Il terremoto e lo tsunami in Giappone hanno provocato, in tutto il mondo, grande senso di solidarietà, di smarrimento, e di angoscia per quello che potrebbe ancora accadere.

Tutti siamo con il fiato sospeso per le conseguenze legate alle esplosioni nelle centrali nucleari e alla eventualità di una catastrofe nucleare.

In questo momento ci auguriamo che venga evitato il peggio e che la popolazione, già stremata dal violentissimo terremoto, sia protetta dalle radiazioni che continuano a essere rilasciate in atmosfera. Nonostante le dichiarazioni del Governo, la crisi di Fukushima continua a essere una corsa contro il tempo e la situazione chiaramente non è sotto controllo.

Secondo l’agenzia nucleare francese, le emissioni radioattive del reattore 1 sarebbero molto più consistenti di quanto dichiarato dalle autorità giapponesi.
In realtà ci sono molte voci critiche e dissonanti da quelle ufficiali del Governo giapponese. In particolare Masashi Goto, un ex progettista di centrali nucleari, durante una conferenza stampa, ha accusato il governo giapponese di non dire tutta la verità sulla situazione degli impianti atomici danneggiati dal terremoto. Secondo Goto, per il Giappone “si prospetta una crisi gravissima“: uno dei reattori dell’impianto di Fukushima-Daiichi è “altamente instabile“. Ed una eventuale fusione avrebbe conseguenze “tremende“.

Questa tragedia, però, parla al mondo intero e pone un interrogativo a tutti i governi sulla presunta sicurezza delle centrali nucleari. Ma parla soprattutto al nostro Paese, in cui il Governo ha deciso, con il voto di fiducia, di reintrodurre il nucleare in Italia nonostante la volontà popolare espressa nel referendum del 1987.

Le immagini e le voci che giungono dal Giappone impongono un atteggiamento di grande responsabilità e sarebbe auspicabile che il Governo italiano dismettesse i panni delle certezze assolute, sulla presunta capacità di andare avanti nel progetto di realizzazione di centrali “sicure” nel nostro Paese. La scelta nucleare del Governo è stata fatta su pressione della lobby affaristica italiana ed internazionale che punta sul grande affare nucleare.

Sarebbe invece un atto di saggezza e di responsabilità quello di decidere di bloccare immediatamente il progetto nucleare.

Il Giappone ci dice, se ancora ci fossero dubbi, che non esistono impianti sicuri e che nei Paesi,come l’Italia, a forte sismicità aumentano i rischi in modo esponenziale. Così come è rimasto irrisolto, in tutto il mondo, il problema dello smaltimento delle scorie radioattive, che rilasceranno radiazioni per decine di migliaia di anni.

La costruzione di centrali nucleari sarebbe una ipoteca sul futuro per le generazioni che verranno. Ed è il motivo per cui bisognerà battersi attraverso lo strumento del referendum per impedire che l’Italia ritorni al nucleare e nello stesso tempo lavorare per lo smantellamento delle centrali negli altri Paesi, prima che sia troppo tardi.

La soluzione è nella ricerca, nel risparmio energetico e nell’investimento nelle fonti energetiche rinnovabili. L’esatto contrario di quello che ha fatto il Governo italiano.