Il premier Silvio Berlusconi, sui tagli alle energie rinnovabili, sono costretti a fare dietrofront. Restano i tagli, probabilmente, ma verranno limitati. E’ stato lo stesso presidente del consiglio ad affermarlo: “Gli incentivi alle energie rinnovabili devono adeguarsi all’andamento degli altri Paesi europei. Il boom del settore fotovoltaico”, ha detto, “determina sulle bollette dei cittadini un aggravio che era necessario calmierare. Ma il progetto di diversificazione delle fonti di energia corrisponde a impegni internazionali precisi e guarda al futuro”. Poi fa capire che le industrie del settore – una delle più importanti si chiama Sorgenia ed è proprietà del nemico storico di Berlusconi, Carlo De Benedetti – non hanno niente da temere. “Coloro che hanno investito nella cosiddetta green economy, come anche chi lavora in questo settore, non devono nutrire timori ingiustificati. Entro poche settimane – annuncia il premier – il governo stabilirà il nuovo quadro di incentivi che consentirà alle aziende del settore la programmazione di investimenti per un mercato maturo di lungo periodo in vista degli obbiettivi europei per il 2020”.

Una dichiarazione, quella di Berlusconi, che smentisce almeno in parte il decreto legislativo da lui firmato la scorsa settimana dove, tra l’altro, si prevedeva il taglio retroattivo del 22% per gli incentivi per l’eolico e il sistema di aste al ribasso per i nuovi impianti. Ma cos’è che ha fatto cambiare idea al governo? Intanto l’Aibe, l’associazione delle banche estere in Italia, aveva scritto a Palazzo Chigi, lamentando l’incertezza del diritto che si era venuta a creare sulla materia e paventando il rischio di inaffidabilità del legislatore italiano che porterebbe le banche estere a non investire più nel nostro Paese il governo reagisce.

“Se non cambiano il testo, saremo costretti ad abbandonare l’Italia. Oltre 1.300 lavoratori perderanno il posto”, aveva aggiunto l’ingegner Ricci, direttore di Power One Italia, multinazionale americana con uno stabilimento a Terranova Bracciolini, in provincia di Arezzo. I dipendenti della Aecos, azienda sarda di Nuoro, hanno deciso di protestare contro il decreto legislativo sulle rinnovabili salendo sul tetto dei locali degli uffici.

Ma è solo un problema di perdita dei posti di lavoro? No, c’è anche un problema politico. Soprattutto con i parlamentari del popolo della libertà al sud. E in particolare  con Gianfranco Miccichè: “Così com’è stato scritto e ideato finora, il testo sull’energia verde è sbagliato e si deve cambiare, aveva detto tre giorni fa senza usare mezzi termini il fondatore di Forza del Sud, che porta in dote al parlamento cinque voti. Che poi aveva imposto un aut aut: ”O si fa così o cade il governo”. In particolare, Miccichè aveva chiesto ai tre ministri interessati, quello dell’Agricoltura, Giancarlo Galan, dello Sviluppo, Paolo Romani, e dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ”di risiedersi non solo con alcuni che gli suggeriscono quello da fare, ma con gli altri”, che forse gli possono suggerire qualcosa di diverso ”ma migliore”. Per poi aggiungere: il sud, per caratteristiche geografiche, e’ terra ricca di impianti di rinnovabili, eolico e fotovoltaico in primis: e quindi se questi incentivi improvvisamente vengono meno, chiudono tutti. E allora io non credo che sia interesse né di Berlusconi né di questo governo far chiudere quel poco di produttivo che esiste qui al sud”.

Un messaggio che Berlusconi ha recepito al volo. Dopo ave parlato della riforma sulla giustizia ha precisato le intenzioni del governo sulle fonti rinnovabili e smentito in sostanza i suoi ministri. Non sappiamo ancora come, ma il decreto in qualche modo verrà modificato. O comunque, come annunciato da Berlusconi, saranno adeguati gli incentivi.