“La ‘ndrangheta è come un film”. Così il procuratore capo di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone. Un film a puntate del quale la Direzione distrettuale antimafia sta cercando di proiettare le varie scene grazie alle indagini dei carabinieri del Ros e della squadra Mobile. L’ultimo spezzone è stato ricostruito stamattina all’alba quando è scattata l’operazione “Crimine 2”, naturale prosecuzione dell’inchiesta che, nel luglio scorso, ha portato all’arresto di oltre 300 persone tra Reggio e Milano. Questa volta, in carcere, sono finiti in 41, tutti accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso. Ma non tutti residenti in Italia. Per alcuni di loro, infatti, le manette sono scattate anche in Germania, Svizzera, Canada e Australia. L’inchiesta, infatti, ha toccato tre continenti.

Secondo gli inquirenti, coordinati dal procuratore capo Pignatone e dagli aggiunti Nicola Gratteri e Michele Prestipino, le indagini hanno fatto luce su due filiere della ‘ndrangheta: una che fa capo alla cosca Commisso di Siderno e che riguarda il Canada e l’Australia; l’altra operante in Germania e Svizzera che risponde alle famiglie mafiose del mandamento tirrenico.

Riti, cerimonie e gradi di affiliazione. “Crimine 2” continua dove si era fermata l’inchiesta dell’estate scorsa in cui fu arrestato l’anziano boss Domenico Oppedisano, indicato dagli indagati durante le intercettazione il “capo crimine”. Un ruolo certamente diverso da quello che, in Sicilia, ebbero Totò Riina e Bernardo Provenzano. Sicuramente carismatico e importante per quanto riguarda le contese tra i vari “locali” che devono rispondere sempre alla “casa madre”, la testa pensante della ‘ndrangheta.

La Dda reggina ha aperto uno squarcio sui locali all’estero dove sono state arrestate 11 persone. Tra queste, in Australia, c’è Tony Vallelonga che dal 1997 al 2005 era stato sindaco di Stirling. Originario di Nardodipace in provincia di Vibo Valentia, l’indagato era stato eletto con l’80% dei voti in una cittadina di 200 mila abitanti. Principalmente quelli dei calabresi emigrati e della ‘ndrangheta di cui, secondo gli inquirenti era “uomo di vertice del locale” australiano. È lui stesso, durante una visita al “mastro” Giuseppe Commisso di Siderno, a raccontare le polemiche che seguirono la sua elezione:

COMMISSO: Ma vedete che veramente i mafiosi sono quelli che scrivono sui giornali quello che cazzo vogliono senza che nessuno gli dica niente

VALLELONGA: Si… sapete che cosa mi hanno combinato a me? …(inc.)… io ho vinto con l’ottantacinque per cento dei voti… e in un giornale hanno scritto che io faccio parte della mafia…

COMMISSO: Bastardi!…

VALLELONGA: Ma io ho vinto con l’ottantacinque…

COMMISSO: Allora sono tutti mafiosi …(inc.)…

VALLELONGA: Eh, questo gli ho detto io… l’ottantacinque per cento, che maggioranza, complimenti… allora da quanto hanno (inc.) io gli faccio una bellissima lettera… dicendo… chiedo per telefono: scusate se verso di me avete qualche prova?… altrimenti io prendo… se non ci sono prove… ho preso un articolo sul giornale… il signor Vallelonga non è (inc.) ho vinto con il suo merito…

COMMISSO: …(inc.)…

VALLELONGA: Schifosi, disonesti …(inc.)…

COMMISSO: …(inc.)… ho chiamato il giornalista e gli ho detto: chi te lo ha detto?…

VALLELONGA:…“La tua comunità mi ha detto che tu sei…”…io?… ma io non so neanche la parola che significa… “e tu perché (inc.) in giro”…gli ho detto: perché io rispetto la gente… rispetto la gente…

“Vallelonga – scrive il gip nell’ordinanza – parla come si sono sentiti parlare fin qui i più accorsati uomini di ‘ndrangheta”.

Ritornando al blitz, il presunto boss Francesco Maisano si era nascosto in un bunker che aveva fatto costruire all’interno della sua abitazione. Purtroppo per lui, un’accurata perquisizione ha consentito ai militari di rinvenire il nascondiglio dove l’indagato si era rifugiato da un paio d’ore. “Le indagini continuano” ha assicurato il procuratore Pignatone. Continuano in una regione dove è lo Stato a doversi infiltrare nella ‘ndrangheta e non viceversa. Dove proprio la notte scorsa due nuovi episodi hanno ricordato ai calabresi che la ‘ndrangheta c’è e si vede. Alcuni colpi di pistola sono stati esplosi a Cosenza contro la segreteria politica del consigliere regionale Salvatore Magarò, presidente della commissione contro il fenomeno mafioso.

A Bagnara Calabra, invece, le pistolettate hanno interessato un escavatore di un’impresa edile impegnata nei lavori di ammodernamento dell’A3. Il mezzo era parcheggiato in uno dei cantieri che, da poche settimane, sono controllati dall’esercito inviato dal governo Berlusconi proprio per scongiurare danneggiamenti e intimidazioni ai danni di Impregilo. Appunto.