Silvano Moffa

Il governo è uscito battuto questo pomeriggio dall’aula della Camera per la 67a volta dall’inizio della legislatura. A mandare sotto la maggioranza, un emendamento del Pd sulla tacita remissione delle querele. Poco importante dal punto di vista pratico, la sconfitta acquista significato dal punto di vista simbolico, soprattutto ora che il governo deve affrontare una possibile ipotesi di rimpasto che genera turbolenze soprattutto nel cosiddetto gruppo dei Responsabili. Proprio domani Berlusconi potrebbe salire al Colle per discutere le nuove nomine.

Fumata nera, invece, da un altro incontro, quello tra il premier e l’ex ministro Claudio Scajola. Scajola è uscito da Palazzo Grazioli senza aver ottenuto quanto richiesto. Così si fa sempre più concreta l’ipotesi di dare vita al gruppo parlamentare Azzurri, avanzata nei giorni scorsi dall’ex ministro dello Sviluppo economico critico rispetto al Pdl che “non è mai diventato il partito della gente”, aveva detto. Il faccia a faccia di oggi è durato poco meno di un’ora. Al termine Scajola ha assicurato che si è trattato di un “incontro come sempre franco e cordiale”, aggiungendo: “A me piace sempre unire e non dividere”.

Scajola potrebbe ritrovarsi a ricoprire l’incarico di responsabile degli enti locali del Pdl, nomina che però non rientra nelle sue aspirazioni. E, a quanto si è appresso da fonti interne al partito, Silvio Berlusconi ha lasciato intendere un suo possibile inserimento nel Risiko del prossimo rimpasto governativo (come già anticipato dal Fatto) ma il tema non sarebbe stato affrontato. L’unica certezza è che i due si incontreranno di nuovo nei prossimi giorni. L’ex ministro ha ribadito la volontà di ricoprire un ruolo nel coordinamento del partito così da poter tornare allo spirito iniziale di Forza Italia. E buona parte del colloquio è stata dedicata proprio al progetto politico di rilancio del Pdl. “Si è parlato di quale contributo Scajola possa dare al partito”, ha riferito un parlamentare che sostiene di aver parlato con Scajola. Berlusconi avrebbe tenuto al centro del colloquio le problematiche legate al Pdl e in particolare la necessità di un maggior radicamento del partito nel territorio. Un modo, secondo qualcuno, di sondare Scajola sulla possibilità di conferirgli un incarico legato ad una riorganizzazione a livello locale. Ipotesi che tuttavia l’ex ministro non sarebbe intenzionato a prendere in considerazione.

Le voci su cosa sia avvenuto dentro il salottino di palazzo Grazioli sono svariate. Tutti però concordano nel dire che non si è parlato di incarichi nel governo. Dettaglio che lo stesso ex ministro avrebbe confidato ad alcuni parlamentari. L’interpretazione che viene data in ambienti del Pdl non legati a Scajola è che Berlusconi abbia volutamente evitato il tema, sospettando che proprio il ritorno nell’esecutivo sia il vero obiettivo del politico ligure, che magari potrebbe “accontentarsi” del posto che era di Andrea Ronchi alle Politiche comunitarie. Insomma: nel migliore dei casi Berlusconi ha preso tempo e Scajola fa buon viso a cattivo gioco. Di fatto, un impasse.

Non l’unica nella maggioranza. Anche i responsabili, infatti, mostrano nervosismo. Dal gruppo che ha garantito la tenuta al governo il 14 dicembre arrivano malumori. Proprio Scilipoti ha scritto una lettera al capogruppo dei responsabili, Luciano Sardelli, per chiedere subito l’intervento del Cavaliere. “Gentile Luciano, ritengo assolutamente necessaria la convocazione del gruppo di Iniziativa responsabile per fare il punto sui rapporti con il governo e il presidente del Consiglio”, si legge nella missiva. “Le notizie frammentarie di questi giorni non aiutano a favorire quel clima sereno e quella legittimazione politica complessiva che sono la ragion d’essere del nostro gruppo. Spero in un’analisi complessiva e nei dettagli che ci permetta di meglio definire il comune programma e la nostra strategia nell’interesse del Paese”.

Ma già oggi si è fatto sentire anche Silvano Moffa, l’ex finiano che il 14 dicembre ha voltato le spalle a Fli per dare vita alla nuova formazione che, abbandonata la sua consueta diplomazia, dice senza mezzi termini: “Mi sembra abbastanza logico e in qualche modo giusto che anche i Responsabili abbiano la loro rappresentanza”. E sul Pdl: “Prima o poi dovrà interrogarsi sulla sua natura e sulla sua organizzazione interna e sul superamento di una fase commissariale. Non è ancora un partito popolare europeo. Se non si riorganizza rischia l’implosione”. Anche Francesco Pionati, leader di Adc e nelle truppe di Iniziativa Responsabile, ritiene sia “venuto il momento di motivare quei parlamentari che hanno scelto con lealtà di sostenere il governo. Noi lo abbiamo appoggiato il 14 dicembre, ricordiamolo, quando non era in vista alcuna trattativa”.