Solo quattro giorni fa tuonava in televisione: “Gli impianti hanno dimostrato di tenere botta, chi trae spunto dalla tragedia del Giappone per dare vita a una polemica politica è uno sciacallo. Vedremo nei prossimi giorni, ma sono fiducioso”. Poi, travolto dalle critiche, anche l’ex presidente di Legambiente Chicco Testa, attuale presidente del Forum nucleare italiano, tra i più ferventi sostenitori del ritorno dell’atomo nel Belpaese, ha fatto una marcia indietro e “ha preso spunto dalla tragedia” per una salutare riflessione.

Il dietrofront passa sotto il titolo interlocutorio “Serve una pausa per imparare dagli errori” e campeggia sul Corriere della Sera, che dedica al nucleare una pagina di dibattito tra sostenitori e oppositori. Testa figura ancora tra i primi, ma basta leggere le sue dichiarazioni per capire che la sicumera di pochi giorni fa si è dissolta.

“Ciò che sta succedendo in Giappone – scrive Testa – è molto più grave di quanto ci si potesse immaginare. […] Deve riconoscerlo senza esitazione e per senso di responsabilità anche chi, come me e tanti altri, tecnici, scienziati, esponenti politici, gente comune, è un convinto sostenitore dell’utilità dell’energia nucleare”.

Ma Testa continua, parla di “riconsiderazione” di tutto il settore. Di responsabilità guida dell’Unione europea e di necessità di “largo consenso”. Insomma, una marcia indietro in piena regola che somiglia molto all’inversione di tendenza messa in scena dal governo. I sostenitori del nucleare in salsa governativa, del resto, sanno dire una cosa e il suo contrario – la posizione di oggi sostenuta con la stessa certezza di ieri – allo stesso modo in cui Superman si cambiava d’abito alla velocità della luce e volava in cielo con la brillantina perfetta, senza mai spettinarsi neanche un po’.

Anche nell’esecutivo, fino all’altroieri la parola d’ordine era “avanti tutta”. Poi la situazione in Giappone è precipitata, portandosi dietro le certezze nucleariste del governo che di fatto ha approvato con il decreto legislativo una scatola vuota.

La marcia indietro – per carità, ben accetta anche nella sua ipocrisia – è arrivata dal sottosegretario Saglia, che ha demandato alle regioni il diritto di dire sì o no (salvo il fatto che tutti diranno no, perché come noto, a tutti piace il nucleare quando è in casa d’altri). Così come dal ministro dell’Ambiente Prestigiacomo, che è passata dal dire “i piani del governo non cambiano” al più morbido “inserire la nostra strategia nell’ambito dell’Unione europea”.

Il punto non è in questa sede se i vari Testa, Prestigiacomo e Saglia (e tutti gli altri) avessero ragione prima o adesso. Il punto è semmai cosa smuova con tanta repentina celerità ciò che fino a ieri era una granitica convinzione di avere ragione in una nuova, altrettanto granitica considerazione. Viene il dubbio che alla fine quello che conta sia, al di là di quello che si dice, sembrare convincenti più che essere convinti.