Appassionante pièce di avanspettacolo sulle frequenze radiofoniche di Radio24. Primo attore: l’on. Domenico Scilipoti che, ai microfoni della Zanzara, condotta da Giuseppe Cruciani, si scatena in svirgolate e sanguigne gag d’antologia, sfoderando un gran florilegio di anatemi, senza risparmiare nessuno: da David Parenzo (da lui chiamato “Parenzio”) al senatore Stefano Pedica, dal Fatto Quotidiano alla Repubblica (da lui querelati per aver scritto, a suo dire, il falso).


Il sedicente “novello Ezra Pound” (“Molti mi dicono che sono un pazzo, d’altra parte lo dicevano anche di Ezra Pound”, ha dichiarato recentemente ad un incontro dedicato a Ezra Pound promosso dal Movimento di responsabilità nazionale, insieme al Forum Antiusura e a Casa Pound Italia) è furibondo e impetuoso.

Annaspante in una sbornia di ira, prende verbalmente per la collottola Parenzo e lo definisce “servo”, “sciocco”, “uno senza testa” (al contrario di Cruciani che, a dire di Scilipoti, è persona molto equilibrata che “sa dare la battuta al momento giusto” e “recepisce perfettamente”), “una commedia della vita”, “la brutta copia delle brutture della nostra storia negli ultimi vent’anni”, “una disgrazia dell’Italia”, e, a più riprese, “un parto anale”. E suffraga la tesi arrogandosi l’autorevolezza di uno dei massimi esperti di ostetricia (dopo un passato triennale di tassista per guadagnarsi da vivere), aggiungendo anche che il giornalista è al soldo di “qualcuno che gli ha regalato qualcosa” per sistemarlo nel programma la Zanzara e per guadagnarsi “il pane”.

Parenzo, dal canto suo, collegato telefonicamente durante un viaggio in treno, replica al focoso deputato tirando lo sciacquone nel bagno dell’Eurostar e appellandolo  come “l’Alvaro Vitali della politica”, “il Lino Banfi dell’Allenatore nel pallone”, “una scoreggia nello spazio”, citazione propria di Bossi (e non di Gianfranco Miglio, come sostiene erroneamente Parenzo), che con questa “estrosa” perifrasi definì Miglio, ideologo della Lega Nord.

L’apice del delirium tremens scilipotiano si raggiunge quando è affrontato il tema della scorta concessa a lui e a Razzi: Scilipoti parla di “speculazione” operata dai suoi ex colleghi dell’Idv, che “sono sempre stati e resteranno sempre autisti, nel modo di parlare, nel modo di usare il linguaggio”, in pole position il senatore Stefano Pedica e il deputato Massimo Donadi. “Questa è gente mediocre – sentenzia il deputato – che andrebbe presa a calci nel sedere, da Roma a Palermo oppure da Roma a Pordenone, perché è gentaglia che non capisce quello che dice”.

E rincara la dose, accusando i suoi ex compagni di partito di sobillare la gente comune alla violenza nei suoi confronti: “Sono stati loro la causa, sono loro che permettono a certi personaggi di scrivere ‘ti aspetta il plotone di esecuzione’, ‘farai la fine dei samurai’, ‘ti taglieremo la testa’”.

Ma dinanzi all’appellativo “autisti” tanti ascoltatori della trasmissione radiofonica telefonano imbufaliti alla redazione, come riferisce Cruciani a Scilipoti. Quest’ultimo allora spiega che il termine “autisti” appartiene al gergo siculo e sta ad indicare persone dalla forma mentis servile. “Un autista – afferma Scilipoti – è qualcuno che ha la mentalità di servo e continua ad essere servo e servire qualcuno che è definito ‘il padrone'”. Nel caso contingente, evidentemente, Pedica è un servile autista e Di Pietro il padrone.

Contumelie vibranti anche nei confronti di alcuni giornali istigatori all’odio: “Entro in un bar e c’è il cameriere che effettivamente non conosce la realtà, ma che legge dai giornali che Scilipoti è collegato a qualcosa di losco, agli ‘ndraghetisti e ai mafiosi. C’è un altro che dice che la fine che dovrei fare è quella di essere impiccato. Oppure mi aspettano sotto casa per spararmi. Ci sono anche gli sms che mi mandano giornalmente ed è gente che, poveretta, è malata e utilizza un linguaggio che è fuori dal normale”.

