Tuvixeddu è salva. Alzi la mano chi sa di che cosa stiamo parlando. Pochi, pochissimi. All’estero un luogo come questo sarebbe su tutte le guide turistiche. In Italia manco sappiamo di che cosa si tratti, dove sia. Anzi, volevamo perfino costruirci decine di condomini.

Tuvixeddu è la più grande necropoli punica del Mediterraneo, nel cuore di Cagliari. Ecco, fino a pochi giorni fa su questo tesoro archeologico pendeva la spada di Damocle di una colata di cemento voluta dal costruttore Gualtiero Cualbu, uno dei pezzi grossi del potere sardo. Uomo vicino al centrodestra.

Ma adesso è arrivata una sentenza del Consiglio di Stato che potrebbe davvero mettere la parola fine ai sogni cementiferi a Tuvixeddu. Una pronuncia che va letta tutta, riga per riga. Una storia che va ricostruita, perché questo progetto racconta tanto della politica sarda e non solo. A cominciare dalle prime pagine: a presentare ricorso contro il progetto era stata la Regione Sardegna, all’epoca di Renato Soru, che ha sempre difeso Tuvixeddu. Con la Regione anche Italia Nostra e Sardegna Democratica (Leggi la sentenza), l’associazione politica di Soru. A opporsi all’appello, difendendo il progetto, è invece il Comune di Cagliari. E qui sta l’incredibile paradosso: l’amministrazione locale – centrodestra – si è sempre schierata a fianco delle ruspe che avrebbero potuto devastare uno dei più importanti tesori cittadini.

Il progetto era appoggiato dal Pdl. Ma non solo: anche nel Pd non pochi erano favorevoli a costruire a due passi dalle tombe dei Fenici. Forse proprio gli stessi che hanno voltato le spalle a Soru facendo cadere la sua giunta e spalancando le porte all’era Cappellacci.

Ma andiamo con ordine. La sentenza del Consiglio di Stato annulla una decisione con cui tre anni fa il Tar dava via libera ai condomini. Sedici pagine ricche di passaggi interessanti, a cominciare dagli sforzi che gli avvocati del Comune compiono per difendere il progetto. Fino alle ultime righe che potrebbero aprire una piccola rivoluzione per la tutela dell’ambiente: “La situazione materiale di compromissione della bellezza naturale che sia intervenuta ad opera di preesistenti realizzazioni, anziché impedire, maggiormente richiede che nuove costruzioni non deturpino ulteriormente l’ambito protetto”. Come dire: se anche un luogo ha già subito dei danni ambientali richiede a maggior ragione tutela.

Ma la storia di Tuvixeddu è molto più lunga di queste sedici pagine. E merita di essere conosciuta, anche fuori della Sardegna.

Tra chi aveva tirato un sospiro di sollievo il giorno della sconfitta di Soru c’era senz’altro Gualtiero Cualbu. E non soltanto perché era un sostenitore del centrodestra di Ugo Cappellacci. Cualbu la spiegava così: “Soru aveva paralizzato l’attività edilizia con vincoli assurdi che danneggiavano l’economia. Adesso si cambierà, ma senza rovinare l’ambiente, perché la natura è la nostra prima risorsa. Costruiremo, sì, ma soltanto se ci sarà domanda e, soprattutto, risparmiando la costa. Noi sardi teniamo alla nostra terra e non la distruggeremo”. Ma chi è Gualtiero Cualbu che vuole costruire a Tuvixeddu? “Dietro la holding Minoter c’è una miriade di società e centosettanta dipendenti. Gestiamo un villaggio a Cortina, realizziamo centri commerciali chiavi in mano, facciamo risanamento ambientale e produzione di proteine dal latte ovino, fino all’energia eolica. Lavoriamo a Siracusa come a Napoli, a Milano e nel Veneto, in Brasile insieme ad altri soci”, così descrisse il suo lavoro lo stesso Cualbu in un’intervista all’Unione Sarda, giornale di proprietà di Sergio Zuncheddu, imprenditore del mattone e della carta stampata vicino al centrodestra. Ecco, questa è la biografia ufficiale.

Ma per ricostruire la storia di Tuvixeddu bisogna allontanarsi per un attimo dalle stanze del potere e spostarsi fino alla Grotta delle Vipere. La costruì in epoca romana Lucio Cassio Filippo in onore di sua moglie, la matrona Atilia Pomptilla, nel II secolo. Un tesoro non soltanto per i resti delle due colonne (rimane un capitello) e il frontone, per le due stanze sotterranee. No, la Grotta delle Vipere (che deve il suo nome ai serpenti ritratti nelle decorazioni) cerca di conservare la memoria del legame straordinario tra un uomo e sua moglie. Atilia, si legge nelle iscrizioni latine e greche incise sulle pareti del pronao, offrì la sua vita in cambio di quella del marito che esiliato in Sardegna doveva essere ucciso. Per ricordarla, Lucio Cassio Filippo decise di costruire una tomba alle pendici di una delle colline più belle del golfo di Cagliari: intorno la campagna e la vegetazione che manda un profumo da far girare la testa.

