Qualche giorno fa avevo scritto un post a proposito della singolare posizione del procuratore generale di Catania, Giovanni Tinebra che, sempre nella città etnea, concorre, con più di una speranza di successo, alla carica di Procuratore della Repubblica e nel contempo si dichiarava malato al punto da non poter testimoniare nel processo Mori. Fatti che appaiono tra loro in evidente contraddizione.

Qualcuno ha spiegato con facile penna che si trattava di un malanno momentaneo dal quale il magistrato era subitaneamente guarito; si è anche detto, con fervido esercizio di fantasia, che la richiesta di eliminare la sua testimonianza fosse dovuta a non meglio precisati “motivi di opportunità”.

Niente di tutto ciò è vero. In Italia se, perdurando la citazione, non ti presenti a testimoniare senza un più che valido motivo di impedimento, vieni “opportunamente” accompagnato in aula dai carabinieri. Così sta scritto nel codice di procedura penale ad oggi in vigore.

Non si trattava neppure di un passeggero malanno di stagione. A dircelo sono le parole dello stesso Tinebra, che il 19 gennio 2010 scrive al Presidente del Tribunale di Palermo e al pubblico ministero Nino Di Matteo: «Con riferimento alla citazione in oggetto rappresento subito alle SS.VV. Ill.me la mia più totale ed incondizionata disponibilità a conformarmi alle Loro determinazioni. Non posso però sottacere la difficoltà a conformarmi alla detta data in dipendenza dell’imminenza dell’inaugurazione del nuovo Anno Giudiziario, adempimento che mi vede pesantemente e direttamente coinvolto nella sua organizzazione e celebrazione, anche in relazione alle mie condizioni di salute. Inoltre, e soprattutto, rappresento che le mie condizioni, così come descritte nella certificazione che allego, consiglierebbero di soprassedere dall’esecuzione dell’incombente in oggetto; e ciò sia in relazione alla stancabilità di cui sono affetto ed alla non sempre brillante memoria di cui dispongo, sia in relazione alla scarsa coordinazione dell’attività fisica che mi affligge, scarsa coordinazione che mi comporta spesso reazioni emozionali assolutamente spropositate (circostanza questa che potrebbe viziare il giudizio di eventuali osservatori). Mi permetto pertanto di rassegnare alle Loro Signorie istanza di soprassedere all’incombente in oggetto».

Fin qui la lettera. Vediamo il certificato medico allegato agli atti dell’udienza (stiamo parlando di atti pubblici, quindi i difensori della privacy stiano calmi). A firmarlo è il primario di neurologia dell’Ospedale Cannizzaro di Catania, Erminio Costanzo, persona di provata buona fede e di sicuro valore scientifico. Scrive il neurologo: «il dottor Giovanni Tinebra è affetto da ‘sindrome parkinsoniana’ con tremore a riposo agli arti superiori (sinistro e destro), apofonia con bradilalia. Tale situazione clinica (aspetto motorio) e il marcato riverbero neuro-vegetativo (sudorazione improvvisa, rash cutaneo eccetera) oltre ad un disagio psicologico di base si accentua nei momenti di stress arrivando talvolta a rallentare il flusso ideico e il rashival mnesico». L’unico caso di guarigione da un quadro clinico di tal fatta è quello di una suora, guarita dall’intervento miracoloso di Papa Wojtyla; caso inserito nel processo di beatificazione di Giovanni Paolo II. Bisogna avvertire la Santa Sede di un nuovo miracolo del defunto Pontefice?

Questi sono gli atti. Sono carte processuali, non memoriali scombinati come quelli che circolano in questi giorni. Memoriali e pamphlet che nei toni ricordando molto le sinistre lettere del Corvo e puntano in modo maniacale su magistrati che conducono inchieste delicatissime e turbano i sonni dei potenti di Catania e non solo di Catania.

I fatti che avevamo qui riferito, con al seguito le carte raccolte a Palermo da un altro collega, adesso sono arrivate in Parlamento grazie ad un’interrogazione presentata dall’on. Rita Bernardini del Pd/Radicali che chiede al ministro della Giustizia di non dare il suo concerto di fronte ad un’eventuale malaugurata nomina di Tinebra e di adoperarsi affinché a Catania arrivi un Procuratore esterno alla città. Un’opzione sulla quale non si può che concordare.