Chi pagherà per la doppia causa che la Rai ha perso contro la giornalista Tiziana Ferrario? La conduttrice, come ricorderete, era stata rimossa dal direttore Minzolini con motivazioni che,  per ben due volte,  il tribunale di Roma ha ritenuto pretestuose e viziate da un chiaro pregiudizio politico.

In altre parole, come ha dimostrato l’avvocato Domenico D’Amati, implacabile difensore dell’articolo 21 della Costituzione, dietro la rimozione della Ferrario e quella di altri suoi colleghi, non vi era una prevalente ragione  professionale, ma una sostanziale volontà di sbarazzarsi dei giornalisti sgraditi, tanto per capirci quelli che pensavano e pensano che l’avvocato Mills non sia stato assolto, ma solo prescritto, e dunque che accanto al corrotto esista, ancora impunito, un corruttore. Dal momento che nei prossimi giorni sarà sferrata un’offensiva a reti semiunificate contro la Costituzione e conto i poteri di garanzia  di controllo, meglio sarebbe stato per costoro mettere  alla porta quei giornalisti che hanno ancora la pretesa di dare qualche notizia.

La sconfitta rimediata dalla Rai in tribunale è una delle  tante, e naturalmente cercheranno di non rispettarla, di aggirarla, come già è accaduto con Oliviero Beha e con il regista e scrittore Gilberto Squizzato. Tenteranno di far sentire Tiziana Ferrario un ospite indesiderato, mentre Masi e i suoi continueranno a fare quadrato accanto al direttore Minzolini, non perchè lo amino, ma perchè non possono certo dispiacere all’editore unico di riferimento.

Tiziana Ferrario e altri sono stati costretti ad andare davanti ai tribunali, al contrario, per la vicenda delle carte di credito la Rai non ha sentito il bisogno di tutelarsi, non si è rivolta ai giudici, ha preferito nascondere i panni sporchi al settimo piano. Se ne occuperà invece la Corte dei conti, anche perché un suo rappresentante siede nel consiglio di amministrazione della Rai e non ha intenzione alcuna di essere accusato per una eventuale omissione di atti di ufficio.

A questo punto siamo in grado di darvi la notizia che i ” compari  della loggia” – vedi le puntuali ricostruzioni del Fatto sulle attività di quella che è stata chiamata la P4 – stanno tentando  di ottenere dal governo una norma che sottragga la Rai al controllo della Corte dei conti, che escluda la presenza del magistrato dal Consiglio. Non contenti di aver immaginato una simile porcata, vorrebbero anche che la norma  avesse una valore retroattivo per mettere in sicurezza quei consiglieri che, a suo tempo, votarono la nomina di Alfredo Meocci a direttore generale della Rai. Qualsiasi studente del primo anno di legge sapeva che quella nomina era palesemente irregolare perché Meocci era stato consigliere dell’Autorità di garanzia, e dunque incompatibile con il ruolo di direttore generale della Rai.

Berlusconi decise così, i consiglieri eseguirono e la Corte dei conti li ha condannati a pagare una forte multa. Di fronte a queste sentenze, ma ne potremmo citare altre decine, i berlusconiani della Rai, invece di chiedere scusa e di restituire la grana, vogliono il condono, la prescrizione breve e retroattiva, non contenti chiedono anche loro una immunità che garantisca l’impunità. Chi sa se avranno mai il coraggio di mettere anche questa norma in quella che hanno chiamato “la riforma epocale della giustizia”, di sicuro persino quelli della loggia P2  non erano arrivati a  tanto. Ora ci hanno pensato quelli della P4 che, stando alle intercettazioni pubblicate dal Fatto,  hanno già mostrato una particolare attenzione alle vicende Rai.

Da oggi, comunque, esamineremo con grande attenzione tutti i provvedimenti,  alla ricerca dell’emendamento incappucciato che prima o poi comparirà.