“Abbiamo fatto una stima e possiamo dire di essere un milione ad essere scesi nelle piazze oggi comprese anche quelle delle città estere, in difesa della nostra Costituzione”. L’annuncio, seguito da un lunghissimo applauso, viene dato a Roma dal palco del C-day allestito a Piazza del Popolo a Roma al termine della manifestazione che ha coinvolto decine di piazze in Italia e all’estero. Il corteo romano, il più grande, si era aperto con un enorme tricolore di 60 metri quadrati aperto a piazza Esedra a Roma. Una piazza che si è andata via via riempiendo. Gremita di giovani, studenti, genitori, docenti ma anche alunni delle elementari che gridano forte la loro intenzione di difendere la Costituzione. Uno slogan su tutti dà il senso della manifestazione: “La Costituzione ci difende, difendiamo la Costituzione”. Nessuna bandiera di partito, ma solo un’immensa folla con bandiere tricolore, coccarde e copie della Carta in mano. Alcune ristampate, altre ingiallite dal tempo. Tantissimi i cartelli fatti a mano che recitano “Prendiamoci la Costituzione sulle spalle: io adotto…” e il numero dell’articolo che si è deciso di difendere. Numerosi gli studenti con i diversi articoli della nostra Carta e che gridano “La Carta è una cosa meravigliosa”. In particolare gli studenti portano sulle loro spalle l’articolo 33 “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. Ma anche, l’articolo 4 letto con una triste prospettiva “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”.

Un gruppo di bambini di una scuola multietnica di Roma, la Di Donato del quartiere Esquilino, ha sfilato con uno striscione colorato. Ognuno di loro, dietro lo zainetto ha attaccato l’articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinione politica, condizioni personali e sociali”. Moltissimi gli articoli 34 gridati e stampati sulle magliette dei manifestanti “La scuola è aperta a tutti i capaci e i meritevoli anche se privi di mezzi hanno il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Virginia, 11 anni frequenta la prima media e oltre a portare sulle sue spalle l’articolo 34 porta in mano, in bella mostra come tantissimi altri che stanno sfilando per via Barberini il volume in cui sono raccolti gli articoli della nostra Costituzione in mano.

“Sono angosciato – spiega Flavio Lotti, portavoce nazionale della Tavola della pace, che ha portato il lunghissimo tricolore – per il fatto che le armi italiane continuano a fare stragi di innocenti in Libia. Non bastano le parole per fermare le bombe. L’Italia ha il dovere di difendere i diritti umani. Non possiamo permettere che Gheddafi riprenda il controllo della Libia con le armi. Se questo accadesse comporterebbe una strage di civili e di diritti dalla quale nessuno di noi si potrebbe assolvere”. Lotti spiega quindi che la Tavola della pace è partecipa come le migliaia di persone che sfileranno oggi “per ricordare che la nostra Costituzione attende di essere attuata. Va difesa ma anche attuata e nello stesso tempo dare solidarietà a quei giovani che stanno lottando per averne una”.

Intanto la Rete 29 aprile dei ricercatori universitari lancia una iniziativa: “Adotta un articolo della Costituzione”. Un ricercatrice dell’Università La Sapienza di Roma versa un euro simbolico agli organizzatori del Cday che questi giorni hanno parlato di autofinanziamento per questa mobilitazione nelle piazze italiane. “Ho adottato l’Art.21, quello per la libertà di Stampa – dice Patrizia dottoressa in farmacologia – perché se vogliono imbavagliare la stampa imbavagliano anche quanti come me gridano contro i tagli, contro la ricerca, contro lo sviluppo”.

Ma è la manifestazione dei tanti lavoratori. Di chi ha scelto di scendere in piazza provenendo dalle regioni ricche d’Italia. “Sono emiliana – racconta a ilfattoquotidiano.it Giovanna, 50 anni – ma ho perso il lavoro da poco, la crisi sta toccando Regioni come la nostra, che non avevamo mai avuto grandi problemi di occupazione”. La donna si unisce ad un gruppo di operai della Technicolor di Roma, uno dei fiore all’occhiello dell’industria cinematografica italiana: 73 operai messi in cassa integrazione e mobilità.

