Da una parte il Pdl che esulta per l’approvazione all’unanimità della riforma costituzionale della giustizia in Consiglio dei ministri. Dall’altra la chiusura (semi)totale del Partito democratico che annuncia barricato cotro una “riforma-imbroglio”. Cauto il Terzo Polo: nessun veto pregiudiziale, ma avanti con calma. Intanto si mobilitano le toghe. L’Anm parla di “disegno complessivo” della riforma costituzionale che “altera sensibilmente il corretto equilibrio tra i poteri dello Stato”. 

“E’ una riforma attesa da anni, i cittadini la apprezzeranno e, se chiamati, la voteranno massicciamente”, ha esultato il ministro Gianfranco Rotondi. Il portavoce Pdl Daniele Capezzone ha aperto ai “garantisti del centrosinistra: “La riforma può rappresentare una grande occasione per i garantisti di sinistra. Anche dentro il Pd – ha aggiunto -, vi sono segmenti importanti di elettorato e di gruppo dirigente che hanno sofferto, in questi anni, la scelta di una sudditanza politica e psicologica rispetto alle procure, al gruppo editoriale Repubblica-Espresso, così come rispetto ad altre piccoli o medi fenomeni culturali di antigarantismo. C’è davvero da augurarsi che l’opportunità sia valorizzata e non sciupata”.

Ma qualcuno nel Pd non ostile alla riforma c’è. E’ il senatore Enrico Morando che sul sito Ilsussidiario.net si rivolge direttamente al ministro della Giustizia: “Caro Alfano, se parti dalla “bozza Boato” noi ci stiamo”. Nell’intervista il senatore del Pd ha spiegato: “Sono convinto che il Partito democratico debba usare il tempo rimanente di questa legislatura per accreditarsi come alternativa credibile di governo. Per fare questo deve però presentare le sue proposte di riforma. Sul fatto che ci sia bisogno di una riforma radicale del ‘servizio giustizia’ infatti non vi è alcun dubbio. Il Pd – ha proseguito Morando – deve partire dalle proprie proposte riprendendo alla lettera la bozza di riforma costituzionale della Bicamerale D’Alema. In quel disegno di riforma la separazione delle carriere non c’è e, di conseguenza, non è prevista la separazione in due Csm distinti. C’è però una profonda e delineata distinzione delle funzioni”.

Tutto il Pdl esalta la riforma come “epocale”. Maurizio Paniz, deputato del Pdl che ultimamente si è molto speso per il premier grazie al ruolo di membro della Giunta per le autorizzazione a procedere, usa toni trionfali: ‘”Dopo decenni di chiacchiere finalmente un governo, il governo Berlusconi, licenzia una riforma costituzionale della giustizia, attesa da tutte le categorie che hanno a cuore le sorti di un settore straordinariamente importante per la crescita anche imprenditoriale dell’Italia: non è una riforma contro i magistrati, ma è una riforma nell’interesse dei cittadini”.

Ma nel Partito democratico la posizione dei più è di chiusura. A partire dal segretario Pier Luigi Bersani: ”Al solito questo Paese è inchiodato sulle priorità politiche e personali di Berlusconi mai su quelle vere della gente. L’Italia non ha bisogno di una riforma costituzionale di cui discuteremo a vuoto per due anni”. Per Bersani si tratterebbe solo di un “diversivo su un testo più che criticabile”. Il capogruppo del Pd alla Camera Dario Franceschini parla apertamente di “imbroglio”. “Non è stata approvata alcuna riforma della giustizia, ma solo una proposta che verrà mandata in Parlamento e non sarà approvata, nemmeno con un miracolo, prima di un anno, un anno e mezzo”, ha commentato a caldo. “Siamo davanti a una mera operazione d’immagine – ha detto Franceschini – Sono altre le riforme che gli italiani si aspettano: la certezza della pena, i processi veloci. Questa proposta ha come unici scopi quelli di punire i pm e metterli sotto l’Esecutivo”. Nessun margine di confronto anche per il senatore Nicola Latorre: ”Sulla giustizia rilanceremo le nostre proposte, ma credo di poter dire fin da ora che non mi pare ci siano margini per un confronto costruttivo, almeno stando agli annunci”.

L’Italia dei valori arriva a invocare il referendum.“E’ il popolo italiano che non solo può, ma è chiamato a intervenire, mettendo la parola fine a questa vicenda, triste e tragicomica, di questo gruppo piduista che è andato al potere e che sta travolgendo le regole del gioco – ha detto Antonio di Pietro -. Queste sono riforme costituzionali e non potendo avere i sue terzi in Parlamento, saranno sottoposte a referendum. E sono certo che i cittadini non saranno complici di questo scempio”.

