Il Pdl in calo nei sondaggi cerca nuovi coordinatori e, mentre Berlusconi è concentrato solo sulle sue vicende giudiziarie, apre il dibattito interno. L’obiettivo è trovare nomi nuovi. Ma la rosa delle ipotesi, per ora, si ferma a due “impresentabili” ben noti: Claudio Scajola e Denis Verdini. Il primo coinvolto la scorsa primavera negli affari della Cricca e costretto a maggio alle dimissioni dal ministero dello Sviluppo ecomomico (già nel 2002 lasciò il Viminale tra le polemiche dopo una gaffe su Marco Biagi, vittima delle br, definito “un rompicoglioni che voleva solo la scorta”). Non solo: u ministru, come lo chiamano a Imperia, è indagato nella sua città per la gestione clientelare nella realizzazione del porto turistico, con l’accusa di aver aggirato la norma sugli appalti pubblici favorendo l’imprenditore Francesco Bellavista Caltagirone. E nel curriculum di Scajola, negli anni ’80, spicca anche un arresto per corruzione nell’ambito di un’inchiesta sugli affari di Cosa nostra in Riviera. Dopo alcune settimane agli arresti, però, l’ex ministro verrà prosciolto da tutte le accuse. Anche Verdini non è sconosciuto alle procure italiane. Indagato per gli affari della Nuova P2, sotto inchiesta anche per emissione di fatture false nell’ambito dell’inchiesta sul Credito cooperativo fiorentino. E recentemente rinviato a giudizio per gli appalti post-terremoto e g8 a L’Aquila(proprio oggi è stata fissata l’udienza preliminare per il 12 aprile nei confronti sia di Verdini che dio Riccardo Fusi, presidente dimissionario della Bpt).

Mariastella Gelmini, a margine di un incontro a Palazzo Pirelli commenta positivamente l’idea del coordinatore unico del Pdl: “Si tratta di un punto di arrivo”. E dichiara la sua stima “per il lavoro dell’onorevole Verdini”.  “Ho sempre detto – spiega il ministro dell’Istruzione – che il punto di arrivo nel Pdl sarà la presenza di un coordinatore unico, quindi prima o poi si arriverà a questo schema organizzativo che ritengo sia quello piu’ efficace”. E sul nome di Verdini, il ministro conclude: “ho stima per il lavoro che l’onorevole Verdini, unitamente agli altri coordinatori, ma lui in particolare sta facendo per il partito in questo momento”.

Ma andiamo con ordine. Claudio Scajola “purificato” è pronto per tornare in campo a salvare il Pdl. E a meno di 24 ore dall’intervista al Corriere della Sera in cui l’ex ministro dello Sviluppo economico ha annunciato il suo ritorno e si è detto pronto a vendere la casa vista Colosseo pagata a sua insaputa anche da uomini della Cricca, il Giornale di Alessandro Sallusti benedice e rilancia la nuova discesa in campo del politico di Imperia. “Vale lo slogan delle donne in piazza: se non ora quando”, scrive Paolo Del Debbio, editorialista di via Negri noto ai telespettatori Mediaset per le sue conduzioni di “Mattino 5” e “Secondo voi”.

Il motto delle manifestazioni dell’orgoglio femminile viene così riadattato alla possibilità che sia Scajola a riprendere in mano il partito. Ma se il quotidiano di Sallusti esprime bene le idee della pancia dell’elettorato, non si può dire che rappresenti al meglio la posizione ufficiale del partito. Su quel fronte il dibattito è apertissimo. E non tutti vedono di buon occhio il ritorno di Scajola con la sua legione di 62 parlamentari pronti a giurargli fedeltà. Tanto che l’ideatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri, dalle colonne del Corriere di oggi pone il veto: “Non esiste. Non mi sembra che un certo tipo di ritorno possa essere realizzabile”. Non solo. Dell’Utri spiega che “ci sono dei giovani che meriterebbero di avere più spazio. C’è tutta una base che chiede di essere coinvolta nella vita del partito, da troppo tempo affidata alle solite facce”. E lancia quindi il suo nome nuovo: quello di Denis Verdini, che coordinatore lo è già. E soprattutto è pluri-indagato (violazione della legge Anselmi sulla nuova P2 ed emissione di fatture false nell’ambito dell’inchiesta sul Credito cooperativo fiorentino). Per Dell’Utri, però, ora Verdini dovrebbe assumere questo ruolo da solo, non in coabitazione con Ignazio La Russa e Sandro Bondi. Evidentemente, per lo storico braccio destro di Berlusconi, fresco di condanna in Appello a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, le “solite facce” sono quelle dei due ministri.

L’analisi di partenza di Del Debbio e Dell’Utri è la stessa: il partito è a pezzi e rimpiange i bei tempi di Forza Italia, quando la macchina era oliata e costruita su misura del Capo. Del Debbio, in particolare, non imputa a Berlusconi la sfilacciatura del Pdl. La colpa, secondo lui, è tutta dell’assenza di organizzazione: “Scajola aveva compreso il genio creativo del Cavaliere e seppe organizzare un partito che non opprimeva la creatività del fondatore, ma che tendeva ad esaltarla. Fu veloce, andò all’obiettivo”. Piena assoluzione da parte de Il Giornale per il “peccato” del mezzanino vista Colosseo: “Si dimise. Oggi ha deciso di vendere quella casa, di recuperare 600mila euro versati e di destinare gli altri (i 900mila euro in assegni versati dall’architetto Zampolini, ndr) a opere di beneficenza. Dobbiamo riconoscere che questa decisione pur importante di per sé, è arricchita nel suo valore da questo momento, con Affittopoli in piena rinascita”.

Il senatore Pdl, che negli ultimi mesi si è fatto notare, oltre che per la sua condanna in Appello, anche per la promozione di diari del Duce inediti (“sono autentici”, giura), diverge sull’analisi e soprattutto sulle conclusioni. “Intendiamoci. Quando fece il coordinatore del partito, una decina di anni fa, Scajola assolse il compito con grande bravura. Solo che adesso…” Adesso non è più il suo tempo. Per arrivare a calare il suo asso, cioè il nome di Verdini, Dell’Utri compie un altro passaggio: “Allora, io penso questo: il coordinatore di un partito è un po’ come l’amministratore delegato di un’azienda. E perciò mi chiedo: quanto durerebbe un’azienda con tre amministratori delegati? Poche settimane, temo”.

Ed eccoci a Verdini: “Non solo è un uomo di una certa, e non scontata cultura. Ma è pure uno straordinario organizzatore e motivatore”. Del resto, il legame tra il fondatore di Forza Italia e il coordinatore Pdl è forte: nel corso degli accertamenti di Bankitalia sulla banca di Verdini, sono spuntati conti intestati a Dell’Utri e una super-donazione di B: “Due depositi, un passivo milionario”, scriveva l’Espresso un mese fa. “A tappare la falla ha pensato il Cavaliere, elargendo un prestito da un milione e mezzo di euro. Denis, Marcello e Silvio: tre compagni di merende e di politica – concludeva l’Espresso – che adesso rischiano un nuovo procedimento penale”.