Il lungo corteo incontra le tante migliaia di persone che aspettano da ore a piazza del Popolo. E dal palco del Cday viene lanciato l’appello a fermarsi per un minuto. Un minuto di silenzio per ricordare le vittime del terribile terremoto in Giappone. Si parte con gli interventi, preceduti dal suono dell’orchestra “Resistenza musicale” che suona il Nabucco cantato a gran voce da moltissimi manifestanti. “Viva la Costituzione” è il grande slogan che viene rilanciato dal palco. Poi si comincia con i tanti volti noti e non: rappresentanti del mondo dello spettacolo, del giornalismo, del lavoro, della politica, della magistratura. Donne come Ottavia Piccolo, Monica Guerritore, Fiorella Mannoia, Paola Lavini e poi attori come Ascanio Celestini, Moni Ovadia, cantanti come Roberto Vecchioni e magistrati come Antonio Ingroia che leggeranno i primi articoli della carta costituzionale. E’ proprio il magistrato antimafia che dal palco afferma: “La posta in gioco ha a che fare non tanto con il nostro presente ma con il vostro futuro”.

Nella piazza, tra la gente, svettano i cartelli contro il premier Silvio Berlusconi. “Berlusca, cervello flaccido” oppure “Io non odio Berlusconi, voglio solo vederlo in cella con Hannibal Lecter”, tenuto in mano da una giovane disoccupata con un figlio di 11 al seguito. “Non vedo futuro – dichiara – io ho perso il lavoro, mio marito da tre anni è senza lavoro, era impiegato da 17 anni nel settore della lavorazione del vetro, che oggi versa in una crisi profonda”.

La lettura degli articoli letti dal palco è il leit motiv anche delle altre manifestazioni “Per la Carta” nelle altre città italiane.

Milano – Sono oltre un migliaio i manifestanti che si sono radunati in Largo Cairoli a Milano. A presentare la manifestazione è stato Piero Ricca di Qui Milano libera che ha fatto alternare sul palco gli ospiti per i vari interventi. Sul palco sono intervenuti giuristi, esponenti della società civile e della cultura, come Salvatore Borsellino e Dario Fo. Il premio Nobel ha attaccato anche il sindaco di Milano Letizia Moratti “ciò che succede a Milano dovrebbe farci vergognare – ha affermato – siamo sempre i primi quando si tratta di speculare: abbiamo un figlio della responsabile di questa città che si sveglia un giorno e ad un certo punto dice ‘io sono Batman’. E quindi cosa fa? Prende dei capannoni ad un prezzo stracciato e nessuno si ribella, tanto arrivano le leggi a sanare tutto”. Ma, ovvio, sono stati riservati al premier i giudizi più ‘lusinghieri’: “Lui è stupefacente – dice il Nobel – capace di fare un discorso in maniera pacata e piena di str… e una volta che finisce di fare questo discorso, davanti a una platea di stranieri, all’estero, lui dice ‘e adesso tutti a fare bunga-bunga’. E lì, questa platea di stranieri si è chiesta: ‘Ma è scemo?’ E certo che è scemo”.

Firenze – Piazza della Signoria è invasa invece da oltre 8mila persone con bandiere tricolori, grandi cartelli con la scritta “Mi piace la scuola pubblica” e una schiera di persone a formare un enorme slogan  umano, una lettera per ogni manifestante, con la scritta “Noi in piazza, governo a casa”.

Bologna – Almeno 10mila persone hanno sfilato nel centro di Bologna partendo da piazza XX Settembre fino a Piazza San Francesco. Ad aprire il corteo uno striscione arancione con su scritto: “Noi siamo il diritto allo studio. Noi siamo la scuola pubblica”.

Padova – Altre 2mila persone si sono radunate a Padova. Una folla pacifica e variopinta dove gli studenti hanno organizzato la lettura degli articoli della Costituzione riuniti nello storico Caffè Pedrocchi, luogo simbolo dei moti del 1848.

Palermo – Tanti anche coloro che si dati appuntamento in piazza Verdi a Palermo, davanti al Teatro Massimo, oltre un migliaio. Anche qui studenti, ricercatori e docenti a braccetto. “Siamo in piazza – ha detto Alessandro Cucchiara, rappresentante di istituto del Liceo Meli di Palermo – per difendere la scuola pubblica. Piuttosto di fare propaganda e dire che nelle nostre scuole vengono inculcati valori contrari alla famiglia – ha aggiunto – il governo dovrebbe capire che c’è bisogno di strutture e di risorse, non di tagli”.

Torino – In piazza Castello, l’inno di Mameli è stato suonato dall’Orchestra del teatro Regio da settimane impegnata, come tutti gli altri lavoratori dell’ente lirico torinese, in iniziative di mobilitazione contro i tagli al Fondo unico dello spettacolo. Anche qui tanti i tricolore sventolanti. Come in altre decine di piazze italiane. Sopra a teste e ombrelli faceva capolino una gabbia di cartone con una sagoma di Silvio Berlusconi dietro le sbarre. Riportava la dicitura: “I have a dream”.