La Convenzione europea firmata ad Aarhus ,in Danimarca, il 25 giugno 1998, ed entrata in vigore il 30 ottobre 2001, afferma importanti diritti dei cittadini relativamente all’informazione e partecipazione in materia ambientale. Il suo art. 1 è del seguente tenore: “Per contribuire a tutelare il diritto di ogni persona, nelle generazioni presenti e future, a vivere in un ambiente atto ad assicurare la sua salute e il suo benessere, ciascuna Parte garantisce il diritto di accesso alle informazioni, di partecipazione del pubblico ai processi decisionali e di accesso alla giustizia in materia ambientale in conformità delle disposizioni della presente convenzione”. Sono quindi tre i settori coperti dalla Convenzione: l’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico e l’accesso alla giustizia.

Per quanto riguarda in particolare la partecipazione del pubblico, l’art. dispone quanto segue: “Ciascuna Parte provvede affinché la partecipazione del pubblico avvenga in una fase iniziale, quando tutte le alternative sono ancora praticabili e tale partecipazione può avere un’influenza effettiva”. Le amministrazioni sarebbero quindi tenute a informare per tempo i cittadini su ogni loro progetto suscettibile di avere conseguenze ambientali. In realtà ciò non avviene quasi mai. Ci troviamo quindi di fronte a una macroscopica violazione del diritto europeo.

Per fare un esempio diretto, chi scrive, insieme a molti altri cittadini di Roma, è vittima del cosiddetto Piano Urbano Parcheggi, una mostruosa macchinazione bipartisan, iniziata da Veltroni e ora portata a termine, a quanto pare, da Alemanno, che prevede la costruzione di inutili parcheggi che comportano lo sconvolgimento della vita e dell’ambiente urbano, a beneficio di poche imprese di costruzione e probabilmente dei loro sponsors politici. Giammai i cittadini sono stati chiamati a pronunciarsi e partecipare su questo piano.

Vale la pena di rammentare anche il principio di precauzione affermato dal principio 15 della Dichiarazione di Rio sull’ambiente e lo sviluppo: “Al fine di proteggere l’ambiente, gli Stati applicheranno largamente, secondo le loro capacità, il metodo precauzionale. In caso di rischio di danno grave o irreversibile, l’assenza di certezza scientifica assoluta non deve servire da pretesto per differire l’adozione di misure adeguate ed effettive, anche in rapporto ai costi, dirette a prevenire il degrado ambientale”. E’ quindi sufficiente un semplice sospetto per respingere un progetto che potrebbe avere gravi effetti ambientali.

Ma si sa, l’unico rischio che i politici avvertono, è quello di non poter più svolgere in modo adeguato il loro ruolo ben retribuito di battistrada dei poteri economici…. Figuriamoci quel che avverrà se, come sembra, il governo confermerà la sciagurata scelta del nucleare, nonostante il terribile monito proveniente da Fukushima. La partecipazione in Italia avviene guardando qualche faccia di tolla che, sullo schermo televisivo, dichiara che non c’è assolutamente problema… politici profumatamente pagati e in ottimi rapporti con le lobby nucleariste si trasformano per l’occasione in esperti e applicano a modo loro il principio di precauzione. Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere… Usque tandem?