Esordio neutrale per Giuliano Ferrara? Non direi proprio. Anzi. Esordio perfetto per la nuova strategia dei nuclearisti.

Immaginateveli, loro. I nuclearisti. Anni e anni passati a creare una base di consenso e a lavorare sul pensiero delle persone per cancellare la paura di Chernobyl, evitando accuratamente di affrontare il tema nucleare nelle sue questioni più importanti (per esempio: tempistiche per l’attivazione delle prime centrali, convenienza economica, scorie nucleari, sicurezza). Una fatica incredibile.
Dentro Aspen Institute si convincono, ad un certo punto, che è giunto il momento di spingere nuovamente sul tema. Chicco Testa si è convertito dal Pci e dalle posizioni barricadere al “nucleare ad ogni costo”. Ci è voluto poco. Se l’ha fatto lui, si dicono. Anzi. Ecco che Testa diventa il testimonial naturale del ritorno all’uranio.

Così, si parte insinuando piano piano nel dibattito da uomo della strada le solite argomentazioni: “Le hanno tutti, le centrali nucleari; siamo dipendenti dall’estero; le centrali nucleari ci renderebbero liberi; quelle ai confini perché non ci fanno paura?” e via dicendo.

Tirano dentro alla partita Umberto Veronesi. Scienziato di chiara fama. E’ oncologo, quindi di centrali nucleari non ha alcuna competenza specifica. Ma pazienza: è un volto spendibile. E poco importa se Carlo Rubbia dice che il nucleare è una follia. Basta non dargli la stessa visibilità.

Poi tirano fuori il Forum per il Nucleare. Lo spot con gli scacchisti che si fronteggiano. Il giurì stabilisce che lo spot non era neutrale – ci voleva poco, per capirlo – ma, come al solito, lo fa quando la campagna pubblicitaria è già andata abbondantemente in onda. E ha sortito i suoi effetti. Certo, secondo i sondaggi non ha cambiato di molto la percezione del pubblico sul tema. Non ha cambiato senz’altro quella di chi è già deciso per il no. Ma ha aumentato del 2% il consenso degli elettori del PdL sul ritorno al nucleare. Vi pare poco? O pensavate che l’opera di consensificazione volesse cominciare a convincere gli scettici? Certo che no: si parte dalla base che si controlla, quando un tema è così delicato.

E i nuclearisti gongolano. Sanno che sono sulla buona strada.

Ma poi, ecco il terremoto in Giappone. Ecco le parole chiave, l’allarme fusione, le esplosioni, le barre esposte, il nucleo bla bla. Concetti sbandierati ai quattro venti – ovviamente, nella maggior parte dei casi, senza alcuna competenza specifica – che pure distruggono anni di lavoro e creano qualcosa contro cui nemmeno uno spot rassicurante può far nulla: la paura. La gente ha di nuovo paura del nucleare. I nuclearisti tremano: è già andata male una volta. Si disperano: loro hanno paura di vedere il loro progetto naufragare. In assenza di una strategia, fanno quello che fanno di solito quando non sanno più cosa dire: la buttano “in caciara”, perché a loro fa comodo che si butti “in caciara”. Si sente persino dire che Chernobyl è un cavallo di battaglia della sinistra, fra le tante isterie pro e contro. Non solo. Ad Agorà, Carlo Ciccioli, deputato Pdl, vicepresidente della Commissione Affari Sociali, dice addirittura che Chernobyl “fa parte della storia della sinistra”. Colpa dei comunisti, insomma.

E poi, si riorganizzano passata l’emotività – sono umani anche loro – e ripartono. Dalla paura, quella che non possono combattere. E infatti, l’editoriale di Ferrara a Qui Radio Londra comincia proprio da lì, dall’ammissione della paura. Poi, fingendo equilibrismi, abbozza, aggiusta e affonda fino al gran finale: “Dobbiamo controllare la nostra paura senza negarla. E’ inutile stare a dire ‘non è successo niente, andiamo avanti come nulla fosse’. Senza negarla, ma mettendola al guinzaglio, come una bestia che vuole mordere, e che morde soprattutto noi. Se vinceranno la loro battaglia nella centrale di Fukushima potremo dire che anche nella più grande devastazione, quella fonte indispensabile di energia per i prossimi anni è relativamente al sicuro. Ma se non la vinceranno, dovremo pensarci molto bene.”

Ovvero. Se i Giapponesi ce la fanno, allora avanti tutta. Se no, pensiamoci. Neutrale? Non mi pare proprio. Strategia, piuttosto. Perché Ferrara è un nuclearista convinto e finge di non esserlo in tv. E a conferma della cosa, sempre su Rai 1 ma in seconda serata, arriva la fanteria: il nuovo capo della Protezione Civile dichiara, a Porta a Porta, che hanno un piano anche per le emergenze nucleari. E’ vero, è qui. Un bel piano su pdf, revisionato il 1° marzo 2010. Sarà sicuramente rassicurante, sulla carta. Dirlo in tv aiuta a scacciare la paura.

Peccato che per prevenire le emergenze nucleari basterebbe non farle, le centrali. Così, persino Ferrara potrebbe non aver paura.