Oggi il Giornale di Paolo Berlusconi ha pubblicato stralci di e-mail tratte da una mailing list dei magistrati italiani. In tale corrispondenza, evidentemente violata, si esprime tutta la preoccupazione per una riforma della Giustizia che lo stesso presidente del Consiglio ha definito “epocale” e si esprime altrettanta preoccupazione per le conseguenze (evidentemente epocali) che potrà avere sul funzionamento della giustizia, già abbastanza malandata ed inefficiente. Si critica anche apertamente l’Anm (Associazione Nazionale Magistrati) per la tiepida posizione adottata sino ad ora e per l’incapacità di difendere la categoria da attacchi sempre più frequenti.

Se si trattasse di mail golpiste, come ingenerosamente le definisce il Giornale, si tratterebbe quindi, innanzitutto, di un golpe contro la stessa Anm, prima che contro il Governo. Ma non è solo questo il punto. Nel tempo, i magistrati sono stati definiti da Berlusconi come terroristi, paragonati ai famigerati banditi della “Uno bianca”, definiti come geneticamente diversi, e, se elettori di sinistra, pure coglioni. Francamente, qualche e-mail di preoccupazione per le riforme epocali che il premier ha annunciato – con tempestività – subito dopo il rinvio a giudizio per il caso Ruby mi pare più che giustificata, e i toni usati dai colleghi sono indubbiamente più “cortesi” di quelli riservati ai giudici proprio dal presidente del Consiglio dei ministri.

Del resto, in questo caso la minacciata (questi sembrano i toni) riforma della giustizia può facilmente apparire agli occhi dei cittadini come un “uso giudiziario della politica” (anche per la sua tempistica) e, quindi, sarebbe un gran bene che tale riforma venisse rinviata, non essendoci reali ragioni di urgenza “ad horas”. Non credo infatti che riforme “epocali” possano essere partorite in tempi così rapidi, peraltro da un presidente del Consiglio in evidenti difficoltà giudiziarie, i cui consulenti sono spesso i propri avvocati personali, pur se nella diversa veste di parlamentari. Una riforma deve essere ponderata, accettata, condivisa, ragionata. A conferma di ciò, basta riflettere sul fatto che le ultime leggi adottate in tema di giustizia non sembrano aver ottenuto risultati favorevoli per la collettività.

La violazione della corrispondenza dei magistrati che ha consumato oggi il Giornale è invece un gesto ampiamente significativo dell’ipocrisia di quella stampa che grida allo scandalo quando si intercetta (legittimamente) un indagato, ma è poi pronta a pubblicare la corrispondenza riservata di una mailing list e relativa ad un dibattito interno da proporre in sede sindacale all’Anm. Che dirà adesso il Governo, che aveva criticato fermamente la pubblicazione della corrispondenza riservata da parte del sito Wikileaks, definendo terrorista il suo guru Assange?