Dopo il congresso costitutente di Milano, Gianfranco Fini torna a parlare e lo fa da Roma alla prima assemblea nazionale dei circoli di Futuro e libertà. Alla kermesse erano presenti Italo Bocchino, Benedetto Della Vedova, Antonio Bonfiglio. Presenza non scontata, dopo le tensioni di queste settimane, quella di Adolfo Urso. Mentre il leader di Fli ha parlato dalla Capitale, il controcanto è arrivato direttamente da Milano e dall’ex amico Ignazio La Russa che in mattinata ha partecipato al ricordo di Giorgio Almirante. “Oggi parliamo di Almirante, non di Fini”, ha esordito il ministro della Difesa. Dopodiché a chi gli ha fatto notare che il presidente della Camera ha detto che il Pdl ha sbagliato, il coordinatore nazionale del Popolo della libertà ha commentato con un “Ah beh!”. Stesso atteggiamento per donna Assunta. “Gianfranco Fini? Non mi interessa e poi perché rovinarsi questa giornata visto che Milano mi offre il ricordo di Giorgio”.

E così mentre sotto al Duomo si ricorda il leader storico dell’Msi, a Roma, colui il quale dentro quella cultura è nato e si è formato, ha parlato di futuro e “di una nuova destra”, squadernando nuovi progetti dove “non contano i numeri dei parlamentari, ma le idee, i progetti, le provocazioni”. E questo è un rischio. “perché – prosegue Fini – entrare in Futuro e libertà non significa ottenere dei crediti per le poltrone”. Niente posizioni di potere, dunque. Fli “non lo garantisce”. Spiegazione: “Questo partito nasce nel momento in cui, colore che avevano responsabilità governative le hanno lasciate”. Concetto che diventerà evidente “quando ci sarà un rimpasto nell’esecutivo”. Aria fresca nel dibattito italiano. Questo, a dire di Fini, l’obiettivo dei futuristi. L’obiettivo, infatti, “è riprendersi quel concetto d’Italia che abbiamo messo nella costruzione del Pdl”.

Nel mirino della critica di Fini non solo il Pdl, ma anche il centrosinistra “in ritardo quanto Berlusconi”, perché in Italia “siamo in presenza di uno scontro fra due grandi assetti conservatori nel senso più deteriore del termine”. In sostanza  “l’essere alternativi all’attuale centrodestra non significa non essere alternativi a questa sinistra” che “in quest’ultimo periodo non è stata in grado di mettere in campo un’idea che appassioni gli italiani. Mentre sulla riforma della giustizia definita “epocale” dal premier e che sarà presnetata giovedì in consiglio dei ministri, il leader di Fli ha commentato. “La valuteremo quando e se sarà presentata”.

Non è mancato un passaggio sulle divisioni all’interno di Fli. Fini, infatti, ha invitato a dimenticare i contrasti fra falchi e colombe e a guardare avanti, non rinunciando però ad una stoccata nei confronti di quelli che definisce “quaquaraqua’’ e che hanno abbandonato il neonato partito. “Dopo il congresso – ha proseguito – non si deve dedicare un solo minuto a chi c’era e non c’è piu’’. Quindi ha aggiunto: “Anche se  qualcuno mi ha fatto capire molto bene cosa significhi quel passaggio de’ Il giorno della civetta in cui si parla di uomini, ominicchi e quaquaraqua’’.