L’informazione televisiva è appannaggio di qualche partito più che di altri? Sulle reti televisive si dedica più spazio a un certo partito piuttosto che a un altro? Secondo molti, più che domande, queste sono certezze. Secondo altri sono solo ed esclusivamente impressioni.

Abbiamo voluto verificare, numeri alla mano, quale sia l’obiettiva risposta a queste domande. Non tutti sanno, forse, che un’Autorità indipendente, istituita con la legge 249/1997, l’Agcom, misura i tempi dedicati ai diversi partiti dalle reti televisive, comunicandoli alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ovviamente tali dati non possono entrare nel merito della qualità e della tipologia di informazione trasmessa, ma riescono a fornire un quadro quantitativo della situazione, consentendo di verificare quanto prescrive la Commissione Parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radio-televisivi, la quale afferma che “nel rispetto della libertà di informazione, ogni direttore responsabile di testata è tenuto ad assicurare che i programmi di informazione a contenuto politico-parlamentare attuino un’equa rappresentazione di tutte le opinioni politiche assicurando la parità di condizioni nell’esposizione di opinioni politiche presenti nel Parlamento nazionale e nel Parlamento europeo”.

Ebbene, basta uno sguardo alla tabella qui riportata e subito salta all’occhio come i due maggiori partiti, l’uno del Governo (Pdl) e l’altro dell’opposizione (Pd), siano quelli che, negli ultimi tre mesi (dicembre 2010-febbraio 2011) hanno concentrato su di sé la maggior parte del tempo di trasmissione. In questo trimestre ha conteso loro la scena il Fli, per oggettive motivazioni legate alle sue posizioni, alla novità che rappresenta nello scenario politico, alle vicissitudini di cui è stato protagonista. Focalizzando, tuttavia, l’attenzione sui due maggiori partiti – Pdl e Pd – appare chiaro come vi sia uno squilibrio tra il tempo di cui gode il primo rispetto al secondo. E questo appare del tutto evidente, in particolare sui due più importanti telegiornali delle reti Mediaset, il Tg5 e il Tg4, e sul Tg1 della rete Rai.

Il comportamento più eclatante è quello del telegiornale di Emilio Fede (Tg4) che arriva a febbraio a dedicare al Pdl circa 4 volte il tempo concesso al Pd. Gli altri due telegiornali di Mediaset manifestano due atteggiamenti antitetici: il Tg5, come già rilevato, tende a un pronunciato favoritismo (escluso il mese di dicembre) nei confronti del Pdl, mentre Studio Aperto accorda a gennaio e febbraio un tempo di informazione più che doppio al partito di opposizione rispetto a quello di maggioranza. Tale comportamento è tuttavia in netto contrasto con l’atteggiamento tenuto nei mesi precedenti a quelli in esame, quando, generalmente, al Pdl veniva concesso un tempo di antenna spesso più che doppio rispetto a quello attribuito al Pd.

In ambito Rai, come già osservato, il Tg1 dà più spazio al Pdl che al Pd, “controbilanciato” dal comportamento del Tg3 che, invece, dedica più o meno lo stesso tempo al maggior partito di opposizione e a quello di governo, mentre il Tg2 mantiene un comportamento sostanzialmente più equilibrato nei confronti dei due partiti. Infine, il Tg La7, tranne che nel mese di dicembre, in cui dedica all’incirca lo stesso tempo ai due partiti in esame, nei mesi successivi allarga la forbice a tutto vantaggio del Pdl.

In estrema sintesi, se facciamo un conteggio del tempo di antenna dedicato dai sette telegiornali ai due maggiori partiti, risulta chiaro che, in tutti e tre i mesi considerati, 4 reti su 7 a dicembre e febbraio e 6 su 7 a gennaio danno più spazio al Pdl rispetto al Pd.

Un’ultima considerazione. Per una più chiara lettura dei dati, occorrerebbe ponderare i tempi di antenna di ciascun telegiornale con il rispettivo numero di telespettatori, per poter effettivamente calcolare quante persone vengono raggiunte dalle informazioni dedicate al Pdl e al Pd, oltre che a tutti gli altri partiti. Ma purtroppo non disponiamo dei dati Auditel, che permetterebbero tale tipo di analisi. Queste le parole che i numeri ci hanno detto e che tutti possono verificare.