Guai al paese che non ha più eroi. Il paese che ricevette controvoglia il commodoro americano Perry nel 1853. Che in passato aveva considerato lo tsunami una benedizione per aver spazzato via gli invasori cinesi. Nel quale il primo Shogun, governatore militare inferiore solo all’imperatore divino, nel XVII secolo mise fuorilegge la ruota per impedire gli spostamenti della popolazione e istituì di fatto le caste. Che solo trent’anni dopo la prima presenza occidentale pensò d’imporre come lingua ufficiale il tedesco per copiare l’organizzazione  del regno prussiano. Che nel 1905 sconfisse la Russia e divenne un impero asiatico dagli anni Venti alla Seconda guerra mondiale: quello del Sol Levante. Che fu punito per la sua hybris e per i suoi kamikaze (“vento divino”) con due Atomiche. Che sentì la voce del Tenno, il sovrano celeste, alla radio e capì allora che era umano. Che partì alla riscossa con la filosofia “raggiungere, superare” l’economia occidentale e divenne un colosso mondiale pur senza materie prime. Per il quale, e per il recupero del suo spirito originale, lo scrittore Yukio Mishima (a spanne un Pier Paolo Pasolini nipponico), fece Seppuku. Che già negli Anni ’90, dopo aver posseduto gran parte del debito americano, entrò in crisi e che da allora non si è più ripreso. Che ha la popolazione più anziana del mondo, con la maggior percentuale di centenari e praticamente senza immigrati (previsione: popolazione quasi dimezzata nel 2050). Il cui modello economico e sociale è entrato in una crisi di stagnazione anche psicologica, e quasi antropologica.

Ora un nemico non immediatamente percepibile dai sensi rappresenta un’altra nemesi, oltre quella atomica, proprio per il paese che ha tentato di abolire i rumori e gli odori, per il rispetto dei sensi. E si deve affidare ormai quasi solo allo spirito del suo popolo e alla vita dei “kamikaze” di Fukushima, che dovranno spegnere e rendere innocuo il mostro nucleare il cui vento divino può spazzare e piegare ancora una volta il paese del sole ormai calante.