Mentre la Lega araba decide (assolutamente contrari Siria e Yemen, da quanto si è appreso) sull’ipotesi di una no fly zone, le forze di Gheddafi continuano la controffensiva: a causa dei bombardamenti dell’esercito del rais gli insorti libici sono stati costretti ad arretrare dal porto petrolifero di Ras Lanuf. Lo riferiscono fonti dei rivoltosi. Secondo la Bbc le truppe del colonnello avrebbere conquistato la città.

Intanto si sono intensificati gli attacchi aerei sia su Misurata, in Cirenaica, che su Brega, l’altro terminal petrolifero in mano agli insorti. “Ci siamo ritirati a tre chilometri di distanza a Ras Lanuf che ora è in mano alle brigate di Muammar Gheddafi“, ha detto una fonte dei ribelli libici alla tv satellitare al-Arabiya. “Siamo vicini e in poche ore potremmo ritornare. Ci siamo ritirati dopo i raid di oggi. Ras Lanuf come al-Zawiyah sono punti nevralgici per Gheddafi perché rappresentano le sue fonti di sostentamento essendoci i principali terminal petroliferi del paese”.

Il Consiglio nazionale ditransizione libico, il cosiddetto governo provvisorio creato dagli insorti nell’est della Libia, ha chiesto alla Lega Araba (riunita in seduta straordinaria in queste ore) di riconoscerlo come rappresentante in Paese. Il Consiglio di transizione ha inoltre sollecitato la Lega Araba a prendere una decisione che permetta la messa in atto della no fly zone sul Paese.

Di Libia è tornato a parlare anche il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, in un’intervista al settimanale Gente: “La violenza va sempre condannata, ancor più se nei confronti del proprio popolo. Non ci resta che guardare gli sviluppi futuri, sperando che i Paesi del Mediterraneo non cadano nella mani dell’estremismo islamico, ma che siano capaci di impiantare le fondamenta solide di regimi pienamente democratici”. E ancora, riferendosi al baciamano a Gheddafi in una delle occasioni in cui si sono incontrati: “Ho un forte carattere guascone, che qualche volta mi porta in modo spontaneo a comportamenti non strettamente conformi alla forma. Non nego – prosegue il presidente del Consiglio – di essere stato amico del popolo libico e – precisa – lo sono ancora”. Secondo il ministro degli esteri Franco Frattini, invece, le nuove minacce del figlio di Gheddafi, Seif Al Islam, all’Italia sono solo “il tentativo di legittimare un regime che l’Unione europea ha detto che non può essere legittimato”.

I ministri degli Esteri della Ue ritengono necessario allargare la trattativa a tutte le tribù libiche interessate ad un cessate il fuoco nel Paese arabo e a non limitarsi al riconoscimento come unico interlocutore del Comitato di transizione (dei ribelli) di Bengasi. E’ questa la linea emersa nell’incontro informale tra i 27 capi delle diplomazie europee, svoltosi ieri ed oggi nel Castello reale di Godollo, vicino a Budapest. La riunione era in agenda da tempo nell’ambito della presidenza ungherese della Ue e, pur se in qualche modo si è accavallata con il vertice straordinario tenutosi a Bruxelles, è servita a valutare e definire meglio le diverse opzioni sul tavolo della Comunità internazionale per porre fine alle violenze in Libia e prevenire nuovi possibili massacri e crimini contro la popolazione civile.

Domani nella capitale egiziana volerà anche il “ministro degli esteri” della Ue, lady Catherine Ashton, per coordinare l’azione europea con quella dell’organizzazione araba. “La priorità è  un cessate il fuoco, ha spiegato Frattini. In questa ottica, ha aggiunto, “si sta lavorando ad un coinvolgimento dei vari gruppi tribali che operano nel Paese e che possono rappresentare tutte le parti del territorio”.