In qualità di blogger, aderisco con convinzione al Costituzione Day, la manifestazione del 12 marzo promossa da una rete di associazioni e movimenti. In queste ore gli appelli si susseguono nel web e la raccolta fondi è in corso nel migliore dei modi. E’ doveroso il ringraziamento all’associazione Articolo 21, e in particolare a Beppe Giulietti, Tommaso Furfaro e Nicola Tranfaglia, per il lavoro che stanno svolgendo con gli altri movimenti.

Esiste un’unità di intenti per fermare un disegno eversivo autoritario mirato a svuotare le istituzioni del Paese e mettere in seria discussione la Carta costituzionale, ma è altrettanto vero che poco è stato fatto dagli organi di informazione, conniventi sul disegno. Un paese di smemorati, dove esiste un organo superiore che chiameremo MinzulPoP, è il terreno migliore per applicare un totalitarismo moderno, fatto di corruzione, mancanza di etica, responsabilità e visione progressista per il futuro.

Quando riflettiamo sul diritto di informazione sancito proprio dall’articolo 21 della Costituzione, dovremmo abbinare il dovere di cronaca del giornalismo italiano. Per rendere meglio l’idea, voglio raccontarvi una storia che molti lettori del Fatto Quotidiano conoscono: è la storia di Giancarlo Siani. Giancarlo era un giovane collaboratore del Mattino di Napoli, con base a Torre Annunziata. Grazie alle sue inchieste sulla camorra accusò il clan Nuvoletta, alleato dei Corleonesi di Totò Riina, e il clan Bardellino, esponenti della “Nuova Famiglia“, di voler spodestare e vendere alla polizia il boss Valentino Gionta, divenuto pericoloso. Fu per questo che la camorra sentenziò la sua morte a 26 anni, il 23 settembre 1985. La sua foto più conosciuta è l’emblema del suo martirio: il viso dipinto col simbolo della libertà  in una marcia della pace a Roma.

In pochi, purtroppo e volutamente, ricordano nelle istituzioni il sacrificio del giovane Siani. C’è voluto il film Fortapàsc di Marco Risi per riportare in auge il lavoro del giornalista. Io credo che non sia sufficiente delegare a seppur bravi uomini di cultura la memoria postuma e l’azione anche politica della legalità e della giustizia sociale. In occasioni come quella del 12 marzo , la società civile e i cittadini hanno il dovere di mobilitarsi e informare il più possibile quelle persone a cui sta a cuore il futuro del paese. Per attuare un disegno eversivo occorre che ognuno di noi resti nella vita privata e si disimpegni dalla cosa pubblica , in fondo non è difficile se grazie ai media in mano ad una persona sola è delegata l’informazione. Sempre meno sono i giornalisti liberi , sempre più i funzionari , i cortigiani e i pappagalli di corte. Per questo motivo il 12 marzo non dovrà fermarsi la mobilitazione  . Io credo che sia importante rilanciare messaggi come La Rai ai cittadini , fuori la partitocrazia dal servizio pubblico e stop ai finanziamenti pubblici ai quotidiani. Occorre ripulire la nostra fragile democrazia ridando una moralità alle istituzione e difendere costantemente il dovere di cronaca e di informazione. Giancarlo è morto a soli 26 anni e quando penso a lui penso anche a Mauro Rostagno,Pippo Fava,Beppe Alfano,Walter Tobagi , parliamo di loro parliamone a chiunque e riprendiamoci la memoria di questi martiri.