Italia hanno fatto proprio questo passo della Bibbia. Uno di questi è stato don Peppino Diana, ammazzato dalla camorra di Casal di Principe, nel giorno del suo onomastico il 19 marzo di 17 anni fa, per essersi ribellato alla legge dell’omertà. Nel suo documento-appello “Per amore del mio popolo” diffuso in tutte le parrocchie di Casal di Principe e dell’aversano, affermava: “Il nostro impegno profetico di denuncia non deve e non può venire meno”. Esortava a un nuovo impegno delle chiese del territorio per uscire da una neutralità colpevole.

Lo stesso impegno che ha fatto di don Aniello Manganiello una sentinella di Scampia. L’ex scomodo parroco della chiesa di S. Maria della Provvidenza di Scampia, in seguito al clamore suscitato dal suo trasferimento, si è preso un anno sabbatico ed è tornato a casa per riflettere: “Sono stanco dei tanti attacchi di chi mi accusa di aver cercato la fama e il successo attraverso i media, affermando che le minacce sarebbero solo delle invenzioni”.

Un anno fa, nonostante le raccolte firme, le fiaccolate e le petizioni dei tanti fedeli, è stato trasferito da Scampia al quartiere Trionfale di Roma ufficialmente per “motivi di avvicendamento”. Ma il quartiere sa che la causa del trasferimento è un’altra. Don Aniello non ha paura di alzare la voce contro la camorra e con il suo modo di fare mette in risalto il non fare di chi ha smesso di essere sentinella. Il prete ha strappato al “sistema” tantissimi giovani, rifiutandosi di dare la comunione ai camorristi e di battezzare i loro figli. Una presa di posizione che gli è costata diverse minacce da parte della camorra. A maggio la Rizzoli pubblicherà il suo libro – scritto insieme ad Andrea Manzi, ex vicedirettore del quotidiano Roma – nel quale racconta la sua storia partendo dall’infanzia sino ad arrivare all’esperienza a Scampia, dove è stato 16 anni, con il suo epilogo. Al telefono mi dice: “Il titolo non è definitivo ma mi piacerebbe fosse ‘Per amore di Scampia non tacerò’”.

Perché questo titolo?
Per gratitudine nei confronti di don Diana, perché ha fatto il turno di veglia nella notte, per impedire l’arresto del cuore del mondo. Inoltre è uno stimolo forte a operare come lui con coraggio nel disprezzo della propria vita. L’uccisione del prete di Casal di Principe, mi portò subito alla mente don Puglisi e Oscar Romero vescovo di El Salvador ammazzato, da una spietata dittatura, a ridosso della mia ordinazione il 24 marzo 1980. Ciò che accomuna questi uomini è il loro forte sbilanciamento dalla parte dei poveri e della giustizia al costo di rimetterci la vita. Credo che oggi la Chiesa abbia perso la sua vocazione ad essere sale, luce, ad impegnarsi per la giustizia. Il clero si è assuefatto ad una mediocrità scandalosa. Mi chiedo perché oggi il clero non segua l’esempio di questi uomini.

Bonhoeffer il sacerdote che si oppose alla dittatura nazista affermava: “Quando un pazzo lancia la sua auto sul marciapiede, io non posso, come pastore, contentarmi di sotterrare i morti e consolare le famiglie. Io devo, se mi trovo in quel posto, saltare e afferrare il conducente al suo volante”.
Condivido in pieno. Oggi più che mai il ruolo di un prete coincide con la sua capacità di farsi lievito, di stare dalla parte della gente, di alzare la voce contro le ingiustizie. Paolo VI diceva che il popolo ha il diritto di scrollarsi di dosso il dittatore anche se questo potrebbe portare ad uno spargimento di sangue. Per esempio in Libia, mi pare di cogliere una grande ipocrisia da parte degli stati occidentali perché il popolo libico soffre la mancanza di libertà da lunga pezza, angariato, maltrattato, sfruttato e la comunità internazionale dove era? Forse tutelava, con servilismo, i propri interessi nazionali sulla pelle di tutti i libici che oggi si ribellano al dittatore.

Don Diana in una sua omelia affermava: “Non voglio sapere se Dio esiste o no, ma voglio sapere da che parte sta”. Da che parte sta, secondo lei?
Personalmente so Dio da che parte sta ma, molte volte, vorrei sapere da che parte sta la Chiesa.