Chissà, però, che cosa penserebbe il nobile romano affacciandosi ora dalla Grotta: della macchia mediterranea che si perdeva verso l’orizzonte è rimasto un parco assediato dai palazzi e dai rifiuti. Altro che richiamo per i turisti, Tuvixeddu finì sulle pagine del Times per la sua sporcizia: “La spazzatura minaccia la necropoli”, titolò il prestigioso quotidiano di Londra. Già, la necropoli di Tuvixeddu merita una visita per molte ragioni. Ci sono le tombe romane e accanto la più grande necropoli fenicio-punica del Mediterraneo. Pochi, però, sanno che su questa collina i cartaginesi decisero di seppellire i loro morti. Pochi immaginano che nel cuore della Cagliari di oggi ci sono ancora tombe antiche di duemilacinquecento anni (come quelle dell’Ureo e del Combattente), raggiungibili attraverso un pozzo scavato nella roccia calcarea e profondo dai due metri e mezzo sino a undici metri. In fondo ecco comparire la camera funeraria con le decorazioni, con le anfore che dopo migliaia di anni conservano ancora un reperto straordinario e impalpabile: il profumo delle essenze che vi erano contenute.

Tuvixeddu, però, oggi rischia di diventare un monumento soprattutto per ragioni che poco hanno a che fare con il suo splendore. E’ il simbolo di come trattiamo i nostri tesori: per decenni infatti Tuvixeddu fu trasformata in una cava dell’Italcementi. Poi ecco arrivare il progetto di Cualbu: 150milioni di euro per tirare su 260 mila metri cubi di cemento proprio accanto all’area archeologica. Fantascienza? No, basta andare a visitare il sito www.tuvixeddu.com per avere un’idea. “Un nuovo modo di abitare, pensare e vivere Cagliari”, è lo slogan. A guardare i rendering degli architetti, però, sembra il classico modo di costruire all’italiana: una riga di condomini squadrati, tagliati con il machete. Non un paio di case, ma un quartiere intero nato dal nulla con le fondamenta che affondano a pochi metri dalla terra dove sono sepolti cartaginesi e romani, con una bella strada che circonda l’area archeologica.

Ecco, intorno a Tuvixeddu si è combattuta un’altra delle battaglie tra Soru e il mondo del vecchio potere cagliaritano. Da una parte l’allora Governatore con comitati e associazioni ambientaliste, dall’altra gli imprenditori e il Comune di Cagliari (centrodestra). E il centrosinistra? Formalmente contrario, nella sostanza diviso. E’ stata una battaglia snervante a colpi di carte bollate. Primo round: la Giunta Soru pone il vincolo sull’area. Secondo round: il Tar annulla la decisione su ricorso presentato dalle imprese e dal Comune (!). Terzo round: Soru ricorre al Consiglio di Stato e, pochi giorni fa, vince.

Ma Cualbu si rassegnerà a perdere un progetto da oltre cento milioni? Chissà. In fondo Cualbu è uno dei nomi che contano nella nuova-vecchia Sardegna di Cappellacci. E come tale coltiva amicizie bipartisan, per esempio con il presidente della Provincia di Cagliari, Graziano Milia (ex Ds ora Pd). Proprio quel Milia che, quando Soru prese di petto Cualbu e il progetto Tuvixeddu, propose una soluzione diversa: l’acquisto pubblico delle aree private del colle per farne un parco archeologico. Una proposta ripresa dal consigliere regionale sardista Paolo Maninchedda che ipotizzò lo stanziamento di cinquanta milioni per acquisire il sito. Una via d’uscita per salvare la collina, senza dubbio, ma, fanno notare i critici, un’operazione che porta molto denaro nelle casse di Cualbu. Milia non aveva dubbi: “Era e resta l’unica soluzione possibile. Il gruppo Cualbu ha in mano concessioni edilizie regolari, effetto dell’accordo di programma del 2000. A meno che non si vogliano violare le norme non resta che cercare un accordo”. Milia del resto era sempre stato contrario alla via legale, ai ricorsi: “Si vedono i risultati… cause su cause, anche la magistratura penale. L’idea di Soru, difendere il colle dalla speculazione privata, era nobile. Sul percorso scelto per arrivare alla soluzione ho sempre avuto un’opinione diversa”.

Ma alla fine il Consiglio di Stato ha dato ragione a Soru. Il governatore sconfitto nel 2009 ha vinto la battaglia per salvare Tuvixeddu.