Fermi tutti, avevamo scherzato. Con l’agile guizzo di un emissario libico, il presidente del Salone di Torino, Rolando Picchioni dribbla le polemiche per la lista dei 150 Grandi Libri «che ci hanno resi un po’ più italiani», compilata da un plotone di esperti in occasione del centocinquantenario. Fuori Il fu Mattia Pascal, dentro Piccolo mondo antico? Dentro Faletti, fuori Gadda? Niente Manzoni (con la scusa che i Promessi Sposi sono del 1840) e in cambio il venerabile Graziadio Isaia Ascoli? Che ci azzeccano i Canti Orfici di Campana, dedicati al Kaiser Guglielmo II? E perché nella lista degli editori c’è Sellerio e non Garzanti? Eh, non stiamo a guardare il capello! «Ci sarà sempre un dimenticato da ripescare – rassicura Picchioni – per questo abbiamo inventato il Pozzo degli esclusi. Ogni visitatore voterà il libro preferito».

Un canone all’italiana, insomma, che si riapre e si spacchetta a colpi di televoto. Come al Festival di Sanremo e al Grande Fratello. Che bisogno c’era, allora, di scomodare quaranta pseudoluminari sotto la guida di Gian Arturo Ferrari? Beh, ne valeva comunque la pena: la riforma è epocale. Anche per gli scrittori viene introdotta la separazione delle carriere: o libro o personaggio. Dato che Sciascia è personaggio, Il giorno della civetta non va in lista.

Certo, le femministe avranno da ridire sulle quote rosa: nemmeno una donna tra gli autori dei 15 superlibri, e una soltanto (Oriana Fallaci) tra i personaggi che hanno costruito l’identità nazionale. Ma più che per le quote rosa, nell’entourage di Cota c’è malumore per le quote verdi. Molti lamentano che il grosso della quindicina venga dal centro sud, e anche i 150 siano fortemente meridionalizzati.

Tranquilli, il Pozzo degli esclusi sistema ogni cosa. Come Al Bano e Patty Pravo a Sanremo, trombati grandi e piccoli torneranno a galla col teleripescaggio. Protesta l’Unione Consumatori: «Procedura poco trasparente». E già circolano le prime intercettazioni, come questa captata all’Olgettina: «Sono andata a fare due casting vaffa… e invece è entrato quel Citati col suo Leopardi, sai che palle! L’altra sera, Lui mi aveva promesso che ci mettevano il mio romanzo La Leopardata. Quello sì, è un libro che ha fatto l’Italia!»

Saturno, Il Fatto Quotidiano, 11 marzo 2011