La colpa di quest’apocalisse è, secondo Scilipoti, di “quei servi mediocri giornalisti, personaggi che buttano fango, tanto che io ho querelato sia il Fatto Quotidiano, sia La Repubblica per tutte quelle bassezze e cose non vere che hanno detto. (…) E’ gente che non sa quello che dice, che parla tanto per parlare perché ha la bocca”. E sono questi giornalisti ad “armare le mani degli squilibrati”, mentre altri, come Parenzo, sono squilibrati di per sé.

Nell’affollato girone dei “mediocri” vanno buttati anche gli ex colleghi dell’IDV: Scilipoti crivella pure loro, bollandoli come servi sciocchi che per far contento il padrone (Di Pietro, ndr) si inventano qualsiasi cosa, perché hanno bisogno della bacchetta di zucchero o della bustina di zucchero da parte del capo-popolo, del capo-partito che dirà: ‘Hai fatto bene ad aver attaccato Scilipoti'”.

Primus inter pares
è, secondo il trafelato responsabile, il sen. Pedica, uno che dice “stronzate clamorose”, “un subumano”, “un idiota completo”, perché pure lui “non sa quello che dice, non si rende nemmeno conto delle parole che utilizza”. Pedica “vuole parlare alla pancia della gente”, ma “questi mediocri dovranno scomparire prima o poi, sono personaggi che andrebbero presi a calci nel sedere fin quando la scarpa si consuma”. Sono “personaggi che non hanno nessun significato non solo all’interno della politica, ma anche all’interno di quello che viene definito da noi come ‘nobile’, l’essere vivente, ecco…”

“E’ gente che cerca di speculare su tutto, è gente che non capisce, è gentaglia di grande mediocrità che spero che (aridaje, ndr) scompaia il prima possibile dalla vita politica e dalla vita sociale del Paese”.

La foga oratoria di Scilipoti è ormai tracimante e il segnale inquivocabile della staffilante filippica si ha quando parla di sé in terza persona, topos classico del suo repertorio dialettico: “Pedica conosce il parlamentare (Scilipoti medesimo, ndr), sa come ragionava e come ragiona”, ma ha insinuato che “la mancanza di denaro delle forze dell’ordine è dovuta alla scorta a Scilipoti e a Razzi” e quindi è “un emerito imbecille”.

Cruciani tocca anche un “dramma personale” di Scilipoti, il quale racconta che il giorno della domenica di Carnevale la figlia avrebbe voluto assistere con lui allo sfilata dei carri, ma il deputato ha dovuto vietarlelo per due motivi: avrebbe dovuto chiamare la scorta, a cui non voleva arrecare disturbo. E, in più, c’era il terribile timore che nella folla degli spettatori ci fosse qualche squilibrato (onnipresente, a dire di Scilipoti) che avrebbe tentato “non solo di dire qualche parola” ma anche di aggredirlo.

Parenzo non riesce a trattenere lo sghignazzamento e lo spernacchia bonariamente, rinfocolando così l’ira di Scilipoti e scoperchiando il vaso pandoriano delle sue velenose invettive: “Parenzio dice solo delle cretinate, non sa dire una parola seria”, “non ha cervello, è zero completo come Pedica, perchè sono fratelli”, “mi viene un senso di repulsione di fronte a certe persone che come uomini non valgono niente”.

E ancora: “E’ un grande mediocre sotto tutti i livelli, è un incapace sotto tutti i profili, non ha dignità come uomo, parla e butta fango solo per fare audience, esattamente come coloro i quali appartengono alla sua stessa razza, che sono una razza che dovrebbe essere non dico messa all’interno di un recinto, ma quantomeno all’interno… lasciamo perdere!”.

Cruciani gli chiede cosa intende per recinto e il nostro, forse emulando il linguaggio di gente con cui attualmente è manu e manuzza, scodella una risposta da perfetta vulgata coloniale fascista: “All’interno di un recinto, all’interno di un qualcosa di più grande di un campo sportivo.

L’epilogo della tragicomica farsa si ha con la menzione dell’ultima opera letteraria del deputato: Il re dei peones, con probabile prefazione firmata da Silvio Berlusconi. “Io l’ho chiesta al presidente – dice sconsolato Scilipoti – ma ancora non mi ha detto niente”.

Niente paura, caro on. Scilipoti. Nel caso peggiore, il filantropico Silvio non le negherà sicuramente un’allettante “bustina di zucchero”.