Le donne del Pdl difendono con toni trionfali la riforma della giustizia.”Oggi è una giornata importante per chi dal ’94 ha scelto di seguire il percorso di modernizzazione liberale del paese avviato da Silvio Berlusconi”, scrive in una nota il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo. “La riforma della giustizia – ha sostenuto – una riforma seria, profonda, attenta ai pesi e contrappesi della democrazia, ai diritti dei cittadini, all’equilibrio sostanziale fra accusa e difesa, era nei nostri programmi fondativi. I nostri elettori la attendono e la condividono”. Entusiasta anche Anna Maria Bernini, portavoce nazionale vicario del Pdl: ”La riforma della Giustizia è l’ennesima espressione di un governo che cresce, si rafforza e produce nell’interesse dei cittadini e del Paese”. Bernini apre all’opposizione, a quella parte di “responsabili che hanno a cuore il Paese e non la polemica di propaganda” che “non possono rifiutare di entrare nel merito e di sottrarsi al confronto sui contenuti”. Anche il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini richiama “la parte più riformista dell’opposizione che non punta semplicemente a difendere l’esistente, ma che è disposta a confrontarsi su pochi e indispensabili provvedimenti utili per rilanciare l’Italia.

Caute le reazioni dei membri di Futuro e Libertà. “Bisogna leggere quel che c’è scritto – ha affermato Benedetto Della Vedova, capogruppo Fli alla Camera -. I titoli della riforma sono da tempo all’ordine del giorno, non abbiamo nessun pregiudizio”. Resta ovviamente il no di Fli a leggi ad personam: “E’ un discrimine fondamentale per qualunque persona di buon senso, se si riforma una Costituzione che ha funzionato per sessant’anni e si vuole che duri i prossimi sessanta, le norme non devono essere scritte per risolvere i problemi di una, due o cinque persone”. Più duro il giudizio del finiano Fabio Granata che ha evocato “La Destra di Paolo Borsellino” che “non vorrebbe certo i pm con il cappello in mano”. Mi sembra – ha dichiarato il vicepresidente della commissione antimafia – che presentarla, da parte del premier, sostenendo che se fosse stata in vigore non ci sarebbe stata ‘mani pulite’, e che il pm per parlare con il giudice dovrà fissare l’appuntamento e battere con il cappello in mano, non sia un buon inizio. Una riforma del genere – ha concluso l’esponente finiano – non può trovare il consenso di una Destra repubblicana e legalitaria che ha nel suo pantheon Paolo Borsellino, un grande pm e un grande giudice”.

Il Terzo polo non chiude alla riforma della giustizia proposta oggi dal governo, pur rilevando “forti perplessità” su alcuni punti “che dovranno essere risolte”. Anzi. “Il Nuovo Polo per l’Italia prende atto delle positive affermazioni del Presidente del Consiglio che ha dichiarato chiusa la stagione delle leggi ‘ad personam'”, si legge nella nota diffusa al termine dell’incontro di oggi alla Camera. In Parlamento, si spiega ancora, il Terzo polo “presenterà le proprie proposte nel corso dell’iter parlamentare”. Dunque nessuna chiusura?. “Assolutamente no”, ha assicurato Italo Bocchino, presente alla riunione con Pier Ferdinando Casini e Francesco Rutelli.

Il procuratore capo di Torino Gian Carlo Caselli (Guarda il video) parla di ‘gioco di parole’ e ‘presa in giro’: ”Sarebbe una riforma se il funzionamento del sistema migliorasse anche solo di poco; se si facesse qualcosa per avere tempi processuali più brevi; se aumentassero i mezzi per la magistratura per rendere quel servizio che i cittadini hanno il sacrosanto diritto di pretendere”. “Qui invece – afferma il Procuratore di Torino – c’è la sedicente riforma della giustizia che non migliora niente di niente sul versante dell’efficienza del sistema. La durata dei processi non sarà ridotta neanche di mezza giornata e il livello di efficienza del sistema non salirà di mezzo millimetro. Le cose resteranno esattamente come prima quindi con uno stato di disservizi molto grave”. Per Caselli, “l’oggetto della sedicente riforma della giustizia è un altro” perché “tutte le misure previste dal pacchetto di riforma puntano a mortificare la magistratura, soprattutto i pm, riducendone drasticamente l’autonomia e nello stesso tempo – conclude – gli spazi operativi di investigazione”.

Come Caselli anche l’Associazione nazionale magistrati ritiene la riforma “un pericolo per l’autonomia e l’indipendenza della magistratura”. Il presidente e il segretario dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara e Giuseppe Cascini parlano di “disegno complessivo” della riforma costituzionale che “altera sensibilmente il corretto equilibrio tra i poteri dello Stato”.